Scenari

Ilva. È iniziata l’era ArcelorMittal Italia

Ilva

Dal primo novembre l’italiana Ilva è passata ufficialmente sotto il controllo dell’indiana ArcelorMittal. Il commento di Annarita Digiorgio

È partita ufficialmente il 1 novembre l’era Mittal di Ilva con il passaggio all’azienda indiana della fabbrica che era in Amministrazione Straordinaria da quando nel 2014 il governo Renzi la espropriò alla famiglia Riva. In soli 6 anni di gestione statale Ilva è costata ai contribuenti italiani 16 miliardi di euro.

Si è conclusa quindi la transazione di AM Investco Italy volta ad acquisire Ilva, che fa seguito al contratto di fitto firmato a luglio 2017 con il ministro Calenda. ArcelorMittal è il partner principale di AM Investco, con una quota nel consorzio pari al 94,4%, mentre Banca Intesa Sanpaolo ne detiene il 5,6%, essendo fuoriuscita Mercegaglia.

Il colosso dell’acciaio ora ha il pieno controllo dell’azienda, e come da debutto ieri sui social, sarà conosciuta come ArcelorMittal Italia.

Il contratto per l’acquisizione prevede un piano industriale di 4,2 miliardi di euro di investimenti, di cui 1,8 per il prezzo, 1,25 in interventi industriali e 1,15 di interventi ambientali.

A questo si è aggiunto l’accordo sindacale, approvato il 26 settembre al Mise, e confermato con il 90% dei voti dei dipendenti, che prevede anche per il ministero dello Sviluppo Economico un finanziamento di 250 milioni di euro per gli esodi incentivati.

AM Investco Italy ha assunto 10.700 dipendenti dell’azienda in amministrazione straordinaria sugli attuali 13.500.

1.607 nell’acciaieria, 1.312 addetti nelle centrali di manutenzione e pezzi di ricambio, 717 addetti ad altiforni e sinterizzazione, 616 ai prodotti piatti e tubi , 509 alla laminazione a freddo, 424 nell’area cokerie, 164 nel facility management, 366 a materie prime e porto, 57 ai servizi ecologici ; ad essi poi devono essere aggiunti altri impiegati e dirigenti.

Altri 2.500 dipendenti circa resteranno alle dipendenze dell’Amministrazione Straordinaria, e saranno impegnati in interventi di bonifica ambientale almeno fino alla fine del 2023.

Dopo quella data, ArcelorMittal offrirà un lavoro anche ai dipendenti a cui non sarà trovata altra collocazione.

«II caposaldo dei nostri impegni è rappresentato dagli investimenti ambientali di 1,15 miliardi di euro. Data la storia di Ilva, sarà anche fondamentale ricostruire la fiducia con gli stakeholder locali, attraverso un dialogo aperto e trasparente».

Con queste parole ha debuttato su Facebook e Twitter, Arcelormittal Italia «Il nostro viaggio comincia oggi, insieme». A parlare con un video stile “Salvini” (la nuova responsabile comunicazione Patrizia Carrarini è ex portavoce di Maroni al Pirellone) è Matthieu Jehl, amministratore delegato di Arcelormittal Italia: «È un grande piacere per me darvi il benvenuto. Abbiamo tre obiettivi principali: rendere i nostri siti ancora più sicuri, realizzare tutti i nostri impegni per la protezione dell’ambiente e fare di Arcelormittal una realtà produttiva solida e sostenibile nel lungo termine con la volontà di creare benessere per i nostri collaboratori e valore per le comunità che ospitano i nostri siti. Vogliamo essere un partner affidabile per le comunità in cui operiamo.

 L’acciaio ha un ruolo fondamentale nell’industria italiana e l’Italia è il secondo consumatore europeo e ha una lunga tradizione nella produzione siderurgica. Vogliamo essere all’avanguardia nell’innovazione tecnologica che permetterà una produzione sostenibile e responsabile da un punto di vista ambientale». Conferma poi l’investimento nel 
centro di ricerca e sviluppo, che  nascerà proprio a Taranto.

Nelle “Alalysts slides” diffuse insieme ai dati trimestrali Mittal precisa che dei 2,4 miliardi di investimento “300 milioni”, destinati al risanamento ambientale “saranno finanziati con i fondi presi dal gruppo Riva”. Quindi da parte ArcelorMittal l’investimento sarà di 2,1 miliardi complessivi. Per la parte ambientale 300 destinati al “pile coverage”, 200 ai “coke ovens” 200 al “trattamento dei rifiuti”.

