Energie del futuro

Arabia Saudita: investe in idrogeno ma non rinuncia al petrolio

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L’Arabia Saudita costruirà il più grande impianto per l’idrogeno verde al mondo. Per almeno i prossimi cinque anni, però, il petrolio resterà il perno dell’economia

Lo scorso luglio la Air Products & Chemicals, importante società statunitense nel settore del gas, ha annunciato la costruzione di un grande impianto per la produzione di idrogeno “verde” in Arabia Saudita.

IN COSA CONSISTE IL PROGETTO

Il progetto vale 5 miliardi di dollari ed è il più grande al mondo di questo tipo. Sarà di proprietà di Air Products, della società saudita ACMA Powers e di Neom, la mega-città futuristica in costruzione al confine con l’Egitto e la Giordania.

L’impianto sarà alimentato da 4 gigawatt di energia solare ed eolica, che genereranno l’energia elettrica necessaria a produrre 650 tonnellate di idrogeno al giorno (l’equivalente di 15mila barili di petrolio). Una quantità che, secondo Air Products, permetterà di alimentare circa 20mila autobus a idrogeno. L’idrogeno prodotto nell’impianto verrà immesso sui mercati nella forma di ammoniaca, per essere riconvertito successivamente.

GLI OBIETTIVI SULLE RINNOVABILI

L’Arabia Saudita – o, più precisamente, il principe ereditario Mohammed bin Salman – ha grandi piani in mente per Neom, che prevedono anche di fare della città un polo per le rinnovabili e l’idrogeno. Più in generale, il regno ha interesse a mantenere una rilevanza energetica anche quando la domanda globale di petrolio raggiungerà il suo picco e comincerà a calare: per questo, sta intensificando gli sforzi per produrre combustibile nucleare ed esportare uranio, tra le altre cose.

Riad, inoltre, si aspetta di attirare investimenti nelle rinnovabili per oltre 20 miliardi di dollari entro il prossimo decennio. Qualche settimana fa l’amministratore delegato di National Grid – sussidiaria di Saudi Electricity Company – aveva detto che il paese intende generare 30 gigawatt di energia da fonti rinnovabili entro il 2025, per arrivare a 60 gigawatt entro il 2030.

PERCHÉ IL PETROLIO RESTERÀ IL PERNO

Fino a che l’impianto di idrogeno di Air Products non avvierà la produzione nel 2025, però, il petrolio continuerà a rimanere al centro dei piani economici sauditi. Riad infatti vuole aumentare il proprio output petrolifero, portandolo dagli attuali 12 milioni di barili al giorno a 13 milioni, nonostante la crisi del coronavirus abbia fatto calare notevolmente il valore del greggio.

L’Arabia Saudita ha infatti dalla sua, oltre alle enormi riserve, dei costi di produzione davvero minimi. Tuttavia, il bilancio del regno è molto dipendente dalle rendite petrolifere: Riad ha bisogno di prezzi al barile di oltre 80 dollari per far quadrare il budget.