Il decreto Bollette bis prevede rimborsi alle centrali parametrati al Ttf sopra i 58,9 euro/MWh, con Pun a 160 euro e tagli del 10% sui costi finali.
L’esecutivo guidato dalla premier Giorgia Meloni ha nuovamente rinviato l’approvazione del decreto Bollette come era già accaduto in occasione dell’ultima riunione, il 28 ottobre. Una serie di dubbi sollevati dalla Ragioneria avrebbero infatti fatto desistere il governo rinviando nuovamente l’esame de provvedimento probabilmente a lunedì prossimo.
Il provvedimento introduce un meccanismo di contenimento dei costi energetici per rispondere all’escalation delle tensioni legate all’inflazione e alle proteste sul costo della vita, recependo l’accordo raggiunto venerdì 16 ottobre tra il governo italiano e la Commissione europea sulle clausole di standstill e sulla limitazione del prezzo del metano utilizzato per la produzione termoelettrica.
IL MECCANISMO DEL “TOPE” SPAGNOLO E IL CAP A 58,9 EURO AL MEGAWATTORA
L’impianto regolatorio, ricostruito sulla base di una bozza visionata da Bloomberg, mutua lo schema dal cosiddetto “modello spagnolo”, ovvero il “tope” adottato da Madrid durante la precedente crisi energetica per sganciare parzialmente le quotazioni dell’elettricità da quelle del metano. La misura fissa una soglia di riferimento per il gas destinato alla generazione elettrica pari a 58,90 euro per megawattora (MWh).
La struttura poggia sul differenziale con i listini all’ingrosso del combustibile: l’importo dei rimborsi economici riconosciuti agli impianti non potrà infatti oltrepassare lo scarto registrato tra il prezzo di riferimento del gas sul mercato europeo identificato nel Title Transfer Facility (TTF) di Amsterdam, e la soglia base di 58,9 euro.
GLI IMPATTI SUL PUN, I RISPARMI IN BOLLETTA E IL RUOLO DI ARERA
L’architettura operativa dell’intervento viene demandata all’Arera a cui spetterà il compito di definire e quantificare i contributi economici spettanti ai singoli impianti di generazione a gas. L’applicazione del tetto a 58,9 euro/MWh dovrebbe consentire di calmierare il prezzo dell’elettricità all’ingrosso, allineando il Prezzo Unico Nazionale (PUN) a circa 160 euro per megawattora.
La compressione dei listini sul mercato all’ingrosso è destinata a trasferirsi a cascata sui consumatori finali: il beneficio complessivo stimato sulle forniture energetiche di famiglie e imprese si aggira intorno a una riduzione del 10% dell’importo delle bollette.
IL FINANZIAMENTO MEDIANTE ONERI E LO SCUDO PER IL PREZZO FISSO
Sotto il profilo delle coperture, il sistema dei rimborsi destinati alle centrali non peserà sul bilancio generale dello Stato. Le risorse necessarie verranno reperite attraverso specifici oneri applicati direttamente sul mercato dell’energia elettrica, il cui calcolo sarà parametrato in misura proporzionale ai volumi di elettricità effettivamente prelevati dai clienti finali.
A tutela degli utenti, la bozza segnalata da Bloomberg evidenzia la presenza di uno scudo di salvaguardia: sono disposte esenzioni mirate per determinate tipologie di fornitura già coperte da contratti a prezzo fisso stipulati prima dell’entrata in vigore del provvedimento. L’intero impianto straordinario dei rimborsi potrà restare in vigore per una durata temporale massima di 18 mesi.

