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Ddl cattura CO2, le industrie chiedono certezze: allarme sanzioni import e rincari energetici

Nel corso delle audizioni al Senato sul ddl 1836, i leader di Unem, Proxigas, Saipem e Federbeton invocano una moratoria sulle regole 2027 per scongiurare crisi di approvvigionamento e nuovi rialzi dei prezzi.

L’industria energetica e manifatturiera italiana si è riunita oggi presso la Commissione Ambiente, transizione ecologica ed energia del Senato per analizzare il disegno di legge relativo alla “Cattura della CO2” (ddl 1836). Il messaggio emerso dalle audizioni dei vertici di Unem, Proxigas, Saipem e Federbeton è duplice: se da un lato la tecnologia Carbon Capture and Storage (CCS) rappresenta l’unica via per la sopravvivenza dei settori energivori, dall’altro l’imminente entrata in vigore delle regole europee sull’importazione di petrolio e gas dal 1° gennaio 2027 rischia di paralizzare il mercato. La fonte della notizia risiede nelle testimonianze dirette fornite dai massimi rappresentanti delle associazioni di categoria durante i lavori parlamentari odierni a Palazzo Madama.

RISCHI SULL’IMPORT E BARRIERE ALL’ACCESSO NEL SETTORE PETROLIFERO

Gianni Murano, presidente di Unem, ha aperto il fronte delle criticità sottolineando come la misura prevista per l’inizio del 2027 imponga un obbligo di tracciabilità del petrolio sin dalla fase di estrazione in Paesi terzi. Si tratta di un adempimento che dipende interamente da società estere su cui gli importatori italiani non hanno controllo. In un mercato dove l’Europa copre solo il 10% della domanda mondiale, la creazione di tali barriere potrebbe limitare drasticamente le forniture.

Citando uno studio di Wood McKenzie, Murano ha evidenziato che l’87% delle importazioni di greggio sarebbe a rischio, con una stima secondo cui solo il 5% del petrolio importato in Italia potrebbe rispondere ai nuovi requisiti nel biennio 2027-2029. Persino il greggio americano non risulterebbe conforme. Poiché il 41% dell’approvvigionamento nazionale proviene da Paesi africani attualmente non ottemperanti, Unem ha chiesto di differire le disposizioni di almeno tre anni e di sospendere le sanzioni, che altrimenti si rifletterebbero immediatamente sui costi finali dell’energia, già eccessivamente elevati.

IL RUOLO CENTRALE DEL GAS E IL POTENZIALE DI RAVENNA

Sulla stessa linea si è mossa Marta Bucci, direttore generale di Proxigas, evidenziando come il gas naturale mantenga un ruolo essenziale in Italia e in Europa, con consumi in crescita dal 2023 nonostante l’incremento delle rinnovabili. Per Bucci, la tecnologia CCS è lo strumento fondamentale per rendere sostenibile questa risorsa. L’articolo 1 del ddl, che delega il Governo a definire un quadro normativo per la filiera, è considerato prioritario a fronte di un fabbisogno nazionale stimato da un recente market test in oltre 30 milioni di tonnellate di CO2 al 2040.

L’impianto di Ravenna, attualmente in fase di sviluppo, potrebbe stoccare da solo circa 16 milioni di tonnellate entro quella data. Oltre alla richiesta di accelerare sulla normativa per i settori “hard to abate” e la generazione elettrica, Proxigas ha suggerito di conciliare le competenze attribuite ad Arera sull’idrogeno con il decreto legislativo di attuazione del “Pacchetto gas”.

EMISSIONI DI METANO E CRITICITÀ PER I SOGGETTI IMPORTATORI

Relativamente agli articoli 3 e 4 sulla regolazione delle emissioni fuggitive di metano, Marta Bucci ha precisato che in Italia queste rappresentano il 12% delle emissioni totali di gas serra, ma la filiera del gas incide per meno del 5%. Le aziende italiane hanno già ridotto tali emissioni del 90% tra il 1990 e il 2023. Tuttavia, la preoccupazione rimane alta per gli obblighi imposti agli importatori dal 2027. Poiché la normativa tecnica non è ancora completa, i produttori non sono in grado di adeguarsi.

Proxigas propone quindi di emendare l’articolo 4, introducendo un periodo senza sanzioni per il triennio 2027-2029 e applicando le multe solo dopo il completamento della normativa secondaria. È stata inoltre invocata la necessità di criteri di quantificazione delle sanzioni che rispettino la proporzionalità e la certezza del diritto, evitando pregiudizi alla sicurezza degli approvvigionamenti.

LA CERTEZZA REGOLATORIA COME FATTORE ABILITANTE PER L’INGEGNERIA

Alessandro Puliti, amministratore delegato di Saipem, ha promosso l’approccio organico del ddl 1836, che tocca i tre pilastri della transizione: gestione della CO2, idrogeno e riduzione del metano. Secondo Puliti, per tecnologie complesse come il sequestro del carbonio in formazioni geologiche profonde, il vero ostacolo non è la maturità tecnica ma l’assenza di regole chiare.

La certezza regolatoria su autorizzazioni, trasporto e stoccaggio è l’unico modo per attrarre investimenti e sviluppare progetti integrati. Saipem, forte di 60 anni di esperienza internazionale, si è detta pronta a contribuire a cambiare la prospettiva sulla CO2, trasformandola da scarto a risorsa per aprire nuove filiere industriali capaci di generare occupazione qualificata e competitività, sfruttando le competenze e le infrastrutture già presenti lungo l’intera catena del valore in Italia.

DECARBONIZZARE IL CEMENTO: UN INVESTIMENTO DA OLTRE 5 MILIARDI

Infine, Stefano Gallini, presidente di Confindustria Federbeton, ha ricordato la natura strategica del cemento per l’economia nazionale, sottolineando come il settore sia impegnato in una sfida senza precedenti. Essendo un comparto “hard to abate”, tra il 60% e il 65% delle sue emissioni produttive non può essere eliminato con le rinnovabili. In questo contesto, la tecnologia CCUS (Carbon Capture, Utilization and Storage) rimane l’unica soluzione possibile per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Tuttavia, il costo della transizione è imponente: Federbeton stima un investimento complessivo tra i 4,9 e i 5,3 miliardi di euro. Per rendere fattibile questo percorso, Gallini ha sollecitato lo sviluppo di hub come quello di Ravenna, procedure autorizzative semplificate, supporti finanziari adeguati agli investimenti e azioni per stimolare la domanda di prodotti a basse emissioni di carbonio, oltre all’adeguamento del sistema elettrico per supportare i nuovi fabbisogni degli impianti.

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