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Energie rinnovabili, ecco i costi che si celano dietro al boom del settore

Energia

Molti critici della transizione all’eolico e al solare sostengono che il problema più grande è che queste energie vengono pubblicizzate come più economiche dei combustibili fossili, quando in realtà non lo sono

Lo scorso anno gli investimenti in energia a basse emissioni di carbonio hanno raggiunto gli 1,1 trilioni di dollari, una cifra record e che rappresenta un aumento importante rispetto all’anno precedente. Tuttavia, questo investimento record non ha contribuito molto alla sicurezza energetica mondiale perché, oltre agli investimenti record nelle energie rinnovabili, il 2022 è stato anche un anno che ha visto un forte aumento della domanda di petrolio, gas e carbone.

Non solo, perché in molto hanno avvertito che saranno necessari ulteriori investimenti nei combustibili fossili. Ad inizio aprile anche il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia ha avvertito che il mercato petrolifero, entro la fine dell’anno, affronterà una carenza a causa di un crescente divario tra domanda e offerta.

PERCHÉ CONTINUARE AD INVESTIRE NEI COMBUSTIBILI FOSSILI?

In questo contesto – con le economie più sviluppate del mondo che stanno cercando di ridurre la loro dipendenza dai combustibili fossili – sorge il dubbio sul perché si stia incoraggiando una maggiore produzione di combustibili fossili. La Germania, ad esempio, ha appena chiuso le sue ultime tre centrali nucleari, una fonte di elettricità a basse emissioni di carbonio, ma ha ampliato una miniera di carbone.

Il governo degli Stati Uniti sta spendendo miliardi nell’energia alternativa, ma insiste affinché i produttori di petrolio aumentino la produzione. La Gran Bretagna vuole diventare l’Arabia Saudita dell’energia eolica, come ha affermato l’ex primo ministro Boris Johnson, ma nel 2022 la domanda di gas ha raggiunto un livello record.

I COSTI NASCOSTI DELL’ENERGIA RINNOVABILE

Insomma, c’è qualcosa non torna, e questo qualcosa è il costo nascosto dell’energia rinnovabile. Non è qualcosa di cui si parla molto, perché potrebbe minare gli sforzi sulla transizione energetica. Eppure, la questione è presente. Perché, altrimenti, la Cina dovrebbe costruire tante centrali elettriche a carbone come tutti gli altri Paesi, nonostante vanti la maggiore capacità eolica e solare del mondo?

Molti critici della transizione all’eolico e al solare sostengono che il problema più grande è che queste energie vengono pubblicizzate come più economiche dei combustibili fossili. E i calcoli per farlo sono fatti sulla base di un fattore noto come “costo livellato dell’energia”.

IL COSTO LIVELLATO DELL’ENERGIA

Il costo livellato dell’energia (LCOE) è una misura semplice: secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, il LCOE misura i costi di vita di un impianto energetico diviso per la produzione di energia. Sembra semplice, ma non lo è. Il LCOE non è una misura completa dei costi, perché considera solo i costi iniziali e il costo di gestione di un parco eolico o solare, ma non tiene conto del costo dell’energia che non viene prodotta da questi impianti quando il sole e il vento non ci sono.

Questi rappresentano dei costi sostanziali, perché quando l’eolico e il solare sono in calo, le centrali a combustibili fossili devono intervenire e colmare il divario, e l’elettricità che producono è diventata costosa a causa delle rinnovabili a basso costo. Oltre al LCOE – che i sostenitori dell’eolico e del solare hanno utilizzato per anni per sostenere la loro convenienza – ci sono anche altri costi di cui si è iniziato a parlare solo ora: i prezzi delle materie prime stanno salendo alle stelle, e c’è poco che possiamo fare a riguardo.

LA QUESTIONE DEI MINERALI

In un articolo uscito ad inizio mese sul Wall Street Journal si legge che la transizione avrebbe dato il via ad un boom minerario, perché l’eolico, il solare e le auto elettriche richiedono enormi quantità di metalli e minerali, e questi non vengono prodotti nella misura necessaria. Ciò significa che presto potrebbero esserci delle carenze.

Prendiamo il rame: lo scorso anno Trafigura ha avvertito che il mondo aveva solo 5 giorni di fornitura di rame a disposizione, e questa quota potrebbe anche ridursi ulteriormente a soli 2,9 giorni. Per capire quanto questo fattore sia pericoloso basti pensare che, normalmente, le scorte mondiali di rame vengono misurate in settimane. Ecco perché, sempre secondo Trafigura, nel 2023 i prezzi del rame potrebbero raggiungere un livello record.

Questo non farà nulla per l’accessibilità economica dell’eolico e del solare, soprattutto perché non è l’unica merce che scarseggia. “Tutto sta diventando molto più costoso, in una catena di fornitura dell’industria eolica già tesa”, ha dichiarato a fine 2022 un dirigente senior di Siemens Gamesa. Negli Stati Uniti, l’ultima volta l’amministrazione Biden ha sospeso le tariffe esorbitanti sui pannelli solari importati dall’Asia, dopo che queste avevano causato una serie di ritardi e cancellazioni di nuovi progetti a causa dei costi più elevati.

TRA COSTO LIVELLATO E AFFIDABILITÀ

Ecco, quindi, che le industrie dell’eolico e del solare sono in seria difficoltà in questo momento, nonostante i rapporti ottimistici che affermano che sono le fonti di energia più economiche. Ed Ecco perché il petrolio e il carbone continuano ad essere essenziali per la sicurezza energetica mondiale: il loro LCOE può essere superiore a quello dell’eolico e del solare, ma lo è anche la loro affidabilità perché, a differenza delle due fonti rinnovabili, l’energia da combustibili fossili è dispacciabile, ovvero può essere fornita quando è necessaria.

Infine, va ricordato anche che la produzione e la lavorazione di petrolio e gas richiedono molti meno metalli e minerali rispetto alla produzione di pannelli solari, inverter, cavi e turbine eoliche per un’energia a basso costo e a basse emissioni di carbonio che, essenzialmente, non è niente di tutto ciò.

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