La manifestazione d’interesse della cordata guidata da Gozzi cambia gli equilibri della gara per l’Ilva. Nel club ci sono quasi tutti i nomi pesanti della siderurgia italiana. Fuori, invece, alcuni assenti eccellenti
La cordata italiana per l’ex Ilva ha bruciato le tappe depositando la manifestazione di interesse non vincolante. Una mossa che mette in discussione la partita per il gigante siderurgico. A orchestrare l’operazione è stato Antonio Gozzi, presidente di Federacciai. In due settimane, il numero uno di Duferco ha convinto 14 Big dell’acciaio italiano a fare squadra per rilanciare l’Ilva. Ecco chi c’è e chi non c’è nella cordata.
IL CLUB DEI QUATTORDICI PER L’ILVA
Sono quattordici le imprese italiane che vorrebbero mettere le mani sull’Ilva, quasi tutto il gotha del settore. In prima fila troviamo Arvedi e Marcegaglia (con Marcegaglia Carbon Steel), i due giganti delle lavorazioni e dei laminati. C’è poi Acciaierie Venete della famiglia Banzato (guidata da Alessandro Banzato, che potrebbe raccogliere il testimone di Gozzi alla guida di Federacciai) e ABS Acciaierie Bertoli Safau del gruppo Danieli.
Sono della partita anche Feralpi con Beppe Pasini, AFV Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai (famiglie Stabiumi e Lonati), Duferco Travi e Profilati (famiglia Gozzi), Compagnia Siderurgica Italiana (holding della famiglia Pittini), Ferriera Valsabbia (famiglia Brunori), O.R.I. Martin (famiglie Magri e De Miranda), Rubiera Special Steel (famiglia Galperti), Lucchini RS Holding e Advanced Steel Solutions (Gruppo Asonext di Paola Artioli).
CHI NON C’È’
Sono pochi gli industriali del settore che non sono saliti sul carro di Federacciai per avere un pezzo dell’ex Ilva. Gli assenti di maggior peso sono i Riva, dopo aver ormai perso il proprio impero quattordici anni fa, i loro ex soci di minoranza Amenduni e la Cogne Acciai Speciali. Per il resto, l’imprenditoria siderurgica nazionale si è compattata in un blocco monolitico.
IL PIANO DELLA CORDATA PER L’ILVA
Il piano degli acciaieri italiani prevede di prendere tutto ciò che sta a valle, escludendo l’area a caldo dell’Ilva: altiforni e acciaieria a calata continua. L’interesse della cordata si concentra sull’area a freddo, sui laminatoi e sui vari stabilimenti della rete (non solo Taranto, ma anche Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi).
La gestione dell’area caldo e della bonifica, quindi, sarebbe interamente nelle mani dello Stato, dopo che la recente sentenza d’appello del Tribunale di Milano ha imposto la chiusura degli altiforni entro fine ottobre per motivi di emissioni e amianto. I commissari hanno fatto ricorso in Cassazione il 14 agosto, ma lo “stop” – per ora – resta.
ILVA, COSA SUCCEDE ORA?
Dopo aver manifestato ufficialmente l’interesse per l’Ilva, la cordata dovrà entrare nella fase più operativa. Infatti, i tecnici delle imprese chiederanno l’accesso ai libri mastri e ai sistemi di controllo di gestione dell’acciaieria per capire quanti buchi ci siano da ripianare in una struttura aziendale da tempo in dissesto finanziario. Il secondo passo sarà la valutazione delle condizioni reali delle fabbriche dopo l’uscita forzata di ArcelorMittal e il duro lavoro di manutenzione tampone svolto dai commissari.
L’obiettivo principale è valutare la sostenibilità finanziaria dei siti nel nuovo scenario senza il ciclo integrale integrato. Intanto, per evitare che la macchina si fermi, Antonio Marcegaglia ha già fatto sapere di essere pronto a inviare a Taranto, a inizio ottobre, 200.000 tonnellate di bramme in conto trasformazione per mantenere attivi i laminatoi.
LA PARTITA DELL’ILVA CAMBIA ANCORA
La palla passerà poi all’Esecutivo. Palazzo Chigi dovrà infatti decidere a chi dare le chiavi dell’Ilva. Fino a due settimane fa la partita si giocava tra il gigante indiano Jindal e il fondo americano Flacks Group. Ma la futura chiusura dell’area a caldo ha cambiato lo scenario.
L’intenzione di Gozzi è chiudere la partita entro l’anno per essere pienamente operativi nel 2027. Il Governo Meloni, invece, attende i primi riscontri vincolanti già per l’inizio di settembre. Il rebus dell’Ilva è finalmente vicino a una soluzione?

