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Economia circolare, interrogazione a Mise e Mattm per dare una politica nazionale al paese

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La Lega punta su economia circolare e chiede se esista una mappatura di quante e quali siano le aziende che riciclano meccanicamente i rifiuti in Italia

I ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico hanno previsto, nell’ambito delle proprie competenze, di promuovere una politica a livello nazionale per la programmazione di un’economia circolare? Esiste una mappatura di quante e quali siano le aziende che riciclano meccanicamente i rifiuti in Italia, anche ai fini dell’identificazione dei benefici che tali aziende portano al Paese in termini economici, ambientali, occupazionali e sociali? Sono state previste iniziative specifiche in favore delle aziende italiane che si occupano di riciclo meccanico di rifiuti, per garantire loro la competitività con le ‘rivali’ stranieri? Sono alcune delle domande poste nell’interrogazione presentata dalla parlamentare del Carroccio Elena Lucchini in una interrogazione a risposta scritta alla Camera.

NON È STATO FATTO NULLA DI CONCRETO

La Lucchini parte da una premessa precisa: “In questo ultimo decennio si è parlato e scritto tanto sull’’economia circolare’, sbandierandola come la panacea di tutti i mali e come la leva per fare ripartire l’economia, ma non è stato fatto nulla di concreto”. “L’avvio di una transizione verso l’economia circolare rappresenta un input strategico di grande rilevanza, con il passaggio da una ‘necessità’, ovvero il raggiungimento dell’efficienza dell’uso delle risorse e della gestione razionale dei rifiuti, ad una ‘opportunità’, ovvero la progettazione dei prodotti in modo tale da utilizzare ciò che adesso è destinato ad essere rifiuto, come risorsa per un nuovo ciclo produttivo”.

IL RICICLO MECCANICO NASCE E SI SVILUPPA IN ITALIA GIÀ DURANTE GLI ANNI ’30

La parlamentare della Lega ricorda che “il riciclo meccanico nasce e si sviluppa in Italia già durante il periodo dell’autarchia, negli anni ’30 del secolo scorso. L’Italia, Paese povero di materie prime ma tecnologicamente avanzato per la salvaguardia delle risorse naturali, è da sempre abituata a competere, grazie ad innovazione e sostenibilità, e ora deve necessariamente muoversi in una visione europea di transizione verso un’economia circolare, sfruttare le opportunità e farsi promotrice di iniziative concrete”.

ITALIA LIVELLO DI ECCELLENZA MA LO SCENARIO STA CAMBIANDO

“Nelle ultime statistiche l’Italia presentava un livello di recupero e riciclaggio molto avanzato, con riferimento ai rifiuti urbani, e di eccellenza in Europa per quanto riguarda i rifiuti speciali; attualmente lo scenario sta cambiando, anche per via dell’innalzamento degli obiettivi di riciclo per gli imballaggi in plastica che i Paesi membri dell’Unione europea sono chiamati a rispettare nei prossimi anni”.

In tale contesto, prosegue la parlamentare, “il 18 ottobre 2019 è stata pubblicata la legge 4 ottobre 2019, n. 117, recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – legge di delegazione europea 2018, che contiene la delega al Governo per il recepimento delle direttive dell’Unione europea sui rifiuti del ‘pacchetto economia circolare’; il comparto industriale del riciclo è stato più volte identificato come la soluzione per il contenimento della produzione di rifiuti su larga scala, anche perché tale comparto ha sempre fatto dell’economia circolare il suo unico lavoro; le aziende che riciclano garantiscono il fine vita del rifiuto; il comparto del riciclo indipendente contribuisce in maniera fattiva al raggiungimento degli obiettivi dell’Unione europea”. Da queste considerazioni le richieste della Lucchini ai titolari dei dicasteri di Ambiente e Sviluppo economico.