ArcelorMittal si prende tutto: trema il Piemonte e l’ombra dell’Ilva fa paura
L’Unione Europea dà il via libera al colosso indiano per il controllo totale di CLN. Tra esuberi e siti a rischio, la “campagna d’Italia” di ArcelorMittal non risparmia nessuno. E intanto, il fantasma del disastro Taranto aleggia su Torino.
IL SÍ DELL’UE A ARCELOR MITTAL
Non ci sono problemi di concorrenza, dice Bruxelles. La Commissione Europea ha acceso il semaforo verde: ArcelorMittal SA può acquisire il controllo esclusivo di ArcelorMittal CLN Distribuzione Italia. Quello che era un matrimonio a metà diventa un dominio assoluto: il colosso dell’acciaio con sede in Lussemburgo, ma dal cuore e dal portafoglio indiani, si appresta a rilevare il 100% del gruppo CLN.
Ma dietro i tecnicismi dell’Antitrust si nasconde una realtà ben più amara per il tessuto industriale italiano. L’operazione non è a costo zero in termini sociali. Secondo le indiscrezioni, il piano prevede la cessione dei siti di Caselette (Torino) e di Monza. Il prezzo da pagare sono una cinquantina di esuberi tra i “colletti bianchi”, mentre la crisi della siderurgia e dell’automotive morde le caviglie di un Piemonte sempre più fragile.
L’OMBRA DELL’ILVA
Parlare di ArcelorMittal in Italia significa, inevitabilmente, toccare il nervo scoperto dell’ex Ilva di Taranto. Il parallelismo è d’obbligo e mette i brividi. La storia della siderurgia italiana negli ultimi dieci anni è stata segnata dal braccio di ferro logorante tra lo Stato e la famiglia Mittal: promesse di rilancio mai mantenute, scudi penali, cassa integrazione infinita e una produzione ai minimi storici che ha portato l’acciaieria più grande d’Europa sull’orlo del baratro.
Oggi, vedere ArcelorMittal espandersi al 100% in altri rami strategici della distribuzione dell’acciaio italiano solleva un interrogativo inquietante: l’Italia sta consegnando le chiavi della propria sovranità industriale a un partner che ha già dimostrato di poter staccare la spina quando gli interessi globali non coincidono con quelli locali?
L’INDIA PUNTA SUL PIEMONTE
Il caso CLN non è isolato. È il tassello di un mosaico che vede l’India protagonista assoluta della deindustrializzazione (o trasformazione) del Nord-Ovest. Mentre ArcelorMittal consolida l’acciaio, Tata Motors si prepara a completare l’acquisizione di Iveco entro il terzo trimestre del 2026.
Dall’automotive pesante alla componentistica, il know-how piemontese sta cambiando bandiera. Se da un lato l’arrivo di capitali stranieri è linfa vitale per aziende in crisi, dall’altro la dipendenza da centri decisionali situati a migliaia di chilometri di distanza espone il territorio a rischi altissimi.
GOLDEN POWER ULTIMA SPERANZA?
C’è un’unica carta che il Governo italiano potrebbe giocare: il Golden Power. Lo strumento che permette all’Esecutivo di bloccare o porre condizioni stringenti a operazioni su asset strategici in nome dell’interesse nazionale.
Il settore dell’acciaio è, per definizione, strategico. Ma Roma avrà la forza politica di sfidare il gigante indiano, considerando i precedenti fallimentari di Taranto? O assisteremo all’ennesimo passaggio di proprietà con la speranza che, stavolta, il finale sia diverso?
La crisi dell’automotive (con i casi Lear e Tecknotess sullo sfondo) e la desertificazione commerciale di Torino raccontano di una regione che sta perdendo la sua identità industriale. L’acciaio di ArcelorMittal rischia di essere il sigillo definitivo su un’epoca che non tornerà più.


