Il conflitto tra Stati Uniti e Iran blocca le forniture dal Medio Oriente e accende la sfida con l’Asia per il GNL. L’Europa rischia di finire il mese con scorte al 51%, ben al di sotto dei livelli minimi di sicurezza.
L’Europa si avvia verso una stagione invernale ad alta tensione, con il rischio concreto di dover affrontare prezzi del gas raddoppiati rispetto alle stime iniziali. Secondo le ultime proiezioni di Goldman Sachs diffuse da Bloomberg, i prezzi sul mercato continentale dovranno probabilmente superare la soglia psicologica dei 100 euro per megawattora entro il mese di dicembre. Una impennata necessaria per permettere ai paesi europei di competere con i mercati asiatici nell’accaparrarsi le limitate forniture di Gas Naturale Liquefatto (GNL) e rimpinguare così le scorte strategiche, attualmente in forte affanno a causa delle persistenti interruzioni produttive e logistiche nel Medio Oriente.
LA GUERRA IN MEDIO ORIENTE BLOCCA LO STRETTO DI HORMUZ
Il motore principale della crisi è il conflitto bellico tra Stati Uniti e Iran, che ha ridotto ai minimi termini il transito delle navi metaniere attraverso lo Stretto di Hormuz, punto di passaggio vitale per il commercio globale di idrocarburi. Questa paralisi ha innescato una competizione tra acquirenti europei e asiatici per le scorte di GNL disponibili sul mercato spot.
Normalmente, l’Europa provvede al riempimento dei depositi durante i mesi estivi, sfruttando prezzi più bassi e una domanda ridotta, ma quest’anno le operazioni hanno subito ritardi critici che pesano ora sulla programmazione invernale.
SCORTE EUROPEE AL DI SOTTO DELLO SCENARIO DI BASE
I numeri fotografano una situazione di incertezza: l’analisi di Goldman Sachs stima che le riserve di gas nell’Europa nord-occidentale si attesteranno al 61% della capacità totale alla fine di agosto (l’Italia al momento è tra i paesi più virtuosi d’Europa avendo raggiunto l’81%). Questo dato risulta inferiore di 3,4 punti percentuali rispetto allo scenario di base della banca d’affari.
Nonostante la scorsa settimana i futures abbiano toccato i massimi degli ultimi cinque mesi superando i 65 euro/MWh, tale livello di prezzo viene giudicato inadeguato per dirottare i flussi di GNL dall’Asia verso i porti europei. In un contesto dove le esportazioni mediorientali potrebbero normalizzarsi solo gradualmente nel corso del 2027, il prezzo di 100 euro/MWh rappresenterebbe un incremento del 110% rispetto alla previsione standard di 50 euro/MWh.
IL “D-DAY ECONOMICO” E LE TENSIONI GEOPOLITICHE
Il quadro politico internazionale non offre segnali di distensione. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha recentemente inasprito i toni annunciando l’intenzione di infliggere all’Iran quello che ha definito un “D-Day economico”, una mossa che mira a colpire duramente le finanze di Teheran ma che, di riflesso, minaccia di limitare ulteriormente i flussi energetici globali.
Con le speranze di pace che si affievoliscono, la pressione sugli acquirenti europei per assicurarsi il combustibile necessario alla produzione di energia elettrica e al riscaldamento domestico non fa che aumentare.
IL FATTORE CLIMATICO: LA SPERANZA DI UN INVERNO MITE
Un’unica, parziale nota di ottimismo per il Vecchio Continente potrebbe arrivare dalla meteorologia. Sebbene le stime di Goldman Sachs si basino su proiezioni climatiche nella media, un recente rapporto di Rystad Energy AS suggerisce una possibile variabile mitigante. Qualora dovesse manifestarsi un fenomeno di “super El Niño”, capace di innalzare le temperature di almeno 2°C rispetto alla media storica, la domanda di gas per il riscaldamento in Europa potrebbe subire una contrazione naturale. Questo calo dei consumi aiuterebbe a compensare il deficit delle scorte, evitando che la crisi dei prezzi si trasformi in una vera e propria carenza fisica di materia prima.

