L’incontro bilaterale punta a portare la capacità del gasdotto a 20 miliardi di metri cubi entro il 2027. Al centro del vertice la sicurezza degli approvvigionamenti e la cooperazione industriale con Ansaldo Energia.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è pronta a raggiungere l’Azerbaijan. La missione ufficiale, che si svolgerà tra Baku e Gabala, prevede un intenso confronto bilaterale con il Presidente Ilham Aliyev. L’obiettivo dichiarato è consolidare quella “diplomazia dell’energia” che Roma sta tessendo per trasformare l’Italia da semplice consumatore a snodo strategico per l’intero continente. Come sottolineato dalla stessa Meloni prima della partenza, l’Azerbaijan rappresenta un partner strategico fondamentale sia per il gas che per il petrolio, inserendosi in un piano strutturale di lungo termine che ha già toccato tappe cruciali in Algeria e nel Golfo.
L’importanza del viaggio è stata ribadita da Elchin Amirbayov, rappresentante del Presidente azero per la politica estera, il quale ha dichiarato in una recente intervista a La Repubblica che la visita conferma il potenziale di cooperazione in vari campi, con l’energia nel ruolo di pilastro centrale. La necessità di questo incontro nasce da un dato di fatto: l’attuale infrastruttura di collegamento è ormai prossima alla saturazione, proprio mentre l’Europa manifesta l’esigenza di incrementare i flussi.
I NUMERI DEL TAP E IL RUOLO DELL’ITALIA COME GATEWAY EUROPEO
Nel corso del 2025, il Trans Adriatic Pipeline (TAP) ha trasportato 9,5 miliardi di metri cubi di gas naturale dall’Azerbaijan all’Italia, coprendo circa il 16% del fabbisogno nazionale annuo secondo i dati del gestore di rete italiano. Dall’inizio delle operazioni commerciali nel novembre 2020, l’infrastruttura ha fornito complessivamente oltre 47,5 miliardi di metri cubi di gas, dimostrandosi una delle opere più rapide ed efficienti nel panorama energetico europeo.
Grazie alla prima fase di espansione, completata a seguito dei test di mercato del 2021 e operativa dal gennaio 2026, la capacità è salita a 11,2 miliardi di metri cubi annui. Questo incremento è stato reso possibile dall’installazione di una stazione di compressione da 15 megawatt presso l’impianto di Kipoi, al confine turco-greco. Di questo volume aggiuntivo, un miliardo di metri cubi è destinato all’Italia, mentre 200 milioni fluiscono verso l’Albania.
La vera novità geopolitica risiede però nel cambio di paradigma: dal gennaio 2026, il gas azero ha iniziato a scorrere verso nord attraverso l’Italia, raggiungendo Austria e Germania tramite il nuovo Corridoio del Caspio. Quello che nel 2021 sembrava un scenario improbabile, a causa della dipendenza tedesca dal gas russo, è diventato realtà a seguito del conflitto in Iran, che ha spinto i governi europei a una diversificazione accelerata.
L’Italia si trova così a essere la porta d’accesso energetica per il continente, una posizione che offre vantaggi strategici ma che espone il Paese a nuove vulnerabilità, dalle tensioni geopolitiche alle possibili interruzioni tecniche, fino alle vertenze legali, come quella pendente a Lecce dal 2020 per presunte violazioni ambientali durante la costruzione del gasdotto.
LA SFIDA TECNICA E FINANZIARIA PER IL RADDOPPIO A 20 MILIARDI
L’obiettivo finale del TAP è raddoppiare la capacità originaria per raggiungere i 20 miliardi di metri cubi annui. Questo impegno è sancito da un protocollo d’intesa siglato tra Unione Europea e Azerbaijan nel luglio 2022, con l’orizzonte temporale fissato al 2027. Tuttavia, il percorso non è privo di ostacoli.
Per passare da 11,2 a 20 miliardi di metri cubi è necessaria la costruzione di due intere nuove stazioni di compressione in Grecia e Albania, oltre al potenziamento delle unità esistenti. Si tratta di progetti di ingegneria civile complessi, date le aree montuose interessate, con costi stimati da TAP AG in diverse centinaia di milioni di euro.
Oltre all’infrastruttura di trasporto, il raddoppio richiede massicci investimenti “upstream” per aumentare la produzione nei giacimenti di Shah Deniz e in altri campi azeri. Come sottolineato con franchezza da Amirbayov, “qualsiasi ulteriore aumento dei volumi esportati richiederà investimenti aggiuntivi sia nello sviluppo dei giacimenti che nella capacità delle condotte”. Questa non è solo una precisazione tecnica, ma il fulcro del negoziato che attende la premier italiana.
OLTRE IL GAS: ANSALDO ENERGIA E IL PIANO D’AZIONE BILATERALE
La collaborazione tra Roma e Baku si estende significativamente anche al settore delle energie rinnovabili e dell’efficienza elettrica. Ansaldo Energia sta giocando un ruolo primario nella modernizzazione della centrale di Mingachevir, il più grande impianto di generazione elettrica dell’Azerbaijan.
Il CEO Fabrizio Fabbri ha illustrato i dettagli di questo progetto, che prevede l’installazione di quattro turbine a gas AE94.3A e altrettanti generatori avanzati. L’intervento permetterà di innalzare l’efficienza dell’impianto dal 38% al 56%, portando a un risparmio di 800 milioni di metri cubi di gas all’anno e riducendo le emissioni di CO2 di 2 milioni di tonnellate. L’impianto, inaugurato nel giugno 2025 con una capacità di circa 2.000 megawatt, riduce l’impatto ambientale del 50% rispetto al passato.
Sul piano diplomatico, il dialogo è coordinato dalla commissione intergovernativa presieduta dal viceministro Edmondo Cirielli. Il Piano d’Azione Congiunto 2026-27 prevede 65 attività in 18 settori, tra cui tecnologia spaziale, agrobusiness e turismo. Un punto di particolare rilievo è la cooperazione nello sminamento umanitario: l’esperienza italiana sarà fondamentale per il programma azero di ricostruzione del Karabakh, dove gli ordigni inesplosi rappresentano ancora un ostacolo al programma di rientro della popolazione.
LE CONDIZIONI PER IL SUCCESSO DELLA MISSIONE
Affinché la visita di Giorgia Meloni produca risultati tangibili, il vertice dovrà affrontare tre nodi cruciali. In primo luogo, serve un impegno politico formale dell’Azerbaijan sugli investimenti nei giacimenti di Shah Deniz e Absheron; senza la certezza dei volumi estratti, gli investimenti nelle stazioni di compressione in Grecia e Albania non sarebbero sostenibili. Secondariamente, occorre definire una tabella di marcia per l’accordo bilaterale UE-Azerbaijan, necessario per fornire una cornice legale e normativa certa alle attività del TAP.
Infine, gioca un ruolo chiave il contesto geopolitico. La guerra in Iran e l’embargo di Hormuz hanno elevato il valore delle forniture del Caspio a livelli senza precedenti. In questo scenario di instabilità, l’Azerbaijan è riuscito a mantenere una posizione di neutralità, preservando legami con Israele, Iran, Russia e UE, proponendosi come un fattore di stabilità paradossale in una regione profondamente turbolenta.


