Il Governo cerca la quadra definitiva su un pacchetto da 3 miliardi: sconti in bolletta fino a 120 euro per i più fragili. Pesano le tensioni sui profitti bancari e l’incognita di Bruxelles sul regime delle emissioni.
Oggi pomeriggio, alle ore 16:00, il Consiglio dei ministri si riunisce a Palazzo Chigi con un obiettivo vitale per la tenuta economica del Paese: approvare lo schema di decreto-legge per l’abbattimento strutturale dei costi di luce e gas. Dopo sei mesi di gestazione e convulse trattative notturne, la premier Giorgia Meloni prova a chiudere una partita che vale tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro.
Il provvedimento, che punta a ridare ossigeno a famiglie e industrie, arriva al traguardo accompagnato da una scia di polemiche che dividono la maggioranza e allarmano i colossi energetici. La notizia, confermata dalle convocazioni ufficiali caricate sull’agenda di Governo, segna un punto di svolta nel tentativo dell’esecutivo di contrastare un’instabilità di mercato alimentata da speculazioni internazionali e tensioni geopolitiche.
SCONTI PER LE FAMIGLIE E IL CONTRIBUTO VOLONTARIO DEI FORNITORI
Il “coniglio energetico” estratto dal cilindro governativo, come lo definisce La Repubblica, consiste in un rafforzamento del bonus elettricità. Per i 4,5 milioni di nuclei più poveri, lo sconto una tantum dovrebbe oscillare tra i 110 e i 120 euro, superando i 90 euro inizialmente ipotizzati. Stando a quanto riportato da La Stampa, il contributo è stato ritoccato al rialzo nelle ultime ore per proteggere le fasce con Isee fino a 15 mila euro.
Parallelamente, il decreto introduce una norma che permette ai venditori di concedere volontariamente un contributo alle famiglie con Isee fino a 25 mila euro. Secondo le simulazioni di Facile.it e Italfinance, per una famiglia tipo con tariffa variabile la bolletta 2026 potrebbe attestarsi sui 768 euro, contro gli 805 dell’anno precedente. Tuttavia, gli esperti di Facile.it avvertono: “Trattandosi di una misura volontaria, non è detto che tutti i fornitori aderiranno”, suggerendo agli utenti di monitorare con attenzione la concorrenza.
IL NODO TECNICO DEGLI ETS E L’OMBRA DI BRUXELLES
La parte più controversa riguarda le imprese e il meccanismo degli Ets, i certificati di emissione di CO2. L’idea del Governo, illustrata dal ministro Gilberto Pichetto Fratin ai leader del centrodestra e riportata da La Stampa, è sterilizzare l’impatto di questi oneri rimborsandoli ai produttori per far scendere il prezzo all’ingrosso fino a 20 euro al megawattora.
Questa “alchimia regolatoria”, come la definisce Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, su La Repubblica, rischia però di essere una fatica inutile: “Il rimborso a chi produce con gas viene poi scaricato sulle bollette, rimanendo nel sistema Italia”. Inoltre, la Commissione Europea ha acceso un faro sulla norma: modificare i regimi Ets potrebbe configurare un aiuto di Stato illegittimo. Ursula von der Leyen ha già programmato un dibattito orientativo sui prezzi per il 6 marzo, ma per ora Bruxelles attende di leggere il testo definitivo prima di pronunciarsi.
SCONTRI NELLA MAGGIORANZA: SALVINI CONTRO LE BANCHE
Il clima a Palazzo Chigi resta teso anche per le fughe in avanti di Matteo Salvini. Il vicepremier, è tornato a chiedere un sacrificio straordinario agli istituti di credito: “Con utili delle banche vicini a 30 miliardi, è doveroso chiedere un contributo per le bollette”. La proposta ha incassato il favore del Codacons, ma ha gelato Forza Italia.
Come riportato da Il Foglio, il portavoce azzurro Raffaele Nevi ha risposto seccamente: “Le banche hanno già dato, nel decreto questa tassazione non c’è”. La linea di Forza Italia, condivisa da Paolo Barelli, è quella della circospezione: ogni intervento deve essere fatto senza danneggiare settori economici vitali e attraverso il dialogo con gli operatori.
LE RINNOVABILI SOTTO TIRO E IL “CASO LOMBARDIA”
I produttori di energie pulite sono però sul piede di guerra. Agostino Re Rebaudengo, ex presidente di Elettricità Futura, ha spiegato a La Repubblica che l’intervento sul gas è un “boomerang”: abbassando artificialmente i costi delle fossili e facendoli pagare in bolletta elettrica, si danneggiano le tecnologie più competitive.
Anche l’articolo 3 della bozza, che obbliga gli impianti fotovoltaici a fine incentivo a vendere energia a prezzi amministrati, è visto come un esproprio. Questa norma rischia di far saltare l’accordo raggiunto dalla Regione Lombardia di Attilio Fontana con Edison e A2A per l’energia idroelettrica a prezzi scontati alle imprese locali. Nicola Monti, ad di Edison, ha ammesso oggi che il decreto potrebbe costringere l’azienda a rivedere il proprio piano industriale e l’apertura del capitale a terzi, con un possibile passo indietro di Edf.
UNA SOLUZIONE DIFFICILE NEL LUNGO PERIODO
In definitiva, sebbene il decreto cerchi di dare risposte immediate, gli esperti restano scettici. Davide Tabarelli sottolinea sempre su La Repubblica che l’Italia resta “un sistema elettrico molto debole”, dipendente per metà dal gas importato e per il 15% dall’elettricità estera. “Abbassare i costi nel breve termine è una missione quasi impossibile”, conclude il professore.
Mentre le opposizioni con Elly Schlein accusano il Governo di non avere il coraggio di toccare gli extraprofitti delle società energetiche, l’Italia attende ora di capire se Bruxelles darà il via libera a un provvedimento che, pur con molte ombre, rappresenta l’ultima carta giocata dal Governo per evitare un nuovo shock energetico nel 2026.