Sempre ieri ArcelorMittal ha ricevuto una offerta vincolante dal Gruppo Liberty House per l’acquisizione di ArcelorMittal Dudelange e della linea di finissaggio di ArcelorMittal Belgio. Gli asset fanno parte delle misure che l’azienda ha concordato con la Commissione Europea in seguito all’acquisizione di Ilva. Il closing è subordinato al perfezionamento dell’acquisto di Ilva, all’approvazione societaria, all’autorizzazione della Ue e alle consultazioni con i sindacati locali e con l’European Work Council. L’azienda ha quindi ricevuto un’offerta relativa all’intero pacchetto che doveva essere ceduto nel rispetto degli impegni con l’Unione Europea. Accettando l’offerta vincolante di Liberty House l’azienda è andata incontro alle preferenze della Ue di identificare un unico acquirente per tutti i siti da cedere che sono ArcelorMittal Ostrava (Repubblica Ceca), ArcelorMittal Galati (Romania), ArcelorMittal Skopje (Macedonia), ArcelorMittal Piombino (Italia) più ArcelorMittal Dudelange (Lussemburgo) e le linee di finissaggio menzionate in precedenza di ArcelorMIttal Liegi (Belgio).

L’acquisizione italiana è pesata sui conti del colosso.

Nel terzo trimestre ArcelorMittal ha registrato un utile pari a 899 mln di dollari, in calo del 25%, penalizzato dagli oneri di svalutazione legati all’acquisizione dell’Ilva, e dall’impatto negativo dell’effetto valutario.

Le vendite, invece, sono cresciute del 5% a 18,52 miliardi, ma non hanno centrato la stima del consenso FactSet a 19,64 miliardi. Più nel dettaglio, l’azienda ha riportato oneri di svalutazione per 509 milioni sulle vendite di asset legate all’accordo per l’acquisizione dell’Ilva e perdite derivanti dall’effetto valutario pari a 475 milioni. Esclusi gli oneri non ricorrenti, l’ebitda è salito a 2,73 miliardi rispetto ai precedenti 1,92 miliardi, mancando di poco le attese del consenso FactSet a 2,75 miliardi.

Chiusa l’acquisizione dell’Ilva, il focus del gruppo sarà rivolto all’allocazione del capitale e a una remunerazione degli azionisti potenzialmente maggiore, secondo gli analisti di Jefferies. L’azienda ha, infatti, confermato il proprio impegno ad aumentare il ritorno di capitale agli azionisti una volta portato il debito netto dagli attuali 10,5 miliardi di dollari al di sotto di 6 miliardi. Il titolo ArcelorMittal alla borsa di Francoforte al momento segna un +0,73% a quota 22,18 euro.

Contemporaneamente l’azienda ha proceduto al trasferimento dei lavoratori dall’Amministrazione Straordinaria.

Nelle scorse ore sono giunte a oltre 2586 dipendenti  le lettere per l’avvio della cassa integrazione straordinaria. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno però denunciato storture nell’applicazione “dei criteri di legge in ambito selettivo del personale”  e hanno inviato una lettera all’amministratore delegato di Am InvestCo Italia, Jehl Matthieu, e per conoscenza al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, segnalando “gravissime anomalierispetto all’applicazione dei criteri di legge in ambito selettivo del personale e molteplici incongruenze palesi sui criteri della professionalità, anzianità e carichi familiari, per effetto dei quali non vi è più ombra di dubbio come la selezione per centinaia dei distacchi sia stata operata attraverso criteri unilaterali da parte dell’azienda, di fatto al di fuori di quanto previsto dall’accordo. Chiediamo l’assoluto rispetto dell’accordo e il non discrimine dei lavoratori annunciando oltre alla possibilità eventuale di ricorsi collettivi ed individuali anche forme di protesta presso la sede del Ministero dello Sviluppo Economico”.

Su questo insieme ai sindacati si è mossa subito la politica, in particolare il parlamentare del Pd eletto a Taranto Ubaldo Pagano che ha interrogato il Governo, e il Presidente della Liguria Toti, il quale chiedendo alla Fiom di Genova di sconvocare il corteo annunciato ha telefonato a Dimaio per chiedere convocazione di un incontro urgente al Mise con i sindacati e l’azienda.

