Per l’88% i costi pesano sul bilancio, con picchi al Sud e tra i giovani, mentre solo uno su quattro promuove il proprio Comune. Al meeting “Green Horizon 2026” emerge la spinta per un Ministero del Clima e un ruolo chiave per le agenzie locali dell’energia.
L’impatto economico della spesa per l’energia si salda in modo sempre più diretto con le conseguenze del riscaldamento globale, condizionando le abitudini domestiche e imponendo pesanti rinunce all’interno delle abitazioni. In Italia, sei cittadini su dieci (il 61%) dichiarano di aver rinunciato, almeno una volta nel corso dell’ultimo anno, a riscaldare o raffrescare adeguatamente la propria casa per ragioni economiche. Un dato che mette a nudo la diffusione della vulnerabilità energetica e che si inserisce in un quadro in cui l’88% della popolazione avverte il peso consistente dei costi energetici sul bilancio familiare, mentre l’86% guarda con timore alle ripercussioni che la crisi ecologica e i rincari avranno sulla qualità della vita nel prossimo decennio.
Il quadro emerge dall’indagine intitolata “Crisi climatica, questione energetica e qualità della vita dei cittadini”, condotta dall’Istituto Bollette troppo alte, gli italiani rinunciano a termosifoni e climatizzatori: l’indagine Piepoli-Renael per conto di RENAEL (la Rete nazionale delle agenzie energetiche locali) e presentata a Roma durante “Green Horizon 2026”, il Meeting nazionale delle Agenzie Energetiche Locali dedicato agli strumenti di accompagnamento per territori e amministrazioni nella transizione climatica.
IL PESO DELLE BOLLETTE: RINUNCE AL RISCALDAMENTO PER IL 61 PER CENTO
La sovrapposizione tra inflazione energetica e disagio abitativo evidenzia disparità anagrafiche e geografiche marcate. Se la media nazionale di chi ha limitato l’uso di riscaldamento o climatizzazione si attesta al 61%, la quota sale al 69% nella fascia anagrafica degli under 35 e raggiunge il picco del 71% nelle regioni del Mezzogiorno e nelle Isole. Alla base di queste privazioni vi è un giudizio ampiamente condiviso sulla sostenibilità delle bollette: per l’88% degli intervistati i costi dell’energia incidono in misura molto o abbastanza rilevante sulle finanze del proprio nucleo familiare, trasformando il controllo della temperatura domestica in una delle prime voci di spesa sacrificabili.
LA PERCEZIONE DELLA CRISI CLIMATICA TRA ONDATE DI CALORE ED EVENTI ESTREMI
L’urgenza ecologica non viene più percepita come una minaccia astratta o remota. Dalle rilevazioni dell’Istituto Piepoli risulta che per l’87% degli italiani la crisi climatica rappresenta un problema a ridosso della propria quotidianità, con l’88% del campione convinto che gli eventi meteorologici estremi abbiano subito un incremento di frequenza sul territorio in cui risiede. L’esperienza diretta costituisce il fattore determinante di questa consapevolezza: negli ultimi dodici mesi il 64% dei cittadini ha sperimentato in prima persona ondate di calore o temperature anomale e particolarmente elevate. Inoltre, l’86% della popolazione ritiene che i mutamenti climatici abbiano un impatto negativo concreto sia sulla salute fisica sia sul benessere psicofisico complessivo.
ENTI LOCALI SOTTO ESAME: VERDE URBANO E RIFUGI CLIMATICI TRA LE PRIORITÀ
A fronte della crescente esposizione ai rischi ambientali, il giudizio dei cittadini sull’operato delle istituzioni di prossimità si rivela severo: appena un italiano su quattro ritiene che la propria amministrazione comunale stia mettendo in campo un impegno adeguato per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Interrogati sulle soluzioni ritenute prioritarie per proteggere i contesti urbani, il 52% degli intervistati indica l’esigenza di incrementare gli alberi, i parchi e le aree verdi. Riscuote inoltre un consenso amplissimo l’ipotesi di realizzare spazi di protezione dedicati nelle città: il 76% degli italiani considera utile l’attivazione di un “rifugio climatico” all’interno del proprio quartiere per fronteggiare i picchi termici estremi.
LA PROPOSTA DI UN MINISTERO DEL CLIMA E IL COINVOLGIMENTO DEI TERRITORI
La ricerca fotografa parallelamente una marcata richiesta di protagonismo da parte delle comunità: l’85% dei cittadini chiede che i territori vengano coinvolti maggiormente nei processi decisionali legati alla transizione energetica. Sul versante dell’assetto istituzionale centrale, l’indagine registra un consenso del 76% a favore dell’istituzione di un Ministero del Clima nazionale, un dicastero con poteri di regia organica incaricato di coordinare l’azione di governo tra le politiche sanitarie, ambientali, energetiche, infrastrutturali ed economiche.
IL MEETING GREEN HORIZON 2026 E LE PAROLE DI BENEDETTA BRIGHENTI
I risultati della ricerca hanno animato la discussione a “Green Horizon 2026”, appuntamento che ha radunato a Roma oltre 80 tra sindaci e amministratori locali, insieme a rappresentanti della Commissione europea, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), di ENEA, CNR, Unioncamere, ANCI (rappresentata da Antonella Galdi) e di Roma Capitale, con l’assessore al patrimonio e alle politiche abitative Tobia Zevi.
Le sessioni di lavoro hanno affrontato la riqualificazione del patrimonio edilizio, l’efficienza energetica, l’accesso alle risorse comunitarie e tavoli specifici su economia circolare, distretti energetici, Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e digitalizzazione, per concludersi con una relazione sui principi costituzionali nell’era dei cambiamenti climatici a cura della direttrice generale di RENAEL, Benedetta Brighenti.
Commentando gli esiti del report, Benedetta Brighenti (che ricopre anche il ruolo di Presidente di AESS) ha richiamato la necessità di una risposta politica: “Questi dati dimostrano che clima ed energia non sono più temi separati: sei italiani su dieci hanno dovuto rinunciare a riscaldare o raffrescare adeguatamente la propria casa per ragioni economiche. È un dato che la politica non può ignorare. Le agenzie locali per l’energia sono ancora conosciute solo dal 45 per cento degli italiani, ma, una volta spiegato il loro ruolo, l’83 per cento ne considera utile la presenza sul territorio. È un’indicazione molto chiara: dobbiamo essere sempre più al fianco dei Comuni, delle famiglie e delle comunità più fragili, trasformando la transizione energetica in interventi concreti capaci di migliorare la qualità della vita”.

