Solo il 27% degli obiettivi fissati per il 2025 è stato raggiunto a causa di norme confuse e reti sature. La Commissione Europea ammette il fallimento dei target e annuncia nuove tutele per lo stoccaggio.
La rivoluzione energetica dal basso, che avrebbe dovuto trasformare i cittadini europei in protagonisti della transizione ecologica, rischia di rimanere un miraggio burocratico. Secondo la Relazione Speciale 10/2026 pubblicata oggi dalla Corte dei Conti Europea, il progetto delle “comunità energetiche” sta incontrando ostacoli normativi e tecnici insormontabili che ne frenano drasticamente lo sviluppo.
I RISULTATI DELUDENTI RISPETTO ALLE AMBIZIONI
Le previsioni iniziali della Commissione Europea parlavano di una crescita impetuosa: entro il 2030, le comunità energetiche avrebbero dovuto detenere il 17% della capacità eolica e il 21% di quella solare in Europa. Tuttavia, la Corte dei Conti definisce queste stime “eccessivamente ottimistiche”. Secondo le proiezioni aggiornate degli auditor, la quota reale di produzione di energia rinnovabile in mano ai cittadini si fermerà probabilmente intorno al 4%.
IL DIVARIO TRA STATI MEMBRI E IL CASO ITALIA
L’audit ha evidenziato profonde disparità tra i ventisette Paesi membri. In particolare, per l’Italia è emerso che, nonostante il pieno recepimento formale delle direttive, le informazioni fornite ai cittadini risultano spesso frammentate e difficili da interpretare senza il supporto di consulenti esperti.
LA REPLICA DELLA COMMISSIONE E LE PROSPETTIVE FUTURE
La Commissione Europea, in risposta ai rilievi della Corte, ha accolto le raccomandazioni ammettendo che l’obiettivo della strategia solare non sarà raggiunto entro i tempi stabiliti
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RELAZIONE CORTE DEI CONTI UE
RISPOSTA DELLA COMMISSIONE UE


