Scenari

Il carbone crolla con la pandemia, ma la “ripresa marrone” è possibile

cina australia

Nonostante la minore competitività generale del carbone, uno studio dell’Istituto Potsdam non esclude la possibilità di una “ripresa marrone”, specie in Asia sud-orientale

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change e realizzato dall’istituto di ricerca tedesco Potsdam ha evidenziato come la quota di energia generata dal carbone sia stata quella che, tra tutte, è diminuita di più a causa della pandemia di coronavirus. Lo studio ha analizzato i livelli di emissioni e la domanda di elettricità negli Stati Uniti e in India – due dei principali emettitori di gas serra al mondo –, e anche in Europa.

RISULTATI SORPRENDENTI

Ottmar Edenhofer, economista e direttore dell’Istituto Potsdam, ha detto che i risultati dello studio – di cui è co-autore – sono stati sorprendenti, perché solitamente è il gas naturale la fonte di energia con i costi operativi più alti. Le centrali a gas, dunque, sono spesso le prime a venire messe fuori servizio in situazioni di calo della domanda energetica. Ma il crollo dei prezzi del gas durante la fase più acuta della pandemia, l’anno scorso, deve aver ribaltato la situazione e reso invece il carbone più costoso.

I PROBLEMI DEL CARBONE

Il carbone è la fonte di energia che produce più anidride carbonica: anche i cali di domanda più contenuti che mandano fuori servizio le centrali alimentate con questo combustibile, quindi, hanno l’effetto di ridurre notevolmente i livelli di emissioni di gas serra. La combustione del carbone è inoltre causa di inquinamento dell’aria, e rilascia tossine che sono state collegate a problemi cardiaci, polmonari e anche ad alcuni disturbi neurologici, come riporta il New York Times.

IL CALO DELLE EMISSIONI

In alcune delle regioni analizzate dallo studio, ad un calo del 20 per cento della domanda di energia rispetto alle medie mensili del 2019 è corrisposta una diminuzione fino al 50 per cento delle emissioni di CO2. I cali delle emissioni legate alla domanda di carbone sono stati particolarmente evidenti in Germania, in Spagna e nel Regno Unito.

IL RUOLO DELLE FONTI RINNOVABILI

Lo studio dice che la tendenza a distaccarsi dal carbone potrebbe proseguire anche una volta terminata la pandemia. E questo perché gli impianti che utilizzano fonti di energia rinnovabile – come l’eolico e il solare – sono sì più costosi da costruire, ma una volta completati eliminano il bisogno di acquistare combustibile per la loro alimentazione.

Un altro studio, realizzato dal centro di ricerca sul clima e l’energia Ember Climate, ha mostrato come, a livello globale, nel 2020 la capacità eolica e solare installata sia aumentata nonostante la pandemia. Una volta che la domanda energetica si riprenderà del tutto, le fonti rinnovabili o a basse emissioni di carbonio manterranno probabilmente una quota consistente nei mix energetici, visti anche i loro bassi costi operativi.

IL CARBONE E LA “RIPRESA MARRONE”

Lo studio dell’Istituto Potsdam sottolinea tuttavia la possibilità di una “ripresa marrone”, fondata sull’espansione della capacità a carbone. È una possibilità concreta specialmente in alcune parti del Sud-est asiatico, dove la domanda di energia sta crescendo molto ma i progetti sulle rinnovabili potrebbero faticare ad imporsi a causa degli alti tassi di interesse, che ne fanno lievitare i costi.