Sostenibilità

Ecco a chi non piace il piano Trump pro carbone

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Il Sindaco di New York è pronto a finanziare una campagna contro il carbone 

L’Amministrazione Trump ha presentato ufficialmente il piano energetico Affordable Clean Energy (ACE) che sostituisce il Clean Power Plan varato dalla Presidenza Obama.

Il nuovo piano permetterà alle centrali a carbone di allungare il loro periodo di operatività, ricercando soluzioni tecnologiche finalizzate a diminuire la produzione di emissioni inquinanti.

L’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) degli Stati Uniti ha stabilito che d’ora in poi saranno i singoli Stati americani a decidere i limiti per le emissioni delle centrali elettriche a carbone, cancellando quindi i limiti federali imposti da Obama. La strategia rientra nella promessa fatta in campagna elettorale dal presidente Donald Trump, che si era impegnato ad aiutare l’industria carbonifera. Ma proprio dagli stati sono partiti le proteste.

LE PROTESTE DEL PROCURATORE DI NEW YORK

Il procuratore generale di New York, Letitia James, ha detto che il suo Stato e altri sono pronti ad andare in Tribunale: «È una chiara violazione del Clean Air Act, intendo citare in giudizio l’Epa e non vedo l’ora di collaborare con altri Stati e città per proteggere tutti gli americani dagli impatti sempre più disastrosi dei cambiamenti climatici». Al suo fianco si è già schierato il procuratore generale del Connecticut, William Tong.

IL SINDACO DI NEW YORK FINANZIA CAMPAGNA CONTRO CARBONE

Ma in polemica col negazionismo di Trump e l’immobilismo del Congresso, il più acceso è stato il magnate dei media ex sindaco di New York Michael Bloomberg, che ha annunciato staccherà un assegno dell’importo di ben 500 milioni di dollari per una nuova campagna che punta a chiudere ogni centrale a carbone negli Stati Uniti. La campagna chiamata “Beyond Carbon” (oltre il carbone) a sostegno di movimenti, associazioni e lobby che agiscono nel Paese per la transizione alle energie rinnovabili e pulite aggirerà l’impasse di Washington concentrandosi sugli stati e sui governi locali. Attualmente, negli Stati Uniti, 280 impianti a carbone sono avviati alla dismissione o già chiusi. Altri 241, ancora attivi, sono l’obiettivo della campagna del miliardario che, per un certo periodo, aveva pensato di partecipare alla corsa per la Casa Bianca del 2020.

LE ACCUSE DEL SINDACO DI NEW YORK

Sul tema delle rinnovabili Bloomberg ha criticato sia il presidente Trump sia il Congresso degli Stati Uniti, accusando il primo di negare le evidenze scientifiche del cambiamento climatico, e il secondo di dividersi sulla questione, causando immobilismo sul problema del clima. “Siamo in corsa contro il tempo per fermare il cambiamento climatico, e al momento non possiamo sperare in una decisa azione da parte del governo federale per almeno altri due anni” ha detto Bloomberg, facendo chiaramente riferimento alla fine del mandato di Trump e concludendo con queste parole: “Madre Natura non aspetta il nostro calendario politico, e neanche noi possiamo farlo”.

Infatti, secondo quanto riportato dal New York Times, i 500 milioni saranno spesi in fretta nei prossimi tre anni per finanziare gruppi ambientalisti e associazioni che agiranno a livello delle assemblee statali, dei consigli comunali e delle commissioni pubbliche, per cambiare leggi e regolamenti, arrivare alla chiusura delle restanti centrali a carbone, da sostituire con impianti eolici, fotovoltaici e altre fonti rinnovabili.

IL MERCATO DEL CARBONE

Eppure il mercato del carbone americano è fortissimo.

Basti pensare che per compiacere gli Stati Uniti e ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, la Germania ha aumentato del 34% le importazioni di carbone americano, la Gran Bretagna è arrivata al 255% di aumento, così come l’Olanda che ha visto crescere le sue importazioni carbonifere dell’80% rispetto allo scorso anno, arrivano a quasi 8 milioni di tonnellate che evidentemente vengono poi smistate in altri Paesi. La ciliegina sulla torta è quella della Svezia, il paese di Greta, il cui consumo di coke made in Usa è aumentato più che in ogni altro posto, del 256%.

LE RINNOVABILI SUPERANO IL CARBONE

Nonostante questo nel 2019, per la prima volta nella storia, negli Usa le energie rinnovabili hanno superato il carbone.

I dati, elaborati dalla Federal Energy Regulatory Commission (FERC), aggiornati al 30 aprile 2019, rilevano 1.545 MW di eolico, 1.473 MW di fotovoltaico e 29 MW di idroelettrico aggiunti nei primi 4 mesi del 2019. Installazioni che sono risultate sufficienti a far salire al 21,56% la quota di rinnovabili rispetto alla potenza elettrica complessiva, superando così il carbone che si attesta al 21,55% (in calo rispetto al 23,04% di un anno fa). 

Nel corso dell’ultimo decennio, gli Stati Uniti hanno aggiunta in media un punto percentuale ogni anno di quota di FER sul totale. Nei soli ultimi tre anni, il fotovoltaico di media e grande taglia (senza quindi contare gli impianti più piccoli) è più che raddoppiato, passando dall’1,42% al 3,23%, mentre l’eolico è cresciuto dal 6,43% all’8,25%, sulla buona strada per superare l’idroelettrico (8,41%) già nei prossimi mesi.

Le analisi della Federal Energy Regulatory Commission si spingono nelle previsioni per il prossimo triennio. Entro il maggio 2022 è prevista una crescita vertiginosa per il gas naturale (+ 18.530 MW), corrispondente all’incirca alla somma dei pensionamenti previsti per carbone (12.409 MW), nucleare (5.106 MW) e petrolio (1.039 MW). Ma ancor più del gas naturale, per i prossimi tre anni sono previsti nuovi 25.117 MW di eolico e 14.846 MW di fotovoltaico di grande taglia. 

Se queste previsioni dovessero essere rispettate, questo significherebbe che nel 2022 le FER rappresenteranno quasi un quarto (il 24,15%) della capacità produttiva installata degli USA, con l’eolico al 10,01% e il fotovoltaico al 4,32%. L’aleatorietà tipica del vento e del sole potrebbe essere mitigata e bilanciata da fonti verdi più costanti, quali idroelettrico (8,16%), biomasse (1,33%) e geotermico (0,33%).

Insomma non bastano neppure la volontà, la politica e le decisioni del Capo più importante del mondo, per fermarlo.