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Copasir: diversificare fonti energetiche e sedi di approvvigionamento

Copasir

Sono le conclusioni della Relazione sulla sicurezza energetica avviata a settembre. Urso:  il settore energetico “è oggi esposto a minacce che destano profonda preoccupazione, e lo stesso presenta un livello intrinseco di vulnerabilità a causa della dispersione delle fonti di produzione, ai costi complessivi da sostenere, alle carenze negli investimenti che sarebbe necessario promuovere

Uno degli obiettivi principali da raggiungere, “è la diversificazione delle fonti energetiche e delle sedi di approvvigionamento per superare o quanto meno attenuare lo stato di dipendenza rispetto ad altri Paesi. In tal senso, la gamma delle risorse energetiche deve essere oggetto di un’attenta valutazione per avere una cornice ben definita delle opportunità e delle debolezze. Le energie rinnovabili rappresentano indubbiamente un punto di forza del nostro sistema e già garantiscono una quota rilevante del mix energetico”. È quanto si legge nelle conclusioni della Relazione sulla sicurezza energetica nella fase di transizione ecologica che è stata approvata dal Copasir questa mattina al termine di una indagine conoscitiva attivata in settembre.

CONSIDERARE CON ATTENZIONE I COSTI DA SOSTENERE

Secondo il Copasir “si rende necessaria considerare con attenzione i costi da sostenere, il problema della staticità dell’offerta che ancora risulta influenzata dalle fasi stagionali, la lontananza dei centri di consumo da quelli di produzione che costringe ad ‘inseguire la fonte’ con evidenti ricadute anche sull’esigenza di dotarsi di adeguate ed efficienti infrastrutture di trasmissione. Permane la difficoltà di gestire i livelli più elevati di consumo energetico tanto che si rende indispensabile il ricorso alle fonti energetiche tradizionali per colmare il divario che si registra in determinate circostanze. Dalle audizioni è emersa ad esempio che la stabilità e la continuità delle fonti energetiche rinnovabili vanno assicurate consentendo al sistema complessivo di restare in equilibrio, tramite l’impiego di impianti di accumulo, sia di tipo elettrochimico come le batterie sia con i pompaggi idroelettrici, in grado di compensare le variazioni di produzione di energia solare ed eolica”.

SERVE EFFICACE REIMPIEGO E RE-IMMISSIONE NEL SISTEMA ENERGETICO NAZIONALE DELL’ENERGIA OTTENUTA ATTRAVERSO GLI INTERVENTI DI EFFICIENTAMENTO

“Un ulteriore importante obiettivo da perseguire è quello di un efficace reimpiego e re-immissione nel sistema energetico nazionale dell’energia ottenuta attraverso gli interventi di efficientamento – ha precisato il Copasir -. Se da un lato infatti l’Unione europea ha fissato nel 17% la quota di riduzione dei consumi da raggiungere entro il 2030, spetta a ciascun Paese identificare la modalità con la quale sfruttare l’energia così recuperata. Tale apporto va dunque complessivamente considerato e per certi versi computato alla stregua dell’energia prodotta da altre fonti”.

SUL NUCLEARE QUALSIASI APPLICAZIONE LEGATA ALLA VOLONTA’ POLITICA

“Per quanto attiene poi all’impiego dell’energia nucleare, “tenuto conto del quadro ancora fortemente condizionato dall’esito dei referendum del 1987 e del 2011, si registra un dibattito in ordine all’impiego di forme di nuova generazione di tale risorsa energetica, mediante piccoli reattori, propugnato soprattutto dalla Francia. In Italia, sebbene non vi sia produzione di energia mediante l’utilizzo di centrali nucleari, la ricerca in questo settore non si è arrestata ed ha consentito di stabilire importanti presidi sia nel campo scientifico sia in quello industriale. Se, da una parte, le attività di ricerca in questo ambito possono offrire un contributo certamente utile, dall’altra ogni ipotesi di ordine applicativo resta legata a valutazioni di ordine politico”, si legge nella relazione del Copasir.

