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Anche il Canada ridurrà l’offerta di petrolio

Canada

L’OPEC+ monitora con attenzione i produttori di petrolio nordamericani. Ma il Canada – secondo gli analisti – non rappresenta una minaccia per il gruppo

Il mese prossimo alcuni dei principali produttori di greggio nelle oil sands del Canada ridurranno la loro produzione di circa mezzo milione di barili al giorno. La decisione avrà l’effetto di restringere l’offerta di petrolio sui mercati, e causerà probabilmente un ulteriore aumento dei prezzi.

COSA DICONO LE SOCIETÀ CANADESI

La società petrolifera canadese Canadian Natural Resources ha infatti intenzione di condurre dei lavori di manutenzione al proprio sito di estrazione e lavorazione del bitume di Horizon: dureranno trenta giorni – l’intero mese di aprile – e andranno a ridurre l’output di circa 250mila barili al giorno.

Un’altra società, Suncor Energy, procederà con una revisione approfondita all’unità U2, con un taglio dell’output di 130mila barili al giorno. Infine, anche Syncrude Canada diminuirà la sua produzione di 70mila barili al giorno per effettuare operazioni di manutenzione.

L’ALBERTA E L’OPEC+

L’OPEC+, il gruppo guidato da Arabia Saudita e Russia e che racchiude alcuni dei principali esportatori di petrolio, ha deciso di non aumentare l’output per il prossimo mese: la discussione verteva sulla possibilità di alzare i livelli di offerta attuali per 1,5 milioni di barili al giorno, ma il gruppo ha preferito aspettare. I tagli provenienti dalla regione canadese dell’Alberta, dove si concentrano le riserve nazionali di greggio, potrebbero quindi favorire una crescita ancora maggiore dei prezzi del petrolio: dopo la crisi del 2020, il benchmark Brent si scambia ora a circa 70 dollari al barile.

COSA PENSA L’OPEC DEL NORDAMERICA

L’America del nord è una delle regioni monitorate con maggiore attenzione dall’OPEC+, che teme la possibilità di forti aumenti della produzione – soprattutto da parte degli Stati Uniti, ma anche dal Canada – che vadano di fatto a vanificare gli sforzi del gruppo per la gestione del mercato petrolifero globale e del rapporto domanda-offerta.

Non a caso, dopo il vertice OPEC+ di giovedì scorso, il ministro dell’Energia saudita, Abdulaziz bin Salman, ha proposto una collaborazione tra Arabia Saudita, Russia, Stati Uniti e Canada “e tutti gli altri paesi ben dotati di riserve di idrocarburi”.

PERCHÉ IL CANADA NON È MINACCIA PER L’OPEC

Il contributo del Canada per la riduzione dell’offerta, così come il rallentamento della produzione negli Stati Uniti, non sono però strategie “deliberate” di gestione del mercato, ha spiegato Bloomberg.

Secondo gli analisti, il settore petrolifero canadese non rappresenta una grande minaccia agli sforzi dell’OPEC+. I particolari processi di estrazione rendono il bitume proveniente dai giacimenti di oil sands più inquinante rispetto al greggio tradizionale e di conseguenza meno “adatto” ad attirare acquirenti nel nuovo contesto low-carbon internazionale. Già nel 2017, ad esempio, la compagnia norvegese Equinor aveva annunciato che non avrebbe più investito nelle oil sands.

Il bitume estratto dalle sabbie, denso e viscoso, viene spesso lavorato fino all’ottenimento di un greggio sintetico e leggero simile ai benchmark Brent e West Texas International.

Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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