Scenari

Arrigoni: Il Recovery Fund? Fardello per le prossime generazioni

Arrigoni

Intervista di ENERGIA OLTRE al senatore e responsabile energia della Lega Paolo Arrigoni: “Con l’ambientalismo ideologico il governo rischia di ostacolare transizione ecologica e progresso”

Saranno i pregiudizi ideologici a condizionare il modo in cui verranno spesi i 209 miliardi del Recovery fund che l’Europa ha assegnato all’Italia. Soprattutto per quanto riguarda il settore ambientale ed energetico. Ne è convinto il senatore e responsabile energia della Lega Paolo Arrigoni che ne ha parlato con ENERGIA OLTRE dopo l’intervento in Aula di qualche giorno fa proprio sulle linee guida del governo per i fondi europei.

SOLDI DEL RECOVERY FUND UN FARDELLO SCARICATO SULLE PROSSIME GENERAZIONI

“Hanno detto agli italiani che dall’Europa arriverà una montagna di miliardi. Calma, facciamo chiarezza – ha spiegato -: intanto sul Recovery Fund e sul bilancio europeo non è affatto tutto deciso, perché continua lo scontro tra Europarlamento e Consiglio su come dividere le risorse e in quali tempi. Inoltre, gran parte dei 209 miliardi” del Recovery Fund “sono prestiti da rimborsare che sommati ai 100 di nuovo debito contratto dal Governo Conte in questi mesi – impiegati male con tanti sussidi e bonus a pioggia e pochi investimenti – rappresentano un fardello che viene scaricato sulle spalle delle prossime generazioni che dovranno ripagarlo con gli interessi” ha aggiunto Arrigoni ricordando che le spese per la ‘missione’ su transizione verde e clima dovranno essere almeno il 37% del totale della spesa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (che rappresenta la parte più importante programma del Next Generation EU, ndr).

PREOCCUPATI DALLE NUOVE IMPOSTE EUROPEE

“Noi come Lega siamo fortemente preoccupati perché per finanziare il pacchetto Recovery non solo verranno introdotte nuove imposte europee, come la tassa sulla plastica, ma verranno sottratti soldi agli agricoltori e alle imprese da altri programmi europei. Siamo preoccupati perché analizzando lo sterminato elenco (in totale sono 557, ndr) dei progetti dei vari ministeri, e leggendo le linee guida e i pareri improntati al volere della maggioranza, notiamo che il PNRR sta per diventare un libro dei sogni. Sono assenti obiettivi strategici come l’abbassamento delle bollette energetiche e la minore dipendenza energetica dall’estero. Troppi gli indirizzi generici. Mancano le priorità e manca l’analisi delle tante criticità presenti nel paese. Temiamo – ha precisato insomma Arrigoni – si giunga ad una distribuzione a pioggia dei miliardi, soprattutto al Sud, con pochi investimenti capaci di rilanciare l’economia”.

Secondo il senatore del Carroccio sono da stigmatizzare soprattutto gli stanziamenti a favore dei “monopattini cinesi che deturpano le città” e del “retrofit elettrico delle vecchie auto”.

I NUOVI OBIETTIVI UE RISCHIANO DI STRAVOLGERE I PNIEC APPENA APPROVATI

Non solo. “Siamo anche preoccupati per la decisione che assumerà a breve l’Europa che nel voler perseguire la neutralità climatica al 2050 ha intenzione di ridurre ulteriormente le emissioni di Co2 al 2030 – ha sottolineato Arrigoni -. Non più l’obiettivo del 40 ma il 55 o persino il 60% come votato la settimana scorsa dal Parlamento Europeo. Il nuovo obiettivo stravolgerà i PNIEC appena approvati degli Stati Europei, che dovranno così rivedere al rialzo gli già sfidanti obiettivi al 2030 che per l’Italia erano già lontani dall’essere raggiunti, ma soprattutto impatterà sui Piani industriali delle imprese mettendo in pericolo i posti di lavoro. E questo ci preoccupa perché uno Stato amico dovrebbe garantire lo sviluppo secondo il principio della neutralità tecnologica e non stressare le imprese che rischiano di arrivare al 2030 e 2050 stremate e senza risorse perché anticipate in tecnologie non mature. Anche perché, essendo globale la competitività, globale deve essere la lotta ai cambiamenti climatici che dunque non deve farla solo l’Europa responsabile del 10% di emissioni”.