SICUREZZA ENERGETICA TASSELLO CRUCIALE

“Appare altresì innegabile che la sicurezza energetica è un tassello cruciale da presidiare all’interno di una complessiva strategia di difesa dell’interesse nazionale che, in questo come in altri settori di rilievo per il sistema economico-industriale del Paese, andrebbe costruita e sviluppata – prosegue la relazione -. In questa prospettiva si ribadisce l’esigenza di un rafforzamento della cosiddetta intelligence economica a sostegno di un settore così decisivo, mediante un approccio non solo più difensivo e protettivo, ma anche proattivo e propositivo. Si determinerebbe in questo modo un grado di autonomia maggiore del nostro sistema, non più esposto alla dipendenza da altri Stati e si accrescerebbe la sua sicurezza, resistenza e stabilità rispetto alle oscillazioni, spesso repentine, degli scenari geopolitici”.

CARO PREZZI IN ATTENUAZIONE A PRIMAVERA 2022 MA NON SI TORNERA’ A LIVELLI PRE-PANDEMIA

“Come si è già avuto modo di osservare, l’impennata dei prezzi delle materie prime energetiche, connessa con la forte dipendenza del nostro Paese da approvvigionamenti dall’estero, ha determinato un impatto significativo del ‘caro energia’ sul sistema produttivo e sulle famiglie tale da indurre lo Stato ad interventi volti a mitigare la dinamica dei prezzi al consumo. Nell’ambito delle audizioni svolte il Comitato ha acquisito da più parti l’indicazione che i prezzi delle materie prime energetiche, seppur destinati a diminuire con l’arrivo della primavera 2022, non torneranno a livelli pre-pandemia – ha chiarito il Copasir -. Di ciò andrà tenuto conto per valutare l’opportunità di ulteriori interventi atti a compensare in maniera più strutturata il prezzo della bolletta energetica destinato a mantenersi elevato a lungo”.

ELEMENTI CRITICI DELLE RINNOVABILI SONO VOLONTA’ POLITICA, RISORSE E LOCALIZZAZIONI

“Un elemento critico comune alle diverse tipologie di fonti energetiche rinnovabili è costituito non tanto dalla volontà politica o dalla disponibilità delle risorse necessarie, quanto invece dalla effettiva localizzazione e realizzazione degli impianti che ancora in numerosi casi incontrano tenaci resistenze a livello territoriale, oltre alla complessità dell’iter autorizzatorio, con conseguenti effetti sui tempi esecutivi. Al fine di ovviare a questo tipo di ostacolo che spesso sembra essere sorretto da interessi localistici, occorre ipotizzare quale soluzione ultima quella di una centralizzazione della stessa decisione con un intervento sostitutivo da parte del potere centrale in quelle ipotesi in cui maggiormente evidente e da salvaguardare è l’interesse nazionale”, ha evidenziato la relazione.

ELEMENTI DI FORZA PRESENTI NEL NOSTRO SISTEMA ENERGETICO VANNO DIFESI E VALORIZZATI

“Gli elementi di forza presenti nel nostro sistema energetico vanno difesi e valorizzati, ad esempio per quanto riguarda le fonti di energia rinnovabili, per le quali l’Italia rappresenta un punto di riferimento, o le numerose eccellenze che contraddistinguono diverse aziende di settore. Con tali finalità, (…) appare quanto mai cruciale che l’Italia si doti di un Piano di sicurezza energetica nazionale che riconosca le sue specificità e tenda al decremento della dipendenza energetica del Paese e all’incremento della sua competitività in questo ambito – si legge nella Relazione -. Le medesime considerazioni valgono ad un livello sovranazionale per l’Unione europea che dovrebbe elaborare un Piano di sicurezza energetica europeo con gli stessi obiettivi”.