Il tavolo Genova sull’accordo di programma è convocato al Ministero per il 7 novembre alle ore 10”. Mentre il 7 novembre l’azienda vedrà i sindacati a Taranto.

Giovedì 8 novembre è stato fissato L’incontro a Roma. L’appuntamento è alle ore 16.30 presso il ministero dello Sviluppo economico. Invitati al tavolo il ministero del Lavoro, Am Investco (società di Arcelor Mittal), i commissari Ilva e i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Usb, Ugl e Federmanager.

“L’incontro dell’8 novembre sarà l’occasione per ascoltare i dubbi e le rimostranze” e per “chiarire le nostre posizioni” ha affermato Mittal.

L’accordo prevede che 10.700 dipendenti (di cui 8200 a Taranto) passeranno, dal 1 gennaio 2019, alle dirette dipendenze del gruppo indiano, mentre per i mesi di novembre e dicembre sono distaccati dall’amministrazione straordinaria.

Chi ha deciso per l’esodo volontario percepisce, in aggiunta al proprio Tfr, un incentivo di 100.000 euro lordi (circa 77.000 netti) e due anni di Naspi, l’indennità di disoccupazione. L’incentivo è a scalare. Decresce se si sceglie di andar via dall’Ilva più in là nel tempo (diversi hanno scelto tale opzione). Sino a pochissimi giorni fa alla sede di Taranto erano giunte circa 500 domande di accesso all’incentivo e quasi 400 transate.

I 2586 che rimarranno in cassa integrazione con l’amministrazione straordinaria dovranno attendere gli incontri tra sindacati e Ilva per vedere quando e come si muove il progetto di bonifica della fabbrica affidato ai commissari. Un incontro è in calendario il 21 novembre.

Circa 300 sono i lavoratori che potrebbero essere impegnati per le bonifiche, poiché ai tre Commissari (Carruba, Gnudi e Laghi, nominati da Renzi e confermati da Dimaio) spetta solo la parte non produttiva che non compete a Mittal. I commissari hanno a disposizione per questo circa un miliardo di euro derivante dalla transazione con i Riva (le risorse rientrate dall’estero). Che si aggiungono al miliardo destinato da Mittal.

L’operazione risanamento, compresa la gigantesca copertura dei parchi minerari, deve concludersi entro metà 2023, anche se Mittal si è impegnata ad accelerare i tempi.

A quella data si conclude anche la cassa integrazione straordinaria, correlata alla presenza dell’amministrazione straordinaria.

Una volta superati gli otto milioni di tonnellate prodotte si dovrà sperimentare il preridotto in ferro, sia utilizzandolo negli attuali altiforni e sia in uno o più forni elettrici eventualmente da installare, previa verifica dei costi del gas necessario per produrre il preridotto e soprattutto della sostenibilità economica dell’investimento.

Il piano ambientale è ancora la parte lacunosa del progetto, non essendo stato concertato con gli enti locali né le autorità scientifiche ed essendo deficitario della Valutazione preventiva del danno sanitario, indispensabile per verificare se ad Aia rispettata la fabbrica aumentando la produzione da 6 a 8 ml di tonnellate (come previsto dal contratto) comporterà ancora danni sanitari come nell’era pre 2012.

Da quella data infatti Ilva ha dimezzato la produzione rimanendo nei limiti di tutti i livelli ambientali previsti dalla Legge.

Nel frattempo proprio il 1 novembre giorno in cui Mittal faceva il suo ingresso a Taranto, si è dimesso il Sindaco Rinaldo Melucci.

L’esponente del pd, passato alla ribalta nazionale per essersi paragonato a Leonida in un celebre tweet con il ministro Calenda, è firmatario insieme a Michele Emiliano di un ricorso al tar contro il contratto di acquisto, ricorso che pareva essere la fine di tutto il processo di acquisizione appena a dicembre fu presentato, e che, ritirata da parte di Governatore e Sindaco la richiesta di sospensiva, rimane ancora in piedi presso il Tar del Lazio.

Il Sindaco si è dimesso dopo aver perso le elezioni provinciali contro un candidato di Forza Italia sostenuto dal Governatore Emiliano.

Ma il ricorso rimane in piedi, e chissà se anche questo epocale acquisto da parte del primo produttore di acciaio al mondo per il risanamento della più grande acciaieria di Europa con un investimento privato di 6 miliardi e oltre diecimila lavoratori assunti che ne fanno la prima azienda manifatturiera italiana, possa rimanere confermato.