Scenari

Industria auto italiana in forte calo a causa dell’ecotassa

Cala la produzione dell’industria auto nei primi mesi dell’anno ed è colpa dell’ecotassa. Ecco i dettagli nell’articolo di Annarita Digiorgio

L’industria italiana arretra. Per il secondo mese consecutivo la produzione industriale finisce in rosso sia nel confronto congiunturale (-0,7%) che in quello annuo (-1,5%).
I dati di aprile dell’Istat disegnano un secondo trimestre di crisi per il sistema delle imprese italiane e quindi per l’intero Pil del periodo aprile-giugno.

L’Istat ha rilevato che solo la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (+5,8%) e le industrie alimentari, comprese bevande e tabacco (+4,9%) contrastano la dinamica negativa con una crescita sostenuta. Tutto il resto è in forte calo a livello tendenziale: l’insieme dei mezzi di trasporto segna -6,1% e cali ancora più ampi colpiscono i macchinari (-6,2%), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-7,4%) e le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-8,2%).

INDUSTRIA AUTO SCOSSA DA ECOTASSA

Il dato peggiore è quello dell’industria dell’auto: ad aprile la produzione ha registrato un preoccupante arretramento del 17,1% su base annua. Nei primi quattro mesi la contrazione cumulata ha raggiunto il 14,7 per cento. È insindacabile quindi che la causa è da riscontrare nella famosa ecotassa: il nuovo sistema introdotto dal Governo in vigore dal mese di marzo nato sulla moda Gretista per ridurre l’anidride carbonica.

SCUDIERI (ANFIA): “L’AGGRAVIO DI TASSE RAPPRESENTA UN OSTACOLO ALLO SVILUPPO”

Il primo commento arriva da Paolo Scudieri, presidente di Anfia, l’associazione nazionale della filiera industriale automotive «Bisogna capire che questo aggravio di tasse, che coinvolge anche le utilitarie, rappresenta un ostacolo allo sviluppo perché i consumatori non sono pronti a seguire questo tipo di orientamento e piuttosto rinviano l’acquisto di un’auto nuova, bisogna riconsiderare queste penalizzazioni poiché è irresponsabile una politica fatta a dispetto delle imprese». Secondo le stime Anfia, i primi cinque mesi del 2019 chiudono con un forte calo: siamo a meno il 4% delle immatricolazioni. A maggio il gruppo Fca ha registrato volumi in flessione del 6 per cento e anche l’export sta registrando un calo. A questo si aggiunge che il primo trimestre del comparto auto ha visto gli ordinativi calare del 10,7% annuo e il fatturato del 12,3%, motivo per il quale sarà necessario ridurre la produzione per evitare che le auto si accumulino invendute.

LE STIME DI AUTOPROMOTEC

Secondo le stime del Centro studi Autopromotec ci si è accaniti nei confronti di una filiera che rappresenta oltre 1,11% del Pil italiano: «Non è questo il modo di tutelare un settore che allo Stato garantisce 76 miliardi gettito, soprattutto se si pensa che l’auto rappresenta solo 1,8% delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, mentre noi produciamo auto pulite perché parliamo di diesel Euro 6 e Euro 6D».

CRITICO ANCHE PROMOTOR

Anche il Centro studi Promotor ha criticato la scelta del Governo di «modificare il sistema di incentivazione all’acquisto di veicoli a basso impatto», questo perché «il cambio delle regole ha penalizzato il motore diesel a vantaggio dei veicoli più ecologici: ma in Italia non viene prodotta nemmeno un’auto di questo tipo e gli ecoincentivi hanno premiato i costruttori stranieri a danno di quelli nazionali».

INASCOLTATI GLI APPELLI DEI SINDACATI

Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha poi evidenziato come «già a dicembre fosse evidente che la legge di Bilancio non avrebbe aiutato la crescita, ma gli appelli del sindacato sono rimasti inascoltati”.

LE PREVISIONI DI CONFCOMMERCIO

Confcommercio non vede miglioramenti all’orizzonte: «Il calo di aprile accresce la probabilità di osservare un secondo quarto dell’anno peggiore del primo». Permane, «la difficoltà sia dal lato della domanda delle famiglie sia degli investimenti delle imprese».

Una débacle quindi che coinvolge non solo per chi le auto le produce, ma tutto il mondo dell’automotive (siderurgia, meccanica, materie plastiche, gomma…) che coinvolge un indotto di decine di distretti industriali del Nord e una quota come detto rilevantissima del Pil nazionale.

Una misura adottata dal Governo che porta in soli due mesi a meno il 17 per cento dell’industria dell’auto: non ci salveremo scambiando le panda con i minibot.