I dati Enea certificano una spesa totale che sfiora i 132 miliardi di euro mentre Fratelli d’Italia attacca: “Uno sperpero colossale che pesa quanto l’intero Pnrr”.
L’architettura del Superbonus 110% continua a generare onde d’urto nel bilancio dello Stato italiano, tra una spesa complessiva che ha ormai superato la soglia dei 130 miliardi di euro e un’offensiva senza precedenti dell’amministrazione finanziaria per arginare il dilagare degli illeciti.
Al 30 aprile 2026, i dati statistici ufficiali dell’Enea e le analisi pubblicate dal quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” delineano un quadro di estrema criticità: se da un lato gli investimenti ammessi a detrazione hanno raggiunto cifre da capogiro, dall’altro il Fisco è stato costretto a congelare circa 4,1 miliardi di euro di crediti solo nell’ultimo trimestre, intercettando irregolarità in un caso su tre per quanto riguarda le spese sostenute nel 2025.
L’OFFENSIVA DEL FISCO CONTRO LE IRREGOLARITÀ NELL’ULTIMA CODA DEL BONUS
Secondo quanto riportato dal “Sole 24 Ore”, l’amministrazione finanziaria ha attuato un piano straordinario di controlli che ha portato al blocco del 33% delle spese relative al 2025. In questa fase conclusiva del Superbonus (sceso nel frattempo all’aliquota del 65%), è emerso quello che gli analisti definiscono “il veleno nella coda”: un euro su tre tra quelli richiesti è risultato a rischio o palesemente illecito.
Lo sforzo del Fisco ha impedito che il deficit pubblico si aggravasse ulteriormente rispetto agli 8,4 miliardi già indicati nel Documento di finanza pubblica. Nello specifico, l’attività di monitoraggio ha seguito due binari: controlli preventivi che hanno scartato 1,8 miliardi di crediti e analisi del rischio che hanno individuato altri 2,3 miliardi di euro sospetti. Di questi, circa 680 milioni sono già stati sequestrati dall’autorità giudiziaria. Si tratta di una strategia di difesa dell’Erario fondamentale, poiché intercettare i crediti prima della loro compensazione tramite F24 evita perdite finanziarie quasi irrecuperabili.
Se confrontata con gli anni precedenti, dove lo scarto si attestava mediamente al 3%, la quota odierna del 33% evidenzia un deterioramento qualitativo dei dossier presentati, spesso basati su fatture per lavori mai realizzati.
I NUMERI DEL MONITORAGGIO ENEA SULL’IMPATTO NAZIONALE DELLA MISURA
Parallelamente all’azione di contrasto alle frodi, il report mensile dell’Enea aggiornato al 30 aprile 2026 offre la dimensione statica dell’intero provvedimento. Il numero degli edifici coinvolti ha raggiunto quota 505.421, con un totale di investimenti che sfiora i 127,26 miliardi di euro. Di questi, ben 125,45 miliardi sono stati ammessi a detrazione, con un tasso di completamento dei lavori estremamente elevato, pari al 98,1%. L’onere complessivo a carico dello Stato, tradotto in detrazioni maturate per i lavori conclusi, ammonta esattamente a 131.970.117.607,56 euro. Analizzando la tipologia di immobili, emerge chiaramente come i condomini rappresentino il motore principale della spesa: pur essendo solo il 28% degli edifici totali (141.756 unità), assorbono il 68,6% degli investimenti ammessi, con una spesa media per intervento di oltre 612mila euro. Seguono gli edifici unifamiliari (246.188 asseverazioni) che pesano per il 22,4% e le unità immobiliari funzionalmente indipendenti con il 9%. Un dato marginale è invece occupato dagli edifici storici aperti al pubblico (A/9), con soli 5 casi registrati a livello nazionale.
LA GEOGRAFIA DEGLI INVESTIMENTI E LE DISPARITÀ REGIONALI
L’analisi territoriale contenuta nei dati Enea evidenzia una distribuzione eterogenea delle risorse lungo la penisola. La Lombardia si conferma la regione con il maggiore impiego dello strumento, vantando quasi 80mila edifici ristrutturati e un investimento complessivo ammesso a detrazione di 24,2 miliardi di euro. Seguono a distanza il Veneto e l’Emilia-Romagna, entrambe sopra la soglia degli 11 miliardi di euro, mentre il Lazio si attesta a 10,4 miliardi.
Al contrario, la Valle d’Aosta rimane il territorio con l’impatto minore, fermandosi a 549 milioni di euro di investimenti totali. Interessante notare come l’investimento medio vari sensibilmente tra le diverse regioni: in regioni come la Campania, il costo medio per i condomini supera i 630mila euro, mentre in Abruzzo si ferma sotto i 600mila. Queste oscillazioni riflettono non solo la diversa densità abitativa e la tipologia costruttiva prevalente, ma anche la velocità con cui i cantieri sono stati avviati e portati a termine prima delle scadenze normative.
IL DIBATTITO POLITICO E IL CONFRONTO CON LE RISORSE DEL PNRR
La pubblicazione di questi dati ha riacceso con veemenza la polemica politica. I rappresentanti di Fratelli d’Italia hanno usato parole durissime per commentare gli esiti dei controlli e i costi finali. Il senatore Filippo Melchiorre, vicepresidente della commissione Finanze, ha sottolineato come le cifre riportate dal “Sole 24 Ore” smentiscano le rivendicazioni del Movimento 5 Stelle, parlando di “dati devastanti” e di un numero di frodi “da capogiro” che pesano sulle spalle dei cittadini.
Ancora più netto il commento di Salvo Sallemi, vicepresidente dei senatori di FdI, che ha messo a confronto il peso del Superbonus con l’intero Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). “Il Pnrr è valso circa 194,4 miliardi di euro; questi soldi sono stati tuttavia quasi interamente assorbiti dal costo del Superbonus che, secondo le proiezioni attuali, tocca i 174 miliardi”, ha dichiarato Sallemi riferendosi all’impatto lordo complessivo. Secondo la maggioranza di governo, la misura si è trasformata in un “fardello gigantesco” per le casse pubbliche, destinato a favorire la ristrutturazione di immobili di pregio a spese della collettività, chiudendo definitivamente quella che definiscono la “stagione degli sperperi”.
L’EREDITÀ COMPLESSIVA DEI BONUS EDILIZI DAL 2021 A OGGI
Lo sguardo non deve tuttavia limitarsi al solo Superbonus. L’attività di vigilanza del Fisco, iniziata in modo sistematico nel 2021 con il decreto antifrodi, ha riguardato l’intero comparto dei bonus edilizi. Il contatore totale dei crediti rifiutati dall’Agenzia delle Entrate per tutti gli interventi ha raggiunto la cifra record di 9,4 miliardi di euro.
In questo calderone, il Superbonus detiene la quota maggioritaria con circa 6,8 miliardi di crediti bloccati nel corso degli anni, ma resta rilevante anche il peso delle irregolarità scoperte sul Bonus Facciate, dove gli stop hanno superato i 1,3 miliardi di euro. Questo sforzo di monitoraggio, unito alla chiusura normativa delle maglie larghe che avevano caratterizzato il lancio della misura, rappresenta oggi l’ultimo baluardo per la tenuta dei conti pubblici, mentre il Paese si trova a gestire un’eredità finanziaria che condizionerà le manovre di bilancio per i prossimi anni.


