Il settore contribuisce per un terzo all’obiettivo governativo di 700 miliardi di esportazioni e taglia del 37% le emissioni. Marcello Cattani rieletto alla presidenza: “Serve un’alleanza contro i rischi geopolitici”.
L’industria farmaceutica si conferma il motore trainante non solo della salute, ma dell’intera economia italiana, posizionandosi in prima linea nelle sfide della sostenibilità e della digitalizzazione. Durante l’Assemblea 2026 di Farmindustria, svoltasi oggi a Roma presso l’Auditorium Conciliazione e intitolata “Geopolitica e innovazione: l’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione”, sono stati presentati dati che certificano una trasformazione profonda del comparto.
Il dato principale riguarda la straordinaria performance dell’export, cresciuto del 248% in dieci anni, e il ruolo di leadership assunto nella transizione ecologica. Il Presidente Marcello Cattani, riconfermato per un terzo mandato (2026-2028), ha sottolineato come il settore abbia già garantito il 33% dell’incremento delle esportazioni necessario per raggiungere il target nazionale di 700 miliardi entro il 2027, agendo contemporaneamente come pioniere nelle politiche di riduzione dell’impatto ambientale.
LA LEADERSHIP NELLA TRANSIZIONE GREEN E NEL RISPARMIO ENERGETICO
L’industria farmaceutica italiana occupa oggi i vertici delle classifiche per quanto riguarda le azioni concrete in favore della sostenibilità. Secondo i dati illustrati durante l’Assemblea, negli ultimi dieci anni il settore ha ridotto l’intensità delle proprie emissioni di gas climalteranti del 37%, un dato nettamente superiore alla media del comparto manifatturiero, ferma al 21%. Parallelamente, l’intensità energetica è stata tagliata del 30%, quasi il doppio rispetto al resto dell’industria nazionale (-16%).
Questo risultato è il frutto di investimenti massicci nell’efficienza produttiva, con un ampio ricorso alle fonti di energia rinnovabile e una gestione oculata delle risorse idriche. Anche il packaging secondario è stato rivoluzionato attraverso criteri di eco-design, confermando l’impegno verso un’economia circolare che non comprometta la competitività.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ACCELERA LA RICERCA E LA FABBRICA 4.0
Sul fronte dell’innovazione digitale, il comparto farmaceutico distacca il resto della manifattura: il 42% delle imprese adotta già strumenti di IA in fabbrica, contro una media nazionale del 12%. L’impiego dell’intelligenza artificiale non si limita alla produzione, ma è diventato vitale nella ricerca scientifica: il 59% delle aziende la utilizza per la progettazione degli studi clinici.
Questa integrazione ha permesso di aumentare dell’82% i trial condotti su piattaforme digitali, riducendo i tempi di ricerca fino al 40%. In Italia, inoltre, si registra una forte crescita delle terapie digitali, con 26 soluzioni disponibili (+73% rispetto al 2024), e un’ampia digitalizzazione dei servizi sanitari, con il 62% delle strutture che offre ormai prestazioni di televisita.
I NUMERI DELL’EXPORT E IL PESO ECONOMICO DEL SETTORE
Il valore della produzione farmaceutica in Italia ha raggiunto i 74 miliardi di euro, rendendo il Paese leader nell’Unione Europea insieme a Germania e Francia. Nel 2025, l’export ha toccato quota 69,2 miliardi di euro, segnando un aumento del 28,5% in un solo anno. “Le imprese farmaceutiche hanno già contribuito per il 33% all’obiettivo di 700 miliardi di esportazioni fissato dal Governo per il 2027”, ha ricordato Cattani. Il comparto rappresenta oggi il 2% del PIL nazionale e garantisce lavoro a oltre 300.000 persone tra addetti diretti e indotto. Particolarmente solido è il rapporto commerciale con gli Stati Uniti, verso cui l’export è cresciuto del 54% nel 2025, riflettendo una sinergia industriale unica che vede l’Italia dipendere dall’estero per solo il 4%, contro una media UE del 45%.
LE QUATTRO PRIORITÀ PER LA COMPETITIVITÀ INTERNAZIONALE
Nonostante i successi, Farmindustria avverte che la competizione globale si sta inasprendo, specialmente dopo la politica della “Most Favored Nation” (MFN) introdotta dagli USA nel 2025. Per evitare un arretramento, l’Associazione indica quattro urgenze. La prima è la risoluzione del payback farmaceutico, arrivato a 2,4 miliardi nel 2025 e definito da Cattani “una tassa sulle tasse” che penalizza gli investimenti.
La seconda riguarda la revisione del prontuario terapeutico dell’AIFA, che deve essere guidata dalla scienza e non solo dal taglio dei costi. In terzo luogo, si chiede di superare il sottofinanziamento della spesa farmaceutica pubblica. Infine, è necessario ridurre drasticamente i tempi di accesso ai farmaci: in Italia occorrono ancora 400 giorni per l’autorizzazione dopo il via libera dell’EMA, un divario che penalizza i pazienti.
L’ITALIA COME SECONDA POTENZA EUROPEA NEI TRIAL CLINICI
La ricerca clinica rappresenta una grande opportunità di crescita. Con oltre 2.000 studi in corso, l’Italia è attualmente al quarto posto in Europa. Tuttavia, i ritardi burocratici costano caro: servono 148 giorni per iniziare l’arruolamento dei pazienti, 36 in più rispetto alla Spagna. Farmindustria ha lanciato un Manifesto per scalare la classifica e diventare la seconda potenza europea entro 5 anni.
“Dove si fa ricerca si cura meglio”, ha affermato Cattani, spiegando che ogni euro investito dalle aziende negli studi clinici genera un beneficio di 3 euro per il Servizio Sanitario Nazionale. L’obiettivo è rendere strutturali gli incentivi e accelerare le procedure per non perdere i grandi flussi di investimento globali, stimati in centinaia di miliardi.
VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE E WELFARE D’ECCELLENZA
Il capitale umano è il vero punto di forza del settore: il 90% dei 72.200 addetti diretti è laureato o diplomato. La presenza femminile è altissima, toccando il 46% del totale e il 52% nella sola Ricerca e Sviluppo. Le aziende farmaceutiche sono al primo posto in Italia per politiche di welfare: il 100% delle imprese garantisce smart working e previdenza integrativa.
Questo approccio si riflette anche sulla natalità: tra i dipendenti del settore il numero medio di figli per donna è di 1,7, contro una media nazionale di 1,1. Marcello Cattani ha concluso richiamando la necessità di scelte veloci: “Siamo in una fase decisiva. L’Italia ha tutte le carte in regola per attrarre investimenti internazionali, ma serve un Testo Unico della Farmaceutica entro l’anno”.
L’IMPATTO SULLA SALUTE: ANNI DI VITA GUADAGNATI
I successi dell’industria si traducono in traguardi sociali straordinari. Negli ultimi 50 anni l’aspettativa di vita in Italia è aumentata di tre mesi ogni anno, raggiungendo una media di 84 anni. In un quarto di secolo, la mortalità totale è scesa del 31%, con cali drastici per le malattie croniche (-41%) e le neoplasie (-27%). L’innovazione non è solo un costo, ma un investimento che evita ospedalizzazioni (ogni giorno in ospedale costa allo Stato 1.000 euro) e garantisce una vita attiva.
Solo nel triennio 2018-2022, l’immunoncologia ha permesso di guadagnare 19.800 anni di vita complessivi. “Un nuovo farmaco consente di prevenire complicanze e ridurre la perdita di autonomia”, ha ribadito il Presidente, confermando il ruolo del farmaco come pilastro della sostenibilità del sistema sanitario.


