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Auto elettriche, cos’è il Buy European Act su cui puntano Parigi e Berlino per schiaffeggiare USA e Cina

Buy European Act

Francia e Germania pronte a spingere perché Bruxelles vari una serie di misure protezionistiche sulla falsariga di quelle volute da Biden per tutelare l’auto elettrica made in USA. Duplice l’obiettivo: indurre gli americani a cambiare la legge e scudarsi dalla baldanza cinese. Macron rispolvera il Buy European Act del 2017…

I due principali produttori di auto europei sono già d’accordo: ripagare gli USA con la medesima moneta che escluda le auto elettriche che provengono da Oltreoceano dal mercato degli incentivi. Una misura che ricalca quella recentemente messa in campo dal Congresso statunitense, su precisa richiesta del presidente Joe Biden: tutte le Case estere che intendono distribuire nei 50 Stati devono approntare una filiera a stelle e strisce per la costruzione di veicoli e batteria, o non avranno accesso agli incentivi statali a favore della diffusione delle auto elettriche (che significa finire fuori mercato, visti gli alti costi dei modelli a spina).

La carica è già stata suonata dai francesi. Emmanuel Macron in un’intervista concessa a Les Echos non usa mezzi termini: “L’Europa deve preparare una risposta forte e agire molto rapidamente. Gli americani stanno comprando americano e stanno portando avanti una strategia di aiuti pubblici molto aggressiva. I cinesi stanno chiudendo il mercato. Non possiamo essere l’unico spazio – il più virtuoso dal punto di vista climatico – a ritenere che non ci possano essere delle preferenze europee”.

AUTO ELETTRICHE, RITORNO AL PROTEZIONISMO?

Sia gli USA sia l’Europa avevano come obiettivo principale fermare la baldanza cinese: Pechino è infatti pronta a invadere il mercato Occidentale dell’auto coi suoi marchi EV a prezzi vantaggiosi. La mossa statunitense, però, ha finito per danneggiare anche il Vecchio continente che certo non starà fermo a guardare. “Ci sono Cina e Stati Uniti che proteggono la loro industria, mentre l’Europa rimane aperta a tutti. Dobbiamo cambiare”, ha spiegato Macron in televisione. La necessità di dare maggior protezione agli attori della mobilità elettrica europei sarebbe stato oggetto del recente incontro con il cancelliere federale tedesco Olaf Scholz ed entrambi i leader si sarebbero trovati d’accordo, a detta dell’inquilino dell’Eliseo, sull’ipotesi di assicurare che eventuali incentivi all’acquisto siano riservati solo ad auto prodotte in Europa, predisponendo una misura che ricalchi quella di Biden.

MACRON TORNA ALL’ATTACCO COL BUY EUROPEAN ACT

Per l’occasione, Macron avrebbe rispolverato un vecchio cavallo di battaglia: il Buy European Act che propose nel 2017 ma che trovò la ferma opposizione sia di Bruxelles – che non voleva violare gli accordi WTO in essere – sia di Angela Merkel, allora alla guida della Germania, decisa a salvaguardare l’automotive tedesco che, è ben noto, ha fortissimi rapporti con la Cina (soltanto Volkswagen realizza circa il 40% delle vendite e la metà dei profitti in Cina). Con una pandemia di mezzo ma, soprattutto, con una rincorsa all’elettrico che pare ridisegnare le filiere, svantaggiando quelle del Vecchio continente, la posizione di Berlino è mutata enormemente, mentre Bruxelles ha già ventilato nei giorni scorsi la possibilità di ricorrere a misure altrettanto drastiche come quelle USA.

I COLLOQUI IN CORSO UE-USA

Negli ultimi giorni è stato aperto tavolo delle trattative USA – Unione europea sull’Inflation Reduction Act. La legge ha reso circa il 70% dei veicoli elettrici immediatamente non ammissibili ai crediti d’imposta fino a 7.500 dollari per veicolo. Pochi giorni prima, il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, si è incontrato con la rappresentante statunitense per il commercio Katherine Tai, la segretaria al Commercio, Gina Raimondo e la segretaria al Tesoro, Janet Yellen. Anche in quell’occasione si è parlato della differenza di vedute tra Vecchio e Nuovo continente sulla mobilità elettrica.

