Scenari

La Cambogia deve già rinunciare al sogno petrolifero

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KrisEnergy, l’azienda che gestiva l’unico giacimento di petrolio della Cambogia, ha detto di non essere in grado di ripagare i suoi debiti

KrisEnergy, l’azienda singaporiana che gestiva l’unico giacimento di petrolio attivo della Cambogia, ha annunciato di non essere in grado di ripagare i propri debiti e che “procederà con la liquidazione”. È un brutto colpo per la Cambogia e per la sua ambizione di diventare un produttore petrolifero di peso.

IL DEBITO DI KRISENERGY

Appena lo scorso dicembre KrisEnergy aveva celebrato l’estrazione del primo greggio dal campo di Apsara, una concessione offshore, cioè situata in mare, conosciuta anche come Blocco A. Già allora però si guardava con preoccupazione al grosso debito della società: dal 2019 KrisEnergy godeva di una particolare protezione dai creditori e aveva cercato di ristrutturare debiti per oltre 500 milioni di dollari.

RISERVE INFERIORI DEL PREVISTO

A marzo è stato rivelato che la produzione ad Apsara era inferiore rispetto a quanto previsto. Uno studio indipendente ha poi mostrato che l’output dal sito sarebbe stato probabilmente solo una “piccola frazione” del volume stimato prima dell’inizio delle attività di sviluppo.

La scarsa produttività del giacimento ha fatto sì che il tentativo di ristrutturazione del debito di KrisEnergy, che si appoggiava sul flusso di cassa garantito dal progetto cambogiano, non fosse più praticabile.

Non è chiaro – precisa il Nikkei Asia – quale sia attualmente lo stato delle attività ad Apsara.

NESSUNA ALTERNATIVA

KrisEnergy ha fatto sapere che le sue passività superano il valore dei suoi asset, e di non avere un’opzione alternativa per la ristrutturazione.

KrisEnergy possiede delle quote di interesse in otto licenze tra Cambogia, Bangladesh, Indonesia e Thailandia. I suoi asset produttivi sono tre: il campo cambogiano di Apsara, un giacimento di greggio e gas in Thailandia e uno di gas in Bangladesh.

Fra questi, la società si è concentrata in particolar modo sulla Cambogia. Nel 2014 ha infatti acquistato la quota di maggioranza del Blocco A dalla compagnia statunitense Chevron. Nel 2017 ha firmato un accordo di produzione con il governo cambogiano.

LE ASPETTATIVE SUL BLOCCO A

Le riserve del Blocco A – stimate inizialmente in 400-500 milioni di barili – erano un tempo considerate una fonte potenziale di entrate per miliardi di dollari. Queste stime sono poi state riviste e il valore del giacimento è calato notevolmente per via della bassa recuperabilità e degli alti costi di estrazione.

Il primo ministro cambogiano, Hun Sen, aveva descritto l’inizio della produzione petrolifera – dopo anni di ritardi e rimandi – come un “passo importante” per il settore energetico nazionale e per la diversificazione dell’economia. Gli analisti ritenevano tuttavia che l’industria petrolifera cambogiana sarebbe stata troppo piccola per trainare lo sviluppo del paese.