Il Gruppo abbatte le emissioni Upstream del 31% e investe 460 milioni in ricerca e sviluppo. Primo posto globale per i diritti umani e balzo della capacità rinnovabile con Plenitude.
Eni ha presentato la ventesima edizione di “Eni for 2025 – A Just Transition“, il report volontario di sostenibilità che rendiconta i progressi compiuti dall’azienda nel percorso verso la neutralità carbonica e la creazione di valore condiviso. Il documento, che integra e approfondisce quanto già esposto nella Rendicontazione di Sostenibilità inclusa nella Relazione Finanziaria Annuale 2025, delinea una strategia industriale volta a coniugare la sicurezza degli approvvigionamenti energetici con la sostenibilità ambientale e l’equità sociale.
L’operato di Eni nei 62 Paesi di presenza, evidenzia come il Gruppo sia riuscito a superare i target climatici prefissati per l’anno, accelerando contemporaneamente sugli investimenti tecnologici e sul consolidamento del cosiddetto “modello satellitare” per i business legati alla transizione.
MISSIONE AZIENDALE E RESILIENZA STRATEGICA
L’impegno di Eni si fonda su una visione di lungo periodo che mette al centro la dignità delle persone e la preservazione del pianeta. “Eni affronta queste sfide con un modello industriale distintivo, che combina in modo pragmatico business tradizionali e nuove fonti energetiche e coniuga innovazione tecnologica, efficienza operativa e integrazione lungo la catena del valore. Il nostro modello aziendale mette al centro le persone, tutela la sicurezza di tutti coloro che lavorano in Eni e per Eni, contribuisce al benessere delle comunità in cui operiamo e a una sempre maggiore protezione dell’ambiente”, ha commentato l’Amministratore Delegato Claudio Descalzi, sottolineando come questa impostazione permetta di gestire con resilienza le attuali discontinuità del contesto geopolitico, dal conflitto in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente.
La missione aziendale si riflette nell’integrazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, puntando a una trasformazione che garantisca l’accesso all’energia in modo efficiente e sostenibile per tutti.
DECARBONIZZAZIONE E AZZERAMENTO DELLE EMISSIONI
Sul fronte della lotta al cambiamento climatico, il 2025 ha segnato traguardi storici per il comparto Upstream, dove le emissioni nette di gas a effetto serra (GHG Scope 1+2) sono diminuite del 31% rispetto al 2024 e del 68% rispetto ai livelli del 2018. Questo risultato avvicina sensibilmente l’azienda all’obiettivo di azzeramento netto delle emissioni Upstream entro il 2030 e dell’intera Eni entro il 2035. Parallelamente, l’intensità emissiva netta (Scope 1+2+3) si è ridotta del 6% rispetto al 2018, attestandosi a 59 gCO₂eq/MJ.
Un contributo decisivo è giunto dal controllo sistematico delle emissioni di metano, la cui intensità nelle attività Upstream è rimasta ferma allo 0,09%, e dal raggiungimento del target di “zero routine flaring” per tutti gli asset operati direttamente. Per le emissioni residue, Eni ha utilizzato crediti di carbonio di alta qualità, pari a 7 milioni di tonnellate di CO₂, derivanti da progetti di conservazione delle foreste (REDD+) e soluzioni tecnologiche come il clean cooking.
IL MODELLO SATELLITARE: L’ASCESA DI PLENITUDE ED ENILIVE
Il percorso di trasformazione di Eni poggia sul successo delle sue società satelliti, capaci di attrarre capitali specializzati e accelerare la crescita. Plenitude ha raggiunto nel 2025 una capacità rinnovabile installata di 5,8 GW, registrando un incremento del 41% su base annua, e ha messo in funzione in Texas il suo più grande impianto di stoccaggio a batterie da 200 MW. La società prosegue ora verso l’obiettivo dei 15 GW al 2030.
Enilive, dedicata alla mobilità sostenibile, ha registrato una capacità di bioraffinazione di 1,65 milioni di tonnellate, con l’ambizione di toccare i 5 milioni entro il 2030. Tra i progetti chiave figurano le nuove bioraffinerie a Livorno, in Corea del Sud e Malesia, oltre all’avvio a Gela del primo impianto per la produzione di carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF). Nel 2025 è nata anche Eni CCUS Holding, in joint venture con il fondo GIP, per valorizzare i progetti di cattura e stoccaggio della CO₂, con Ravenna (Italia) e Liverpool Bay (UK) come hub principali già in fase avanzata.
INNOVAZIONE TECNOLOGICA E SUPERCOMPUTER AL SERVIZIO DEL CLIMA
La ricerca scientifica è il motore che alimenta la transizione del Gruppo: nel 2025 Eni ha stanziato oltre 460 milioni di euro in innovazione (+18% rispetto al 2024). Di questi, 207 milioni sono stati destinati specificamente alla R&D, con l’80% della spesa focalizzato su tecnologie per la decarbonizzazione.