IL SETTORE IDROELETTRICO

“Inoltre, come già evidenziato, il settore idroelettrico costituisce uno degli ambiti nei quali il nostro Paese presenta un notevole vantaggio competitivo. L’Italia è stato l’unico Paese europeo ad aver introdotto più di vent’anni fa un regime concorrenziale nell’ambito delle concessioni idroelettriche e ad aver recentemente modificato le norme rendendo possibile la partecipazione alle gare degli operatori esteri ma in un regime di non reciprocità poiché gli altri Paesi europei applicano un regime protezionistico in questo ambito. Si renderebbero necessarie una revisione della normativa attualmente vigente in ottica di ricentralizzazione ed omogenizzazione della disciplina e una proroga delle concessioni con due fini: permettere ai concessionari di procedere in un nuovo regime normativo all’ammodernamento, al potenziamento e all’estensione di vita utile degli impianti; aspettare l’adeguamento delle norme nazionali dei vari Paesi alle direttive europee in modo da avere un campo di gioco comune a tutti gli operatori”, ha spiegato Copasir.

“L’attuale disciplina legislativa italiana nel settore dell’idroelettrico mette a rischio il controllo di asset strategici per la sicurezza del sistema energetico e per l’autonomia energetica nazionale, consentendo la partecipazione alle nuove gare di società estere (anche extra UE, sia in forma individuale che in associazione con fondi di investimento o con operatori non attivi nei settori energetici), con un conseguente indebolimento della posizione competitiva del sistema industriale italiano – sottolinea ancora il Copasir -. Appare necessaria una revisione della disciplina per posizionare il settore nella corretta dimensione strategica per il Paese, garantendo una protezione degli asset, un coinvolgimento dei territori interessati dagli impianti di produzione e distribuzione e una prospettiva industriale per la realizzazione di importanti investimenti. Il quadro attuale, esponendo il Paese ad azioni speculative e alla perdita di controllo di asset strategici per la sicurezza e l’autonomia energetica nazionale, rende essenziale la definizione di misure in grado di garantire la tutela del settore”.

PNRR OCCASIONE IMPERDIBILE

Nel corso dei lavori dell’indagine conoscitiva, “si è posto in risalto che la disponibilità delle risorse messe in campo nel PNRR costituisce un’occasione imperdibile per sostenere, da un lato, il processo di transizione energetica e, dall’altro, per promuovere una vera e propria filiera nazionale che tenga conto sia delle possibilità produttive di fonti energetiche che possono realizzarsi sul nostro territorio sia della valorizzazione delle nostre stesse aziende nel settore della componente materiale, tecnologica e digitale, sempre più decisiva anche nell’ambito energetico, al punto che si può sostenere che senza una trasformazione digitale non può ragionevolmente essere raggiunto l’obiettivo della piena transizione energetica. In tale contesto anche un intervento di Cassa Depositi e Prestiti a sostegno delle filiere industriali coinvolte nel processo di transizione (si pensi a titolo esemplificativo a quello della produzione di batterie per il settore automotive) può risultare di importante stimolo per il conseguitmento di una sempre maggiore autonomia tecnologica del Paese”, ha sottolineato il Copasir.

OPPORTUNA L’INTRODUZIONE A LIVELLO DELL’UE DI UNA FORMA DI DISINCENTIVO DELLE IMPORTAZIONI DI PRODOTTI REALIZZATI IN PAESI EXTRACOMUNITARI

