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Combustibili fossili, nel 2022 dalle banche finanziamenti per 673 miliardi di dollari

Dal 14° rapporto annuale “Banking on Climate Chaos” è emerso che lo scorso anno il finanziamento dei combustibili fossili da parte delle banche è stato inferiore a quello del 2016

Il finanziamento dei combustibili fossili da parte delle 60 maggiori banche del mondo nel 2022 è sceso a 673 miliardi di dollari, dai 742 miliardi di dollari del 2021. È quanto è emerso dal 14° rapporto annuale “Banking on Climate Chaos”, pubblicato oggi dalle organizzazioni non governative e della società civile Rainforest Action Network e Oil Change International.

Secondo il rapporto, i maggiori profitti per le compagnie petrolifere e del gas hanno portato ad una riduzione dei prestiti. Al contempo, i finanziamenti per le più grandi aziende di GNL sono aumentati da 15,2 a 22,7 miliardi di dollari, in risposta alle preoccupazioni sulla sicurezza energetica.

L’ANALISI SU 60 GRANDI BANCHE MONDIALI

Approvato da 625 organizzazioni, il report ha esaminato le 60 maggiori banche commerciali e di investimento del mondo per asset secondo l’agenzia di rating Standard & Poor’s e ha rilevato che, per la prima volta, lo scorso anno il finanziamento dei combustibili fossili da parte delle banche è stato inferiore a quello del 2016, ma ha avvertito che ciò non è stato il risultato di politiche più ambiziose.

“È improbabile che questo cambiamento diventerà una tendenza positiva a lungo termine, perché nel 2022 l’elemento più importante sono stati i profitti dei combustibili fossili, non le politiche bancarie”. Lo studio ha affermato che lo scorso anno “diversi grandi attori” nel settore del petrolio e del gas non hanno preso prestiti. “Poiché la maggior parte delle politiche bancarie non esclude il finanziamento per le società di combustibili fossili – afferma il rapporto – non c’è motivo di pensare che il 2022 sia stato altro se non un valore anomalo temporaneo nella traiettoria della finanza dei combustibili fossili”.

IL FINANZIAMENTO PER I PROGETTI GNL

Il rapporto ha rilevato che nel 2022 il finanziamento da parte delle banche dei progetti GNL è aumentato di quasi il 50% all’anno, sulla scia delle preoccupazioni per la sicurezza energetica innescate dalla guerra della Russia contro l’Ucraina. La giapponese Misuho è stata il principale finanziatore di progetti GNL, con lo sviluppatore di progetti LNG USA Venture Global e l’azienda elettrica giapponese Jera come suoi principali clienti. “Gli sviluppatori hanno rispolverato dozzine di proposte per terminal di esportazione in Nord America, Qatar, Africa e Australia”, hanno scritto gli autori del rapporto, aggiungendo che hanno anche “portato avanti dei terminal di importazione in Europa e Asia, anche se gli eventi attuali hanno evidenziato i rischi di dipendere da un mercato globale volatile per le importazioni di gas fossile”.

LE BANCHE CHE FINANZIANO DI PIÙ

Il finanziamento dei combustibili fossili, si legge ancora nello studio, rimane dominato da “una manciata di banche” con sede negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone. Lo scorso anno la banca canadese Royal Bank of Canada è stata il più grande finanziatore mondiale dell’industria dei combustibili fossili, con 42,1 miliardi di dollari, sebbene JP Morgan rimanga in testa alla lista per il periodo 2016-22, con 434,1 miliardi di dollari.

La banca francese BNP ha superato i suoi competitor europei nel finanziamento dei combustibili fossili, con 20,8 miliardi di dollari. Nell’area Asia-Pacifico, Mitsubishi UFJ Financial Group (MUFG) è stata il più grande finanziatore del settore, con 29,5 miliardi di dollari. Secondo le ONG, le banche canadesi, giapponesi e francesi tra il 2021 e il 2022 hanno tutte aumentato la loro quota di finanziamento totale, mentre le banche statunitensi hanno fornito il 28% del finanziamento totale, leggermente meno del 33% fornito nel 2021.

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