Scenari

Iraq, primo accordo sul petrolio con pagamento anticipato

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È la prima volta che l’Iraq raggiunge un accordo simile, che prevede un pagamento anticipato. Ma il paese è in crisi

La State Organization for Marketing of Oil (SOMO), la compagnia che gestisce le esportazioni petrolifere dell’Iraq, ha selezionato una società cinese per un accordo multimiliardario sulle forniture di petrolio.

LA CONFERMA

La notizia è stata confermata dall’agenzia di stampa irachena National Iraqi News Agency, che ha intervistato il capo di SOMO, Alaa al-Yasiri. L’agenzia però non ha specificato se il primo ministro Mustafa al-Kadhimi abbia firmato l’accordo, né ha fornito il nome della società cinese vincitrice della gara. Bloomberg sostiene che la società in questione sia ZhenHua Oil, una sussidiaria di Norinco, il più grande appaltatore cinese del settore della difesa.

Nell’intervista riportata dall’agenzia, al-Yasiri parla di una “competizione intensa tra due compagnie europee e una cinese, e la compagnia cinese ha vinto”.

PERCHÉ È IMPORTANTE

L’accordo è importante perché costituisce una novità per l’Iraq, che non era mai ricorso prima a contratti con pagamento anticipato. E perché costituisce, allo stesso tempo, una conferma dell’approccio della Cina, che offre prestiti a produttori petroliferi in difficoltà – come il Venezuela o l’Angola – attraverso compagnie statali o banche.

IL CONTENUTO DELL’ACCORDO

A novembre SOMO ha aperto una gara, rivolta ai trader petroliferi, per un accordo quinquennale per la fornitura di 130mila barili di greggio ogni giorno, dietro pagamento anticipato di un anno di forniture: una cifra che supererebbe i 2 miliardi di dollari. Al vincitore della gara viene inoltre concessa la possibilità di scegliere, per un anno, il momento e la destinazione in cui spedire il greggio.

L’IRAQ IN CRISI

La diminuzione della domanda globale di petrolio e il crollo dei prezzi – soprattutto nella prima metà del 2020 – a causa del coronavirus hanno avuto un impatto disastroso sul bilancio iracheno, che per il 90 per cento circa è costituito proprio dalle entrate petrolifere. Per sostenere la spesa pubblica e pagare pensioni e stipendi dei tanti dipendenti statali, l’Iraq ha bisogno che il petrolio si venda ad almeno 60 dollari al barile: adesso ne vale meno di 50.

Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, nel 2020 il PIL dell’Iraq – il secondo maggiore produttore di petrolio dell’OPEC, dopo l’Arabia Saudita – ha subito una contrazione dell’11 per cento. A dicembre il governo ha svalutato il dinaro (la valuta iracheno) di quasi il 20 per cento rispetto al dollaro.