Secondo l’UNDP, “i Paesi in via di sviluppo stanno raggiungendo un punto critico nel tentativo di contenere gli impatti socio-economici negativi derivanti dagli shock dei prezzi di carburanti, energia, generi alimentari e trasporti”
Secondo le Nazioni Unite, in un contesto di shock dei prezzi del petrolio, i sussidi per il carburante quest’anno potrebbero superare i mille miliardi di dollari. L’organizzazione avverte inoltre che molti governi stanno esaurendo le risorse fiscali necessarie per sostenere sussidi, riduzioni delle tasse sui carburanti o tetti ai prezzi.
UNDP: NEL 2026 SUSSIDI PER OLTRE 1.000 MILIARDI DI DOLLARI
Come riporta Oilprice, le stime contenute in un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) indicano che, agli attuali prezzi dell’energia, i sussidi globali per i combustibili fossili nel corso del 2026 potrebbero facilmente superare la soglia dei mille miliardi di dollari.
“I Paesi stanno raggiungendo un punto critico nei loro sforzi per proteggere le fasce di popolazione più vulnerabili dai rincari dell’energia e dei generi alimentari”, si legge nel rapporto dell’UNDP.
I GOVERNI STUDIANO SUSSIDI, PRICE CAP E ALTRE MISURE
Secondo il programma ONU, la stragrande maggioranza degli interventi di politica governativa mira a proteggere la popolazione dagli aumenti dei prezzi attraverso sussidi, tetti tariffari e/o razionamento.
“La maggior parte delle richieste avanzate dai governi al sistema di sviluppo dell’ONU riguarda la mobilitazione di ulteriori risorse fiscali e finanziarie per far fronte a questo onere crescente”, ha dichiarato l’UNDP.
Le economie in via di sviluppo sono particolarmente vulnerabili e “stanno raggiungendo un punto critico nel tentativo di contenere gli impatti socio-economici negativi derivanti dagli shock dei prezzi di carburanti, energia, generi alimentari e trasporti”.
GLI EFFETTI DELLA CRISI IN MEDIO ORIENTE SUI COMBUSTIBILI FOSSILI
La crisi in Medio Oriente si ripercuote ben oltre i confini regionali: le ricadute del conflitto che coinvolge l’Iran sono infatti aggravate dal fenomeno El Niño, dalla crescente volatilità dei mercati obbligazionari e dalle limitazioni simultanee in quattro corridoi marittimi strategici: lo Stretto di Hormuz, il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb, il Mar Nero e il Canale di Panama.
“Questi effetti – afferma il rapporto dell’UNDP – si propagano ben oltre l’area mediorientale attraverso i settori dell’energia, dei prodotti alimentari, dei fertilizzanti, dei trasporti e del commercio, oltre che tramite la volatilità dei mercati finanziari. Ciò crea una complessa sfida di gestione degli shock per i Paesi in via di sviluppo, già alle prese con spazi fiscali limitati, elevati livelli di indebitamento, pressioni inflazionistiche e dipendenza dalle importazioni”.
I PAESI SI TROVANO TRA DUE FUOCHI
“Con l’impennata dei prezzi del petrolio verso i 100 dollari al barile, i governi si trovano di fronte a un dilemma più acuto: se scelgono di contenere i prezzi, necessitano di ulteriori risorse fiscali; se invece lasciano che i prezzi si trasferiscano sui consumatori finali, hanno comunque bisogno di risorse aggiuntive per proteggere le fasce vulnerabili attraverso trasferimenti monetari temporanei e mirati”.

