Il governo italiano punta a replicare il modello del “tope iberico” applicato in Spagna e Portogallo nel 2022. Il nodo è il livello del tetto: Roma indica 40 euro al MWh, mentre Bruxelles si fermerebbe a 75 euro. Sul tavolo anche lo spread tra il prezzo italiano del gas e quello europeo e nuove misure Ue per la sicurezza energetica
Il governo italiano tratta con la Commissione europea sul valore del tetto al prezzo del gas previsto dal decreto Bollette, con l’obiettivo di riprodurre in Italia il modello del “tope iberico” introdotto da Spagna e Portogallo durante la crisi del 2022. Secondo quanto riportato da la Repubblica, l’Italia vorrebbe un limite di 40 euro al megawattora, mentre Bruxelles si fermerebbe a 75 euro. Il prezzo del metano, si legge nell’articolo, si aggira attualmente sui livelli della soglia europea indicata, rendendo secondo la ricostruzione della testata il meccanismo poco incisivo sui prezzi correnti. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha dichiarato: «Stiamo negoziando» e la Commissione europea, tramite un portavoce, ha fatto sapere che «La Commissione è in contatto con le autorità italiane sul decreto».
IL NODO ETS E LO SPREAD
La trattativa europea arriva dopo il cambio di impostazione del decreto Bollette. Nella ricostruzione del quotidiano, il governo aveva inizialmente previsto di rimborsare alle centrali termoelettriche il costo degli Ets, i certificati per l’emissione di anidride carbonica. La Commissione europea non avrebbe accolto questa impostazione, indirizzando l’intervento sul costo della materia prima, cioè il gas. Una seconda misura del decreto Bollette punta adesso ad azzerare l’extra prezzo del gas pagato in Italia rispetto alla borsa europea. Il ministro ha dichiarato che il governo è pronto ad andare avanti anche senza l’ok europeo, a costo di rischiare una procedura di infrazione.
IL MERCATO ELETTRICO E L’INTERCONNESSIONE
La discussione sul livello del tetto è legata anche alla struttura del mercato elettrico italiano. La fonte principale evidenzia che, a differenza di Spagna e Portogallo, l’Italia è molto connessa dal punto di vista energetico: un prezzo dell’elettricità più basso rispetto ai Paesi vicini potrebbe incentivare le centrali italiane a esportare energia, con il rischio che gli impianti a gas producano di più. Un’analisi della Commissione europea rileva che la relazione tra prezzi del gas e dell’elettricità varia tra gli Stati membri in funzione dei mix di generazione e dei vincoli infrastrutturali. Nella Penisola iberica il gas influenza i prezzi in una minoranza delle ore, mentre in Italia il gas continua a fissare il prezzo nella maggioranza delle ore.
SICUREZZA ENERGETICA E CARBURANTI
Nel frattempo, secondo quanto riportato da la Repubblica, la bozza del nuovo regolamento europeo unificato su elettricità e gas prevederebbe un sistema di allarme europeo da attivare prima che una crisi diventi emergenza, con la possibilità per la Commissione di introdurre misure coordinate per ridurre i consumi e procedere ad acquisti comuni di gas utilizzando risorse del bilancio europeo. Resta intanto la pressione sui listini dei carburanti, con la benzina schizzata in media a 2,155 euro al litro e il gasolio arrivato a 2,335 euro.

