Scenari

Confindustria lancia l’allarme sul gas

Confindustria

Con lo sviluppo dell’import di altro gas russo l’Italia “rischia di essere un’isola nel sistema comunitario che rischia di divenire strutturale. Tutto questo nonostante l’Italia si trovi in una posizione strategica”.

Il gas è il principale alleato delle rinnovabili nell’ambito del piano di decarbonizzazione individuato dal Pniec. E per quanto riguarda la direttiva Ue sul mercato interno del gas non ci sono rischi da eventuali deroghe ai principi generali sui gasdotti esistenti provenienti da Sud che arrivano in Italia. Lo ha detto il presidente del Gruppo tecnico Energia di Confindustria, Giuseppe Pasini, in audizione alla commissione Attività produttive della Camera, sulla direttiva europea sul mercato del gas naturale.

CINQUE LINEE STRATEGICHE

Nel corso dell’audizione Pasini ha individuato cinque linee strategiche da seguire per poter valorizzare il patrimonio italiano nell’uso del gas: rafforzare l’integrazione con il sistema elettrico; accompagnare la crescita dei consumi di gas nei trasporti, liberando anche le potenzialità del biometano; proseguire nello sfruttamento efficiente delle infrastrutture esistenti e nel loro eventuale potenziamento, e diversificare fonti e rotte di approvvigionamento; favorire lo sfruttamento della produzione nazionale di gas; migliorare la regolazione dei transiti all’interno dell’Europa.

LE SFIDE DEL PNIEC

“Le sfide poste dal Piano nazionale integrato energia e clima, riguardo gli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni, portano a considerare il gas naturale come uno dei protagonisti del sistema energetico nel prossimo futuro: il basso impatto ambientale e l’elevata flessibilità ne fanno infatti il principale alleato delle fonti rinnovabili, in un’ottica di decarbonizzazione”. Per questo, “occorre che il Governo lavori a livello europeo per eliminare le barriere nel settore del gas naturale e ampliare la competizione nel mercato, assicurando un medesimo level playing field per tutti i consumatori, civili e industriali – ha detto Pasini -. Ciò dovrà essere operato attraverso misure nel breve e medio termine in ambito nazionale e internazionale volte a ridurre e progressivamente eliminare i gap competitivi, sostenendo la domanda industriale, sviluppando il mercato e promuovendo l’offerta del gas”.

NESSUN PROFILO DI RISCHIO PER I GASDOTTI

Sul dlgs della direttiva Ue sul mercato interno del gas, invece, “non si ravvisano particolari profili di rischio in merito alla possibilità da parte del Governo di derogare dall’applicazione dei principi generali ai gasdotti esistenti provenienti da Sud che arrivano in Italia, parlo della Tunisia e del Greenstream dalla Libia”.

CON IL RADDOPPIO DEL NORD STREAM L’ITALIA RISCHIA DI ESSERE UN’ISOLA

Per inquadrare la modifica alla precedente ‘direttiva gas’ “occorre ricordare la decisione della Germania di raddoppiare il Nord Stream” che comporta “ulteriore concentrazione delle forniture dalla Russia che potrebbe soddisfare circa la metà dei fabbisogni Ue”. La modifica alla precedente ‘direttiva gas’, “ha pertanto posto l’accento sulle potenziali distorsioni che possono derivare da strategie di importazione non armonizzate ma non si è occupata delle distorsioni insite nell’architettura stessa del sistema europeo, ovvero legate alla mancata integrazione dei mercati nazionali. Le istituzioni europee dovrebbero infatti considerare contestualmente gli obiettivi di sicurezza del continente e le esigenze di competitività dei mercati, attraverso lo sviluppo di strutture tariffarie che promuovono l’integrazione degli stessi e di una visione strategica più ampia – ha aggiunto Pasini -. Nel corso degli ultimi anni l’Ue ha cercato di favorire l’integrazione dei mercati gas”. Per Confindustria, con lo sviluppo dell’import di altro gas russo porta a “un progressivo allineamento dei valori di mercato tra i paesi del centro nord Europa” ma l’Italia “rischia di essere un’isola nel sistema comunitario che rischia di divenire strutturale. Tutto questo nonostante l’Italia si trovi in una posizione strategica”. Dobbiamo chiederci quindi perché il nostro governo all’interno della discussione che si era aperta in sede comunitaria non abbia sollevato il tema della competitività del mercato” come la creazione di “un sistema tariffario armonizzato” una riflessione sull’ottimizzazione delle infrastrutture, infine il recepimento della direttiva potrebbe essere un’utile occasione per risolvere le problematiche come le gare di ambito per le concessione del servizio ora bloccate”.