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Libia

Crisi energetica in Libia: rientra il blocco temporaneo ai giacimenti di gas e petrolio

Il governo di Tripoli e la NOC ripristinano i flussi negli impianti di El-Feel e Mellitah dopo le proteste popolari. Restano le tensioni sull’esecutivo Dbeibah per i continui blackout e le incognite sulle direttrici del gas per l’Italia.

Nelle prime ore di oggi, una serie di proteste popolari ha provocato l’interruzione temporanea delle forniture di gas dirette alle centrali elettriche libiche e la sospensione a tempo delle attività in un primario giacimento petrolifero. L’allarme è tuttavia rientrato nel giro di poche ore grazie all’intervento delle forze di sicurezza del governo di Tripoli e della compagnia di Stato National Oil Corp (NOC), che hanno ripreso il controllo delle infrastrutture e riavviato le operazioni. A ricostruire l’accaduto è un report di Bloomberg.

I GIACIMENTI COINVOLTI E LA GESTIONE DELLA COMPAGNIA STATALE

L’azione dei manifestanti ha toccato snodi cruciali per la produzione nazionale. Le criticità sono iniziate all’alba con il blocco dei flussi di gas presso l’impianto di Mellitah, a cui ha fatto seguito il fermo temporaneo del giacimento di El-Feel, struttura capace di pompare fino a 90.000 barili al giorno. Parallelamente si è registrato uno stop di breve durata anche presso il sito estrattivo di Wafa.

La National Oil Corp ha confermato gli avvenimenti attraverso una nota ufficiale, mentre il presidente della stessa NOC, Masoud Suleman, ha precisato a Bloomberg che la situazione è stata rapidamente riportata alla normalità e le operazioni sia a Mellitah sia a El-Feel sono riprese a pieno ritmo dopo che l’amministrazione di Tripoli ha messo in sicurezza il terminale di Mellitah.

LE PROTESTE A TRIPOLI E LE PRESSIONI SUL PREMIER DBEIBAH

I blocchi alle infrastrutture energetiche rappresentano l’apice delle vaste manifestazioni di piazza esplose nella capitale Tripoli. La popolazione è scesa nelle strade per protestare contro i continui blackout che da giorni privano la città di energia elettrica per diverse ore al giorno. Questo clima di forti tensioni sociali aumenta la pressione politica su Abdul Hamid Dbeibah, Primo Ministro dell’amministrazione insediata a Tripoli e riconosciuta a livello internazionale, all’interno di un contesto istituzionale frammentato che vede la Libia spaccata tra due governi rivali situati uno nell’area occidentale e uno in quella orientale.

La scelta dei dimostranti di interrompere le forniture di gas ha sollevato forti perplessità tra gli osservatori circa i reali responsabili e le strategie adottate, dal momento che il taglio del combustibile alle centrali rischia di esacerbare gli stessi blackout che hanno innescato la protesta.

L’ASSE CON ENI E L’IMPATTO SUI MERCATI INTERNAZIONALI

La vicenda riveste un’importanza rilevante anche per gli equilibri energetici europei e italiani. L’impianto di Mellitah, situato a ovest di Tripoli, è infatti gestito in joint venture dalla NOC insieme alla società italiana Eni, e costituisce il punto di partenza del gasdotto che convoglia una parte del gas libico verso l’Italia.

La Libia aveva mostrato segnali di forte ripresa produttiva all’inizio dell’estate, superando una quota di 1,4 milioni di barili al giorno.

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