Il presidio tecnologico si avvale del supercomputer HPC6, il più potente al mondo per scopi industriali, utilizzato come acceleratore per lo sviluppo della fusione a confinamento magnetico, la cui applicazione su scala industriale è attesa per il prossimo decennio. Eni sta inoltre lavorando alla costruzione di un computer quantistico integrato e collabora con partner di eccellenza come il MIT per il progetto SPARC. L’innovazione si estende al riciclo chimico delle plastiche con la tecnologia proprietaria Hoop® e allo sviluppo di pannelli fotovoltaici a perovskite attraverso la nuova venture SunXT.
ECCELLENZA NELLA TUTELA AMBIENTALE E RISORSA IDRICA
L’attenzione all’ambiente si traduce in una gestione rigorosa di acqua, aria e suolo. Eni ha raggiunto un tasso di riutilizzo dell’acqua dolce pari al 90%, con l’obiettivo di arrivare alla “positività idrica” per i siti in aree a stress idrico entro il 2050. Nel 2025 i prelievi di acqua dolce sono diminuiti di oltre il 10% rispetto all’anno precedente.
Le emissioni in atmosfera hanno registrato cali significativi: SOx (-7%), NOx (-16%), NMVOC (-26%) e particolato (-33%). La gestione dei rifiuti, affidata principalmente a Eni Rewind, privilegia il recupero allo smaltimento, con il 95% delle aree del SIN di Manfredonia già rese disponibili per nuove iniziative dopo il risanamento. Sul fronte degli sversamenti accidentali (oil spill), si è registrato un calo dei volumi del 68% rispetto al 2024, grazie anche all’estensione del sistema di monitoraggio remoto e-vpms®.
CENTRALITÀ DEL CAPITALE UMANO E DIRITTI FONDAMENTALI
Per Eni, la Just Transition deve essere incentrata sulle persone. Il Gruppo, che conta 31.523 dipendenti di 114 diverse nazionalità, si è classificato al primo posto nel Corporate Human Rights Benchmark. Nel 2025 è stata ottenuta la certificazione UNI PdR 125:2022 per la parità di genere, mentre la quota di donne in posizioni manageriali è cresciuta del 4,2% rispetto al 2020. L’azienda investe massicciamente in formazione, con oltre 1 milione di ore erogate nell’anno (+3% vs 2024), includendo programmi di upskilling sull’intelligenza artificiale che hanno coinvolto il 74% della popolazione aziendale. Sul piano delle relazioni industriali, a gennaio 2026 è stato rinnovato l’Accordo Quadro Globale (GFA) con IndustriALL Global Union, che rafforza la tutela dei diritti dei lavoratori lungo tutta la catena del valore internazionale.
ALLEANZE INTERNAZIONALI E PROGETTI DI SVILUPPO LOCALE
Le alleanze per lo sviluppo locale rappresentano un pilastro del modello “Dual Flag” di Eni. Nel 2025 l’azienda ha investito 81 milioni di euro in progetti che hanno raggiunto circa 3 milioni di persone nei Paesi ospitanti. Il programma “Eni for Clean Cooking” ha fornito fornelli migliorati a 2,2 milioni di persone nell’Africa Sub-Sahariana, riducendo l’inquinamento domestico e le complicanze sanitarie.
In Ghana, Eni ha fornito 2,4 miliardi di metri cubi di gas al mercato locale, coprendo il 44% dei consumi elettrici del Paese. La collaborazione con l’UNESCO in Messico e con il Centro Monzino in Angola per la cardiochirurgia pediatrica sono esempi concreti di come Eni integri la propria presenza industriale con il rafforzamento dei servizi essenziali per le comunità, promuovendo una transizione che non lasci indietro nessuno.
ECONOMIA CIRCOLARE E SOSTENIBILITÀ DELLA CATENA DEL VALORE
L’integrazione della circolarità nei processi produttivi ha portato Eni a produrre 211.000 tonnellate di olio vegetale da agri-feedstock (+62% vs 2024), utilizzando terreni degradati e scarti agro-industriali in Paesi come Kenya e Congo, senza competizione con la filiera alimentare. Nel settore della chimica, Versalis ha investito 2 miliardi di euro per la trasformazione dei siti industriali e l’acquisizione di Novamont, puntando su bioplastiche e materiali bio-based.
La sostenibilità coinvolge anche la catena di fornitura attraverso la piattaforma Open-es, che aggrega oltre 40.000 imprese per migliorare le performance ESG. Un esempio simbolico di questa sinergia è la realizzazione delle Torce Olimpiche di Milano Cortina 2026, prodotte con materiali riciclati e alimentate da bio-GPL della bioraffineria di Gela, a testimonianza di una strategia che unisce innovazione e rispetto per l’ambiente in ogni sua applicazione.


