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Gnl, estrazioni, aiuti e consumi. La roadmap italiana contro i ricatti russi

Rigassificatore

I tagli alle forniture a Germania e Italia portano il governo Draghi a dover accelerare la diversificazione. Rigassificatori in testa

Sono tante le vie che portano a Roma, tutte. Ma sono tante anche quelle che portano lontano da Mosca. Il governo italiano vuole percorrerle tutte, vuole continuare a farlo. Perché anche negli ultimissimi giorni, Putin ha proseguito con i ricatti all’Europa. Stop al North Stream 1 con la scusa della manutenzione, riduzione dei flussi anche verso il nostro paese.

GLI ULTIMI  RICATTI DI MOSCA

Due mosse che si legano a tutto il resto, al modo che il Cremlino ha per anni sfruttato e capitalizzato per tenere legata a sé tutta Europa almeno dal punto di vista energetico. Ieri, i flussi verso l’Italia si sono rialzati del 44% rispetto a mercoledì, un incremento dovuto al recupero delle quantità non ricevute e alle normali dinamiche commerciali. Normali come le scuse accampate da Gazprom per spiegare (o giustificare) lo stop al pompaggio tramite North Stream 1 verso Berlino.

La compagnia petrolifera russa ha, infatti, spiegato che la mancata consegna “dipende dai problemi alla centrale di Portovaya”, che alimenta il gasdotto. Secondo il governo tedesco, il doppio ricatto mosso dal colosso moscovita è stato prodotto con l’obiettivo di provocare un aumento dei prezzi. Secondo il nostro ministro per la Transizione ecologica, invece, il danno è limitato”. La riduzione del gas impatta “non tanto sulla nostra attività quotidiana, quanto sugli stoccaggi” in vista dell’inverno.

LE VIE PER AFFRANCARSI DAL GAS RUSSO: I RIGASSIFICATORI

E proprio ragionando più verso il medio e lungo periodo, la strategia italiana deve fare i conti tra le opzioni più ottimali per l’emergenza attuale e quelle più lungimiranti. Sono tante, per fortuna, ma vanno riordinate. In testa ci sono i rigassificatori, con Ravenna e Piombino in pole position per due nuove installazioni. Qui, rispettivamente entro la primavera del prossimo anno e nel 2024 verranno apposte due unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione (Fsru). Snam si è già aggiudicata la prima, farà lo stesso anche con l’altra, ricorda il Messaggero. Con questi innesti, la strada lontano da Mosca sarebbe più nitida.

NUOVI FORNITORI, CONSUMI RIDOTTI E AIUTI. LE ALTRE STRADE PER DIRE ADDIO ALLA RUSSIA

Perché andando ad analizzare le altre vie ci si imbatte in tempistiche più lunghe. L’obiettivo è sempre lo stesso: affrancarsi dalle importazioni di gas russo, 28-30 miliardi di metri cubi made in Gazprom. E allora può senz’altro servire lo stimolo a una riduzione dei consumi, scrive Repubblica. L’idea dell’esecutivo è quella di fissare “una temperatura massima nonché un numero di ore per l’accensione durante la giornata. Limitazioni anche per l’illuminazione pubblica sia nelle città, sia lungo la rete stradale extra urbana”. Ma non solo.

Su Energia Oltre abbiamo costantemente raccontato e analizzato i viaggi di Di Maio, Descalzi e dello stesso Draghi in paesi come Algeria, Israele, Congo, Libia, Azerbaigian per stringere nuovi accordi che favoriscano la diversificazione delle forniture. Si tratta di almeno “8-10 miliardi di metri cubi che potrebbero arrivare nel giro di due inverni”. Così come citando il caso della Croazia abbiamo riaperto il tema delle trivellazioni in Adriatico, su cui seguiranno analisi “tecniche serie e dettagliate” per valutarne la fattibilità.

E ancora:  Sardegna, Venezia, Monfalcone, Civitavecchia e Brindisi sono i siti delle attuali centrali a carbone. Le quali dovrebbero cessare l’attività tra tre anni ma che nel mentre potrebbero operare in straordinario. Infine, gli strumenti economici. Dal taglio delle accise sulla benzina alla programmazione di nuovi aiuti a imprese e famiglie, Draghi vuole spingere anche su questi tasti. Ma forse le vere svolte arriveranno in Europa, dove il primo voto sullo stop alle auto a carbone ha già prodotto non pochi strascichi. E dove le trattative per fissare un tetto massimo al prezzo del gas, intaccando la dipendenza economica di Mosca dalle export, proseguono a stento.

Strategie, mosse e programmi: la roadmap italiana per vincere i ricatti russi continua.

 

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