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Ilva

La cordata potrebbe entrare anche nella produzione dell’Ilva in futuro. Le condizioni

La cordata oggi non vuole l’area a caldo e gli altoforni vanno verso lo spegnimento. Ma Antonio Gozzi lascia aperta una porta: un ritorno alla produzione di acciaio potrebbe diventare possibile. Ecco come

I commissari si stanno preparando a spegnere gli altoforni dell’ex Ilva. La cordata italiana non è interessata all’area a caldo, per ora. Ma la situazione potrebbe cambiare in futuro se il Governo decidesse di farsi carico dei problemi produttivi dello stabilimento. È quanto emerso nel corso delle audizioni odierne al Senato sul Decreto-Legge 154/2026 per la continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale, norma accolta con così tanto favore che diversi auditi hanno proposto un’estensione delle misure sulle garanzie finanziarie a tutte le procedure concorsuali. Intanto, sullo sfondo rimane un interrogativo cruciale per l’intera economia nazionale: quale modello siderurgico intende darsi l’Italia per non smarrire la propria autonomia strategica?

GOZZI: INTERVENTO DELLO STATO PER PRODUZIONE ACCIAIO IN FUTURO

Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, ha dato indicazioni importanti sul destino dell’Ilva, senza però nascondere le molte incognite. Il presidente di Federacciai ha confermato che il piano che la cordata italiana sta elaborando è concentrato sulla zona che si trova sotto l’area a caldo (spesso definita a freddo). La conferma dello spegnimento degli altoforni, però, decreterà la fine della produzione di acciaio con il ciclo integrale, con ripercussioni dirette sui metalli di profondo stampaggio per la filiera dell’auto, degli elettrodomestici e della latta.

Guardando invece al lungo termine, lo stesso presidente di Federacciai ha ammesso che far dipendere il modello di business esclusivamente dalle importazioni rappresenta una fragilità strutturale, sottolineando che per la produzione futura serviranno nuove tecnologie. Un grande tema che, secondo Gozzi, vedrà inevitabilmente coinvolto il settore pubblico, poiché i rischi penali, le passività sociali e le bonifiche legate all’area a caldo confermano la scelta dei siderurgici di non farsi carico, in questa fase, del settore dello stabilimento che ha storicamente generato le criticità maggiori. Tuttavia, le parole del presidente di Federacciai lasciano aperta la porta a un possibile impegno futuro della cordata nella produzione, a condizione che lo Stato faccia la sua parte nella trasformazione tecnologica e nella gestione dei fattori di rischio.

GOZZI: NIENTE CHIUSURA PER STABILIMENTI DEL NORD

Il presidente di Federacciai ha dato rassicurazioni sul fatto che il secondo pilastro della strategia della cordata è l’alimentazione dei siti del Nord — Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi. Gozzi ha anche ricordato, però, che i programmi saranno subordinati all’esito di una due diligence ancora in corso su una situazione ritenuta critica.

LA PROPOSTA: ESTENDERE MISURE DL SALVA ILVA AD ALTRE IMPRESE IN CRISI

Il dl Salva Ilva potrebbe rappresentare un apripista per le crisi d’impresa, secondo diversi auditi. Le misure del DL 154 consentono infatti di mantenere la continuità operativa dell’Ilva di Taranto in attesa dell’ingresso di un acquirente definitivo, momento in cui torneranno ad applicarsi le regole ordinarie. La bontà della norma ha spinto diversi auditi a chiederne l’ampliamento del perimetro d’azione.

Alessandro Danovi e Daniela Savi, commissari del Gruppo ILVA in amministrazione straordinaria, hanno ricordato la natura strutturale del problema. Infatti, reperire sul mercato assicurativo e finanziario garanzie di lunghissima durata (anche oltre trentennali) per soggetti in amministrazione straordinaria è un’operazione pressoché impossibile.
Danovi ha suggerito al legislatore di valutare l’estensione di questo meccanismo di garanzia anche ad altre procedure concorsuali per complessi produttivi in amministrazione straordinaria, dove l’esigenza di prosecuzione dell’attività scontra gli stessi limiti creditizi. Una posizione pienamente appoggiata dallo stesso Gozzi, che ha definito l’idea di non circoscrivere le tutele del dl 154 all’Ilva, allargandole a tutte le gare concorsuali, una proposta fondata sul buon senso e sul pragmatismo.

UN PIANO OLTRE L’EMERGENZA

Se le misure finanziarie tampone hanno incassato il sostegno degli addetti ai lavori, i territori e le PMI hanno avanzato la richiesta di una prospettiva strategica che superi la gestione dell’emergenza. Il vicepresidente nazionale di Confapi, Francesco Napoli, ha rimarcato che il continuo ricorso a sostegni finanziari certifica la necessità imperativa di un piano industriale di lungo periodo, competitivo e sostenibile. Napoli ha richiamato l’attenzione sulla tenuta dell’indotto e delle piccole e medie imprese industriali, per le quali occorre garantire liquidità e regolarità nei pagamenti per evitare il collasso di un patrimonio di competenze unico.

Un’impostazione che ha visto d’accordo anche le istituzioni locali. Gianfranco Palmisano, presidente della Provincia di Taranto, ha evidenziato che la questione delle garanzie deve cedere il passo a una pianificazione chiara di breve, medio e lungo termine che dia certezze ai lavoratori e alle comunità. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, poi ha rilanciato la proposta di una “legge speciale per Taranto” con un’Agenda dedicata che sfrutti le normative europee sulle zone di accelerazione produttiva, integrando la tutela occupazionale e la continuità manifatturiera.

Il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, invece ha chiesto la sospensione del decreto che impone lo spegnimento dell’area a caldo, evidenziando come la produzione sia indispensabile sia per evitare un salasso sociale a carico dello Stato, sia per sostenere i progetti di transizione energetica del territorio, come la realizzazione delle piattaforme per l’eolico offshore.

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