Scenari

ArcelorMittal, in 662 al lavoro ma Fiom lamenta l’assenza di informazioni

Mittal

La multinazionale e i lavoratori sanno che la redditività è scarsa se resta il livello di 4.5 milioni di tonnellate l’anno, standard che bisogna necessariamente aumentare

Sono 662 nel complesso i lavoratori tornati al lavoro nello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto. Come riporta il Corriere del Mezzogiorno “a inizio settimana è ripartito, per un mese, il reparto Produzione Lamiere per lavorare 30 mila tonnellate, con il rientro in fabbrica di 380 lavoratori più un centinaio della manutenzione, fino a quel momento in cassa integrazione. Dal 10 marzo riprenderà la marcia il Treno nastri 1, fermo dal giugno scorso, e tornano al lavoro 182 dipendenti per due settimane su quindici turni. In totale si tratta di 662 persone che, almeno temporaneamente, si sganciano dalla cassa integrazione”.

L’altro giorno i dirigenti della multinazionale hanno informato i sindacati del riavvio del Treno nastri che, dopo le due settimane di produzione, si fermerà nuovamente in attesa di commesse. Lo standard di produzione dello stabilimento è tuttora condizionato dall’approvvigionamento delle materie prime, impossibile sullo sporgente 4, e dagli ordini dei committenti. È per questa ragione che Fiom-Cgil ha affermato che l’azienda ‘continua ad essere poco trasparente e a non fornire elementi utili alle organizzazioni sindacali per avere un quadro chiaro rispetto agli assetti produttivi’”.

“La multinazionale e i lavoratori sanno che la redditività è scarsa se resta il livello di 4.5 milioni di tonnellate l’anno, standard che bisogna necessariamente aumentare – prosegue il quotidiano -. Il cambio di management, avvenuto un mese fa con la sostituzione della prima linea straniera con un gruppo di manager italiani e tarantini conoscitori degli impianti e dell’ambiente locale, non è estraneo all’apparente nuova energia che pervade lo stabilimento. (…) Secondo Fabio Boccuni, Francesco Brigati e Giuseppe D’Ambrosio, delle rsu Fiom, ‘l’assenza di trasparenza rispetto agli attuali e futuri assetti produttivi non dà certezze in riferimento alle reali intenzioni della multinazionale, soprattutto in una fase in cui è ancora in piedi il contenzioso giudiziario tra Arcelor Mittal e Ilva in amministrazione straordinaria’”.

“A questo proposito Rocco Palombella, segretario generale Uilm, sottolinea che ‘l’accordo che si sta realizzando stravolge quello del 6 settembre 2018 che ha avuto il consenso del 93 per cento dei lavoratori. L’intesa prevederebbe l’allungamento di due anni dei tempi per il ritorno a lavoro dei 1.800 lavoratori in amministrazione straordinaria, il ridimensionamento degli interventi del risanamento ambientale, nuovi assetti societari nel lungo periodo, modifiche al contratto di affitto e tanti altri punti rilevanti”, ha concluso il quotidiano.