I prezzi del greggio crollano ai minimi da tre mesi mentre l’E4 valuta lo stop alle sanzioni su Teheran. Resta l’incognita delle offensive israeliane in Libano e a Gaza come potenziale ostacolo all’intesa.
Gli Stati Uniti e l’Iran hanno raggiunto un accordo preliminare di pace che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale statunitense sui porti iraniani. L’annuncio, arrivato lunedì dal Presidente Donald Trump e dai vertici della diplomazia di Teheran, ha immediatamente spinto i prezzi del petrolio ai minimi degli ultimi tre mesi, pur con l’avvertenza degli analisti che il ritorno alla piena normalità produttiva e logistica richiederà tempi lunghi, probabilmente fino al 2027.
IL CROLLO DEI MERCATI E IL NUOVO PAVIMENTO DEI PREZZI
La reazione delle piazze finanziarie è stata immediata e brutale. I future sul Brent sono scesi del 5,1%, attestandosi a 82,86 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) ha registrato una flessione del 5,8%, scivolando sotto la soglia degli 80 dollari a 79,98. Si tratta dei livelli più bassi registrati dal 10 marzo scorso.
Secondo Tamas Varga, analista di PVM Oil Associates, il calo è guidato dagli investitori finanziari che stanno anticipando la futura offerta fisica, ma avverte che “la lenta ripresa potrebbe tradursi in un deficit di offerta per tutto il 2026”. Ole Hansen di Saxo Bank osserva inoltre che, sebbene i prezzi siano in calo, il “nuovo minimo” di riferimento si è alzato rispetto al periodo pre-bellico: se prima della crisi il Brent oscillava tra i 60 e i 70 dollari, in futuro il nuovo pavimento potrebbe stabilizzarsi tra i 75 e gli 80 dollari a causa dei rischi residui.
L’ITER DIPLOMATICO E LA RIAPERTURA DI HORMUZ
Il memorandum d’intesa sarà ufficialmente firmato venerdì prossimo in Svizzera, a Ginevra, sotto la mediazione del Pakistan. Donald Trump ha rassicurato i mercati affermando che lo Stretto di Hormuz sarà aperto “senza pedaggio” e che il blocco navale sui porti iraniani avrà termine. Secondo l’agenzia Mehr, la bozza dell’accordo prevede un periodo di 30 giorni per il ripristino effettivo del transito nello Stretto, un corridoio vitale attraverso cui passa normalmente un quinto delle forniture mondiali di greggio e GNL.
Tuttavia, gli esperti rimangono cauti sulla velocità dell’evacuazione del materiale rimasto intrappolato. Daniel Sternoff, ricercatore della Columbia University, ha dichiarato all’AP che “non conosciamo ancora la velocità di evacuazione né cosa significhi concretamente ‘aperto’ in termini di sicurezza operativa”.
LE DIFFICOLTÀ TECNICHE PER IL RIPRISTINO DELLA PRODUZIONE
Il ritorno ai flussi pre-bellici di 20 milioni di barili al giorno non sarà un processo immediato. Durante i tre mesi e mezzo di chiusura, la produzione mediorientale ha subito un’interruzione complessiva superiore ai 10 milioni di barili al giorno. Alan Gelder, vicepresidente di Wood Mackenzie, sottolinea che la ripresa sarà asimmetrica: “Paesi come l’Iraq potrebbero trovarsi in una situazione molto più difficile perché hanno subito un lockdown più lungo e i loro giacimenti sono più complessi”. Mentre Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti potrebbero riattivarsi velocemente, le esportazioni irachene dal sud dipendono totalmente dall’accesso via Bassora.
Le stime di WoodMac indicano che i giacimenti potrebbero tornare al 70% della produzione entro tre mesi e al 90% entro sei, ma l’ultimo milione di barili richiederà molto più tempo. Molti armatori, inoltre, attendono la formalizzazione di venerdì per risolvere questioni pratiche legate alle assicurazioni marittime.
L’INCOGNITA ISRAELE E IL RUOLO DELL’EUROPA
Nonostante il fragile cessate il fuoco tra Washington e Teheran, la posizione di Israele rimane un elemento di forte instabilità. Il Ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che l’esercito rimarrà nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza a tempo indeterminato, continuando l’offensiva contro Hezbollah. Poiché l’Iran ha subordinato la fine definitiva delle ostilità alla cessazione dei combattimenti in Libano, questa divergenza potrebbe minacciare la tenuta dell’accordo sul lungo periodo.
Parallelamente, sul fronte diplomatico, il gruppo E4 (Italia, Francia, Germania e Regno Unito) si è detto pronto a revocare le sanzioni contro Teheran come riconoscimento dei progressi nel programma nucleare iraniano. David Jorbenaze di ICIS prevede che una normalizzazione commerciale significativa avverrà solo tra quattro o sei mesi, rendendo il pieno ritorno ai volumi pre-conflitto una realtà possibile soltanto nel 2027.