MIOPE LA RISPOSTA SU ECONOMIA CIRCOLARE, RIFIUTI E IDROGENO

Per Arrigoni rischia di essere miope il contenuto delle linee guida anche su economia circolare e gestione dei rifiuti perché l’esecutivo insiste “nel non voler colmare il gap impiantistico presente nel paese. Vengono citati solo gli impianti per la frazione organica ma non i termovalorizzatori. La maggioranza si illude se pensa di raggiungere così gli obiettivi di raccolta differenziata, di conferimento in discarica, di recupero e riciclo. Di questo passo non è certo che fra 10 anni avremo Tir ad idrogeno verde, ma avremo ancora 200.000 Tir che ogni anno si muoveranno dal Sud al Nord, inquinando, per trasportare i rifiuti”. Lo stesso dicasi per l’idrogeno: “Bene la ricerca e sviluppo, ma non prendiamoci in giro! – ha puntualizzato il responsabile energia della Lega -. Questo vettore sarà disponibile su scala industriale tra qualche lustro, non prima di avere riempito di campi fotovoltaici il nord Africa. E nel frattempo?”.

SU IGNORA IL RUOLO DEL GAS

Nel frattempo potrebbe essere il gas a ricoprire quel ruolo ‘ponte’. “Ma irresponsabilmente il governo ignora il suo ruolo, rallentando così la transizione energetica. Ma piaccia o no, la decarbonizzazione passa per il gas, che sarà il vero protagonista in questa sfida, tanto da averlo scritto nel PNIEC – ha argomentato Arrigoni -. In questo senso è assurdo che si continui con la sospensione dei permessi di ricerca di idrocarburi, condannando il paese ad importare il 97% di gas con un aumento delle emissioni clima alteranti a causa del trasporto. Si fa finta di non sapere che ci sono settori industriali che non possono fare a meno del gas, come quello della ceramica, della carta, del vetro, dei laterizi e altri ancora. Se poi pensate si pensa di riconvertire entro il 2025 le centrali a carbone (attive per 7.900 MW) con solo fonti rinnovabili, che a parte l’idroelettrico non sono programmabili, ci si illude e basta. Con quale energia l’esecutivo pensa di rifornire le nostre imprese a partire da quelle in Sardegna?”.

IL RUOLO DELLE RINNOVABILI

A proposito di Fonti rinnovabili la situazione non è migliore per Arrigoni: “La maggioranza continua a straparlare nel volere un sistema elettrico basato solo su questo tipo di impianti, ma non riesce nemmeno a mettere il paese nelle condizioni di raggiungere gli attuali obiettivi al 2030, visto che stiamo marciando al 20-25% del dovuto. Figuriamoci quando i target saranno innalzati. Le aste per gli incentivi sono un flop e confermano il fallimento del decreto Semplificazione tanto sbandierato. I sistemi di accumulo, lo sviluppo delle stesse, non bastano”. Per questo dunque occorre, secondo l’esponente del Carroccio, “semplificare iter autorizzativi per nuovi e vecchi impianti anche per dare certezza agli investimenti, correggere il DM FER1, emanare il DM FER2 e individuare le aree idonee dove installare gli impianti”.

PRUDENZA SU EFFICIENZA ENERGETICA DEGLI EDIFICI E SUPERBONUS

Invita alla prudenza, invece su efficienza energetica degli edifici e superbonus: “Non solo serve la proroga che noi abbiamo chiesto e il governo ha bocciato, ma è stata bocciata anche l’estensione della misura alle strutture alberghiere e alle scuole paritarie. Altro che volano dell’economia! Da quanto è stato annunciato ad aprile i cantieri sono fermi. Non basta la proroga. Nel ginepraio di codici, tra norma primaria, decreti attuativi e circolare AE con interpretazioni estensive, emergono procedure troppo complesse e elevati rischi per beneficiari, tecnici e imprese, così come diverse sono ancora le criticità da risolvere e che abbiamo inutilmente suggerito: appartamenti A1 in condomini; edifici multifamiliari con impianto fognario funzionalmente comune; parti comuni appartamenti edificio di unico proprietario; edifici su demanio marittimo”.

