Efficienza energetica e innovazione

In arrivo prestiti per l’efficienza energetica e marchio Ue per i fondi di investimento verdi

risparmio energetico

Sono alcune delle conclusioni a cui è giunto il gruppo di esperti di alto livello riunito dalla Commissione Ue per formulare proposte in vista di un piano di azione sulla finanza sostenibile. Incoraggiare i mutui nell’efficienza energetica potrebbe sbloccare miliardi di prestiti per i programmi di rinnovamento dell’edilizia verde in tutta Europa.

Incoraggiare prestiti e mutui a condizioni più favorevoli per interventi nel settore del risparmio energetico potrebbe sbloccare miliardi di euro a favore dei programmi di edilizia verde e rinnovabili di cui l’Europa ha bisogno per centrare gli obiettivi previsti per il 2030. È la conclusione a cui è giunto il gruppo di alto livello di esperti finanziari reclutati dalla Commissione europea nel rapporto finale “Financing a sustainable European Economy realizzato nel giro di appena dodici mesi. La relazione del gruppo costituirà la base del piano d’azione della Commissione sulla finanza sostenibile che presenterà nelle prossime settimane. Sia i risultati della relazione che il piano d’azione della Commissione saranno discussi in una conferenza ad alto livello che si terrà il 22 marzo a Bruxelles.

Per raggiungere gli obiettivi concordati a Parigi per il 2030, tra i quali vi è un taglio del 40% delle emissioni di gas serra, le stime parlano di circa 180 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi ogni anno. Il settore finanziario rappresenta, dunque, un ruolo chiave nel raggiungimento di questi target, visto che grandi quantità di capitali privati potrebbero essere mobilitati verso investimenti sostenibili. La Commissione europea è determinata a guidare il lavoro globale in questo settore e aiutare gli investitori attenti alla sostenibilità, a scegliere progetti e aziende adeguate. Da qui lo studio degli esperti.

Per Dombrovskis e Katainen la finanza privata ha un ruolo importante per assicurare la transizione energetica

La firma dell’accordo di Parigi nel 2015 ha segnato una pietra miliare per il mondo e l’economia globale – ha ammesso in una nota Valdis Dombrovskis, vicepresidente responsabile dell’Unione per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e i mercati dei capitali -. Ci stiamo muovendo verso una società a basse emissioni di carbonio, in cui le energie rinnovabili e le tecnologie intelligenti migliorano la qualità della vita, stimolando la creazione di posti di lavoro e la crescita, senza danneggiare il nostro pianeta. La finanza ha un ruolo importante da svolgere nello sponsorizzare un futuro sostenibile. Accolgo con favore l’eccellente lavoro del gruppo di alto livello che rappresenta un ottimo contributo per la nostra prossima strategia”. Sulla stessa linea anche Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione europea, responsabile per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività: “L’Ue è già all’avanguardia nell’investire in efficienza e infrastrutture sociali, non da ultimo attraverso il Fondo europeo per gli investimenti strategici e la maggiore attenzione rivolta all’azione per il clima. Allo stesso tempo, la creazione di un quadro favorevole per gli investitori privati è essenziale per realizzare la transizione verso un’economia circolare più pulita, più efficiente sotto il profilo delle risorse e più efficiente. La relazione finale del gruppo di lavoro ci fornisce una tabella di marcia per farlo e accogliamo con favore il loro prezioso contributo a questo importantissimo tema”.

Le conclusioni degli esperti: etichetta di sostenibilità e obbligazioni verdi standard

Trasformare la finanza sostenibile nella regola in tutta Europa richiederà anni, se non decenni – sottolineano gli esperti -. Dall’inizio dei lavori vi sono stati molti segnali della necessità di una finanza sostenibile e della sua rapida evoluzione. Le emissioni di gas a effetto serra stanno aumentando ancora una volta” e “stiamo perdendo molte specie animali” mentre le “disuguaglianze sociali continuano a frenare lo sviluppo globale”. Al tempo stesso però, sottolineano gli esperti, “un maggior numero di istituzioni finanziarie europee ha spostato le attività da ‘grigie‘ a ‘verdi‘ e un maggior numero di autorità finanziarie europee ha dimostrato come i fattori ambientali, sociali e di governance possano essere incorporati nelle regole del mercato mentre un maggior numero di utenti europei dei servizi finanziari ha chiesto nuove modalità per soddisfare i propri requisiti di sostenibilità. Per colmare il divario tra questa risposta impressionante, ma ancora frammentata, e le dimensioni delle minacce sistemiche occorre dunque “un quadro strategico per una finanza sostenibile a lungo termine” in grado di “migliorare anche la stabilità del sistema finanziario”. Nella relazione il gruppo di esperti ammette, infatti, la necessità che il settore finanziario si ricolleghi all’economia reale per “sostenere la transizione” verso una maggiore efficienza e una maggiore circolarità. Più nel concreto gli esperti propongono di introdurre un “sistema di classificazione in grado di chiarire al mercato cosa è sostenibile e cosa non lo è”. Ma anche di precisare gli obblighi degli investitori e migliorare la divulgazione da parte di istituzioni finanziarie e imprese del modo in cui la sostenibilità viene presa in considerazione nel processo decisionale. Infine, viene chiesta l’introduzione di un marchio europeo per i fondi di investimento verdi, l’inserimento della sostenibilità nei mandati delle autorità europee di vigilanza (AEV) e uno standard europeo per le obbligazioni verdi. AiCARR

Tra gli interventi più importanti l’efficienza energetica degli edifici: 130 mld da trovare tra i privati

Tra gli interventi previsti, come accennato, viene suggerito l’efficientamento energetico degli edifici. “Quasi i tre quarti del divario europeo in termini di investimenti in energia pulita è determinato proprio da questo settore che conta per ben 130 miliardi di euro all’anno, geograficamente concentrato negli Stati dell’Europa centrale e orientale. Storicamente, il finanziamento dell’efficienza energetica è stato considerato in gran parte un esercizio di finanza pubblica. Molti di questi programmi hanno creato un mercato e una serie di strumenti e approcci utili. E’ giunto il momento per le istituzioni finanziarie private – sostengono gli esperti – di entrare nel mercato su vasta scala. I modelli di finanziamento del settore privato che si concentrano sull’intera proposta di valore degli investimenti per l’efficienza energetica – e non solo sul valore attuale del risparmio energetico – possono svolgere un ruolo significativo”. Un ostacolo è costituito, tuttavia, dalla mancanza di una “marcatura” sistematica degli istituti finanziari sui prestiti al settore edilizio riguardanti prestazioni energetiche e dati ambientali. Senza queste informazioni, le banche non sono in grado di valutare efficacemente i prestiti o di generare attivi ipotecari efficienti dal punto di vista energetico che soddisfino i criteri per l’accesso al crescente mercato delle obbligazioni verdi. Per questo la Federazione europea dei mutui ipotecari sta sviluppando un “mutuo energetico efficiente” standardizzato, che permetterebbe una correlazione tra miglioramenti dell’efficienza e minore probabilità di insolvenza dei mutuatari.