“La riconversione green di alcuni settori industriali determinerà un sensibile incremento dei costi connessi con i processi produttivi e ciò potrebbe determinare una difficoltà alla collocazione sul mercato dei prodotti finiti. Al fine di compensare tale fenomeno potrebbe essere opportuna l’introduzione a livello dell’UE di una forma di disincentivo delle importazioni di prodotti realizzati in Paesi extracomunitari mediante processi produttivi caratterizzati dall’utilizzo di fonti energetiche non green, come il carbone. Ciò potrebbe avvenire anche attraverso l’introduzione di dazi sull’importazione di merci prodotte senza il rispetto di specifici standard ambientali. Per raggiungere tutti gli obiettivi indicati si deve acquisire la consapevolezza che le partite decisive si giocano sul tavolo europeo davanti al quale i diversi partner adottano piani e disegni che spesso sono in competizione – ha chiarito ancora il Copasir -. Per questo motivo è fondamentale che l’Italia come sistema Paese – decisore politico, i soggetti e le autorità pubbliche, aziende ed attori privati – agiscano nella stessa direzione e con i medesimi obiettivi, recitando un ruolo di primo piano nelle sedi decisionali, a partire dalla Commissione europea, attraverso un impegno costante, da misurare nel medio-lungo periodo, che consenta di incidere sulle scelte che si assumono e sulle diverse priorità che si intendono realizzare nelle politiche energetiche. Infine, affinché un piano nazionale di sicurezza energetica possa con efficacia produrre i risultati auspicati, dovrà essere elaborato con la giusta lungimiranza e la più ampia condivisione in modo che possa restare valido ed indirizzare le scelte strategiche che il Paese dovrà compiere in questo settore anche nel lungo periodo. Esso dovrà mirare al perseguimento di una adeguata autonomia tecnologica e produttiva del Paese nel settore energetico, rafforzando le filiere nazionali di industria e ricerca, in collaborazione con i partner europei ed occidentali, in considerazione della collocazione geopolitica dell’Italia”, ha concluso la Relazione.

URSO: A ITALIA SERVE ADEGUATA AUTONOMIA TECNOLOGICA E PRODUTTIVA NEL SETTORE ENERGETICO

“L’Italia deve realizzare un piano nazionale di sicurezza nazionale con la più ampia condivisione, in modo che possa restare valido ed indirizzare le scelte strategiche che il Paese dovrà compiere in questo settore nel lungo periodo. Esso dovrà mirare al perseguimento di una adeguata autonomia tecnologica e produttiva del Paese nel settore energetico, rafforzando le filiere nazionali di industria e ricerca, in collaborazione con i partner europei ed occidentali, in considerazione della collocazione geopolitica dell’Italia. E’ quanto previsto dalla conclusioni alla Relazione sulla sicurezza energetica nella fase di transizione ecologica che è stata approvata dal Copasir questa mattina al termine di una indagine conoscitiva attivata in settembre, prima che si evidenziasse l’emergenza energetica, e che si aggiunge a quelle già precedentemente approvate da questo Comitato, sulla protezione cibernetica e la sicurezza informatica o sugli asset strategici nazionali nei settori bancario e assicurativo, a conferma della costante attenzione per i temi economici e produttivi del Paese”. Lo ha scritto il presidente del Copasir Adolfo Urso su Linkedin.

“La relazione sulla sicurezza energetica, in particolare, giunge al termine di un ciclo di audizioni che hanno visto susseguirsi soggetti istituzionali e rappresentanti delle maggiori agenzie e aziende di settore, nel corso delle quali ognuno ha tracciato un quadro della questione informando il Copasir circa le prospettive per il futuro e le varie criticità da prendere in considerazione nell’ottica della tutela della sicurezza nazionale. Tutto ciò ha così consentito al Comitato di elaborare delle proprie conclusioni. La scelta di procedere a una relazione riguardante la sicurezza energetica è nata dalla considerazione che il tema energetico è centrale nel panorama attuale non solo “tecnico” ma anche politico, geopolitico, di cronaca e istituzionale”, ha proseguito.

In particolare, il settore energetico “è oggi esposto a minacce che destano profonda preoccupazione, e lo stesso presenta un livello intrinseco di vulnerabilità a causa della dispersione delle fonti di produzione, ai costi complessivi da sostenere, alle carenze negli investimenti che sarebbe necessario promuovere. La sicurezza energetica rappresenta un tassello cruciale da presidiare all’interno di una complessiva strategia di difesa dell’interesse nazionale che, in questo come in altri settori di rilievo per il sistema economico-industriale del Paese, andrebbe costruita e sviluppata. In questa prospettiva si ribadisce l’esigenza di un rafforzamento della cosiddetta intelligence economica a sostegno di un settore così decisivo, mediante un approccio non solo più difensivo e protettivo, ma anche proattivo e propositivo”, ha concluso Urso.

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