LA MOBILITA’ SOSTENIBILE

Netto anche il giudizio sulla mobilità sostenibile: “Occorre mettersi in testa che nei prossimi decenni la domanda di combustibili liquidi nei trasporti di persone e merci non potrà azzerarsi – ha evidenziato Arrigoni -. E’ un grave errore dunque sostenere solo l’elettrico, che peraltro inquina perché ha un’impronta di carbonio, e per nulla i carburanti low carbon, che invece – unici in Italia – vengono tassati come i carburanti di fonte fossile. Questo non è decarbonizzare. La sostenibilità non può essere appannaggio di un solo settore. Abbiamo l’industria della raffinazione italiana, che oggi è in crisi con il crollo dei prezzi del greggio – e che deve essere sostenuta perché vuole continuare a convertirsi con R&D e industrializzazione verso la sostenibilità con bioraffinerie come quelle di Gela e Marghera – che si vuole affossare come quella della plastica, e che invece è risultata strategica durante il lockdown”.

GRAVE ELIMINARE I SAD

“Grave, inoltre, eliminare i SAD visto che oggi a larga diffusione non ci sono carburanti alternativi ai fossili, anche per il trasporto navale e aereo. Vessare i carburanti significa mettere in ginocchio interi settori – ha continuato il responsabile del Carroccio -. Perché invece con una necessaria riforma fiscale non evolviamo verso una tassazione basata sull’intensità carbonica dei singoli prodotti, dunque anche per la mobilità elettrica? Domando se non sia sbagliato fare l’analisi degli agenti clima alteranti solo allo scarico del mezzo, invece che considerare l’impronta di carbonio del sistema complessivo, cioè sull’accoppiata veicolo – vettore energetico? Peraltro è curioso come l’esecutivo abbia intenzione di sostenere la mobilità elettrica per contrastare l’inquinamento dell’aria, e cioè facendo finta di ignorare che con il blocco delle auto durante il lockdown le polveri sottili sono rimaste inalterate, mentre non si vuole incentivare il teleriscaldamento efficiente, almeno nelle cittá densamente urbanizzate, visto che il riscaldamento domestico è la principale causa dell’inquinamento atmosferico”.

Insomma, il timore di Arrigoni è che il Piano sia squilibrato verso la sostenibilità ambientale, a danno di quella economica e sociale “e sia viziato da pregiudizi ideologici come il no ipocrita al gas e allo sblocco delle gare distribuzione gas, alla plastica, al teleriscaldamento efficiente, ai termovalorizzatori, ai biocarburanti, alla cattura della CO2 e allo sviluppo dell’idroelettrico, unica fonte rinnovabile programmabile”.

NO AD AMBIENTALISMO IDEOLOGICO E CATASTROFICO E AL GRETINISMO IMPERANTE

“I no improntati alla decrescita felice, impediscono gli investimenti e negano il sostegno a filiere italiane di eccellenza che si rischia di affossare, come l’Automotive. Questo significa frenare la resilienza e la capacità di ripresa del paese”, ha avvertito l’esponente del Carroccio. “Temiamo inoltre che più dalle indicazioni del Parlamento, il Piano sarà dettato dai ‘desiderata’ pervenuti agli Stati Generali e sarà condizionato dal mainstream dell’ambientalismo ideologico e catastrofico, dal gretinismo imperante che influenza persino le quotazioni delle società in borsa. Con questo ambientalismo il governo rischia di ostacolare transizione ecologica e progresso, con l’assurdo di sprecare risorse economiche, a vantaggio di pochi e a discapito della ripresa e dell’occupazione, in particolare di molti settori in ginocchio le cui imprese non avranno un centesimo dal Recovery Fund, ma che fra pochi anni rischieranno di morire, se ancora sopravvissute, perché vessate da inevitabili manovre per il rientro del debito”, ha concluso Arrigoni.