Scenari

Cosa farà Exxon su cattura del carbonio e celle a combustibile

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Exxon spenderà 3 miliardi di dollari entro il 2025 in tecnologie a basse emissioni di carbonio. Nel 2020 ha riportato perdite per oltre 20 miliardi

La compagnia petrolifera statunitense ExxonMobil spenderà 3 miliardi di dollari entro il 2025 in tecnologie a basse emissioni di carbonio per rispondere alle pressioni degli investitori, che chiedono sforzi maggiori verso la sostenibilità ambientale.

LE PERDITE NEL 2020

Nel 2020 ExxonMobil ha riportato perdite per 22,4 miliardi di dollari, come comunicato martedì scorso. L’amministratore delegato Darren Woods ha detto che la compagnia si ritrova ad affrontare “le più difficili condizioni di mercato di sempre”: c’entra la pandemia di coronavirus, che ha fatto crollare i prezzi dell’energia, ma anche la transizione verso le energie pulite che implicherà un distacco via via più netto dal petrolio e dal gas naturale.

Nel quarto trimestre del 2020 l’output giornaliero di petrolio e gas di Exxon è stato di 3,7 milioni di barili complessivi al giorno, l’8 per cento in meno su base annua.

Exxon sta subendo pressioni tanto da parte dei gruppi ambientalisti quanto da parte degli investitori, che chiedono l’elaborazione di una strategia che tenga conto degli sforzi globali verso la neutralità carbonica. La compagnia ha risposto a queste richieste dandosi obiettivi per la riduzione delle fughe di metano e dell’intensità di carbonio. Più di recente, ha detto di voler puntare sulle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2.

I PROGETTI PER LA CATTURA DEL CARBONIO

Questa settimana Exxon ha per l’appunto annunciato che commercializzerà le proprie tecnologie a basse emissioni di carbonio attraverso una nuova impresa, chiamata ExxonMobil Low Carbon Solutions. Ma gli investimenti dichiarati – 3 miliardi dal 2021 al 2025 – valgono meno del 5 per cento del budget totale previsto per questo arco di tempo, ha scritto Bloomberg.

Inoltre, prosegue Bloomberg, molti dei progetti presentati negli ultimi giorni da Exxon non sono nuovi, a cominciare dallo sviluppo di tecnologie di cattura del carbonio. La compagnia ha detto di aver richiesto l’autorizzazione per espandere il suo impianto di LaBarge, nello stato americano del Wyoming, che diventerebbe così il più grande progetto di Exxon per la cattura della CO2.

L’impianto, fa sapere Exxon, già cattura 7 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno, pari all’80 per cento circa delle emissioni totali della compagnia. L’impianto rimuove però poca CO2 dall’aria: per la maggior parte, il gas proviene dal suolo come sottoprodotto del gas naturale e dell’elio; dopodiché viene trattato e infine venduto ai produttori petroliferi della zona che lo utilizzano per migliorare la resa produttiva dei pozzi di petrolio.

Quelle di cattura del carbonio sono tecnologie non ancora affermatesi sul mercato per via dei loro costi. Exxon stessa ha parlato della necessità di misure di sostegno da parte del governo americano per incentivare gli investimenti in questi processi fino a renderli più convenienti dal punto di vista economico.

Bloomberg scrive che il progetto LaBarge, dal costo di 260 milioni di dollari, è stato messo in pausa l’anno scorso dopo il crollo dei prezzi del petrolio (la pandemia aveva fatto diminuire drasticamente la domanda di barili). A pochi mesi di distanza da questa decisione, Exxon ha però annunciato investimenti per 9 miliardi di dollari – 35 volte tanto il costo dell’impianto di LaBarge – per espandere le attività petrolifere in Guyana.

LA PARTNERSHIP CON FUELCELL

Tra gli altri progetti annunciati negli scorsi giorni da Exxon c’è anche la partnership con FuelCell, azienda americana che produce celle a combustibile. I primi contatti tra le due aziende risalgono in realtà al 2019, quando FuelCell era prossima all’insolvenza ed Exxon vi investì 10 milioni di dollari per garantirsi la possibilità di accedere alle tecnologie di celle a combustibile a carbonati. Si tratta di dispositivi che possono catturare l’anidride carbonica emessa durante i processi industriali ed utilizzarla per generare elettricità.

FuelCell, scrive Bloomberg, non registra profitti annuali dal 1997, anche se le sue azioni sono cresciute di valore dallo scorso novembre per via del maggiore interesse verso l’idrogeno e in generale verso le celle a combustibile.