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Coronavirus, shale oil Usa rischia grosso. E i russi gongolano

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Secondo Igor Sechin, numero uno di Rosneft con la fine della produzione shale americana i prezzi riprenderanno a salire fino a raggiungere i 60 dollari al barile

Non appena la produzione shale oil americana lascerà il mercato, i prezzi riprenderanno a salire e potrebbero raggiungere i 60 dollari al barile. Almeno secondo le previsioni recentemente rese pubbliche da Igor Sechin, numero uno di Rosneft.

Indipendentemente da come andranno le cose, quello che molti fino a poco tempo fa consideravano uno scenario impossibile, cioè la fine dello shale oil americano, pare si stia realizzando. I prezzi di pareggio per i bacini di idrocarburi non convenzionali degli Stati Uniti variano tra i 39 e i 48 dollari al barile, secondo i dati resi noti da Reuters. Ma il West Texas Intermediate (Wti), il prezzo del petrolio di riferimento sul mercato statunitense, è scambiato al di sotto dei 25 dollari al barile e lo è da oltre una settimana.

PREZZI DI BREAKEVEN TRA 39 E 48 DOLLARI

Nei campi non convenzionali in Oklahoma il prezzo medio di breakeven è più alto, intorno ai 48 dollari al barile mentre nel bacino del Permiano si aggira attorno ai 40 dollari al barile, di poco più alto rispetto ai 39 dollari del bacino del Delaware Basin, sempre in Texas.

“A prima vista, queste medie non danno alcun motivo di ottimismo a un’industria colpita duramente e velocemente da una tempesta perfetta dal lato della domanda radicalmente inferiore e da un forte aumento dell’offerta. Tuttavia, vale la pena di notare che le cifre sopra riportate sono medie. Coprono una gamma di costi di pareggio che l’anno scorso, secondo la Fed di Dallas, ha registrato prezzi di pareggio di appena 23 dollari al barile nel Permiano. In tutta onestà, queste cifre sono state riportate l’anno scorso. Da allora, il valore più basso potrebbe salire o, in alcune località, scendere”, ha sottolineato Oilprice.

E LE DIMENSIONI?

“Più grande è la dimensione di un’azienda, più spazio ha per ridurre i costi operativi (le spese quotidiane legate alla gestione di qualsiasi attività). Le aziende possono tagliare questi costi chiedendo ai fornitori di abbassare i loro prezzi, cosa che alcuni operatori di shale hanno già fatto, chiedendo anche uno sconto considerevole, fino al 25%”, sottolinea Oilprice.

Questa strategia è quello che è successo anche durante l’ultima crisi del prezzo del petrolio. “All’epoca, i produttori di shale parlavano di aumento ddell’efficienza e di rigidi controlli dei costi. Tuttavia, la maggior parte dello sgravio è venuto dai fornitori di servizi petroliferi che hanno drasticamente ridotto il prezzo dei loro prodotti e servizi in modo da poter sopravvivere durante la crisi, garantendo così la sopravvivenza dei loro clienti. Di conseguenza, il segmento dei servizi petroliferi del settore ha sofferto più a lungo di quanto abbiano sofferto gli E&P”, ha sottolineato Oilprice.

“A parte gli incrementi di efficienza, i prezzi in pareggio sono scesi a causa delle minori spese di gestione. Questi ultimi devono ora essere ulteriormente ridotti e già lo si sta facendo – ha aggiunto Oilprice -: le aziende stanno già frenando l’attività commerciale; in questo caso, con l’utilizzo di impianti a vuoto e la trivellazione di un minor numero di pozzi. Questo è uno dei meccanismi di autoregolamentazione del settore. Minore è il numero di nuovi pozzi perforati, minore è la crescita della produzione fino a quando, alla fine, essa evapora e la produzione inizia a ridursi”.

LO SHALE OIL ‘GAME CHANGER’ DEL MECATO

Gli shale americani sono stati elogiati per aver cambiato il gioco del petrolio mondiale e per essere riusciti a portare in basso i loro costi abbastanza da poter sopravvivere alla crisi del 2014-2016.” In effetti, l’industria merita la maggior parte del credito che ha ricevuto: passare dal secondo livello di costi di produzione più alto del mondo a uno dei più bassi è senza dubbio un risultato che merita un elogio”, ha spiegato Oilprice.

SCONTI E TAGLI DEI COSTI OPERATIVI SONO LIMITATI

Tuttavia, chi elogia lo shale “spesso dimentica che c’è un piano sotto i costi operativi e che gli sconti che un E&P può chiedere a un fornitore di servizi petroliferi sono limitati. Una volta che questi sconti sono raggiunti e i costi operativi raggiungono il massimo, gli E&P sono da soli. Molti degli indipendenti più piccoli, così come i grandi player, hanno poco margine di manovra nell’attuale situazione della domanda e dell’offerta”.

Per questo la domanda che molti si pongono è se l’industria dello shale potrà ripetere la sua impresa dell’ultima crisi: spingere i costi in basso, ridimensionare, sopravvivere, e godere di minori guadagni e profitti più alti una volta superata la crisi. “La risposta potrebbe essere ‘forse’ se la crisi attuale fosse stata solo legata all’eccesso di offerta, come l’ultima. Purtroppo non è così. L’industria sta ora lottando con quello che sembra essere sempre più il più grande crollo della domanda nella storia del petrolio”, ha ammesso Oilprice.

LO SPAZIO PER ULTERIORI RIDUZIONI DEI PREZZI IN PAREGGIO È PIÙ LIMITATO RISPETTO A CINQUE ANNI FA

Oltre a tutto questo, lo spazio per ulteriori riduzioni dei prezzi in pareggio è più limitato rispetto a cinque anni fa. “È una legge universale, come la legge di Wright. Non si può innovare all’infinito e non si può ridurre a zero il livello di pareggio di un’impresa. Inoltre, il settore shale potrebbe trovarsi a dover affrontare un livello di breakeven più alto piuttosto che più basso in alcune zone”. Questo perché, sottolinea Oilprice, “le formazioni di shale non sono tutte uguali. In alcune parti il petrolio è più facilmente estraibile a basso costo in altre meno. Alcuni dei punti di più facile estrazione si sono esauriti e si è lasciato il campo allo sfruttamento di zone più costose”.

In conclusione, dunque, “grazie ai progressi tecnologici, c’è sicuramente più spazio per migliorare l’efficienza nell’estrazione dello shale oil. Questi miglioramenti di efficienza potrebbero portare probabilmente a livelli di pareggio ancora più bassi ma solo per le aziende che sopravviveranno”.