“Il mese scorso la Tesla Model Y è stata l’auto più venduta in Germania. Ciò non sarebbe stato possibile senza l’aiuto non discriminatorio dell’Ue, mentre le auto elettriche dell’Unione non ottengono un sussidio simile negli Stati Uniti: è questa la discriminazione che vogliamo affrontare”, aveva sibilato il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, prima di incontrare gli omologhi dell’esecutivo a stelle e strisce stelle e strisce. Potrebbe trattarsi di un bluff finalizzato a spingere gli americani a cambiare l’impianto della norma: sta di fatto che aver solo fatto accenno al vecchio European Buy Act ha già messo in guardia gli statunitensi.

La Francia, del resto, incalza Bruxelles, come si evince dalle dichiarazioni che il ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha rilasciato in occasione del Salone dell’Auto di Parigi: “O si riesce a far cambiare loro idea o non c’è ragione perché la Francia e l’Europa non facciano altrettanto. Per il bene dell’ambiente e dell’economia”. “Non possiamo perdere neppure un giorno, perché ogni giorno perso è un mercato perso, e i mercati persi sono quelli più difficili da riconquistare”, ha concluso con termini perentori il ministro.

A dicembre si terrà il Consiglio transatlantico per il commercio e la tecnologia (TTC) che potrebbe essere l’occasione giusta per riavvicinare le due sponde dell’Atlantico senza arrivare all’arbitrato dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), che vorrebbe dire che Bruxelles e Washington sono ormai ai ferri corti. Intanto, però, l’Ue prova a risolvere la situazione per via diplomatica, avanzando le istanze che saranno poi mercanteggiate con gli americani dalla nuova task force ad hoc.

LE RICHIESTE ALL’UE DELLA FILIERA EUROPEA AUTOMOTIVE

Che l’Ue debba fare qualcosa per aiutare i marchi europei ad affrontare la sfida della mobilità elettrica lo dice pure il comparto automobilistico del Vecchio continente. “Abbiamo bisogno di condizioni di parità a livello globale”. È la richiesta dell’intera filiera automobilistica: una nota congiunta firmata da Acea (la principale associazione dei costruttori), Cecra (concessionarie e riparatori), Ceemet (aziende metalmeccaniche), Clepa (fornitori) ed Etrma (pneumatici) in cerca del sostegno politico perché “L’industria non può assorbire costi così elevati a lungo termine, soprattutto di fronte alla concorrenza” di Stati Uniti o Cina, senza contare che i prezzi di elettricità e gas “pregiudicano la competitività globale dell’industria dell’Ue e richiedono una risposta politica globale e coordinata”.

E qui entra in gioco il legislatore comunitario. Acea, Cecra, Ceemet, Clepa ed Etrma, pur apprezzando le recenti iniziative a livello nazionale ed europeo, sottolineano le “persistenti incertezze sull’attuazione e sull’efficacia” delle misure intraprese e quindi chiedono con urgenza “un dialogo strutturato”. Quanto alla transizione green “L’industria sta facendo del suo meglio per formare e riqualificare i propri dipendenti, ma non può farlo da sola. Ciò richiede anche politiche attive del lavoro da parte degli Stati membri”. Le associazioni evidenziano pure la necessità che venga garantita una parità di condizioni per evitare una concorrenza sleale tra siti di produzione in diversi Stati membri: “In questo caso, la Commissione europea ha un ruolo essenziale da svolgere”. “Abbiamo bisogno di un’azione forte e coordinata a livello Ue che sostenga sia il settore sia i consumatori. Siamo pronti a collaborare con i responsabili politici per garantire il successo della transizione alla mobilità”, concludono le 5 organizzazioni.

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