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La guerra del gas tra Russia e Occidente

Gas Russia

La cronistoria dello stallo energetico che si è venuto a creare dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca

Il gas naturale è emerso come un’arma di guerra tra la Russia e l’Europa, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, il 24 febbraio scorso. Ecco come si è sviluppato lo stallo in questi quattro mesi:

AUTUNNO 2021: AUMENTA IL PREZZO DEL GAS

I prezzi dell’energia sono aumentati nell’autunno 2021, quando la scarsa disponibilità di gas si è scontrata con la forte domanda nelle economie che si stavano riprendendo dalla pandemia Covid.

La Polonia ha accusato la Russia di progettare la crisi mantenendo le consegne in Europa deliberatamente serrate. I negozi di gas in Europa sono a livelli insolitamente bassi, in particolare quelli di proprietà del monopolio russo delle esportazioni Gazprom.

Il 13 ottobre la Commissione Europea presenta una toolbox (“cassetta degli attrezzi”) di misure che i Paesi UE possono adottare per alleviare la pressione a breve e lungo termine.

GERMANIA ESCE DAL PROGETTO NORD STREAM 2

Il 22 febbraio il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, dichiara di aver sospeso il progetto del gasdotto Nord Stream 2 con la Russia in risposta al riconoscimento da parte di Mosca di due regioni separatiste in Ucraina.

Il progetto è stato a lungo fonte di tensione con gli alleati di Berlino negli Stati Uniti e in Europa, i quali temono che aumenterebbe la dipendenza energetica della Germania dalla Russia.

L’Ucraina teme anche che perderà i ricavi dal transito del gas, se il Nord Stream 2 . che consegnerebbe gas russo alla Germania attraverso il Mar Baltico – andasse avanti.

RUSSIA INVADE UCRAINA, PREZZI DEL GAS SALGONO

Il 24 febbraio la Russia invade l’Ucraina. I prezzi del gas e del petrolio salgono per i timori di possibili tagli alle forniture. Il 2 marzo l’Unione Europea esclude 7 banche russe dal sistema di trasferimento bancario SWIFT, ma risparmia due grandi istituti di credito con forti legami con il settore energetico, riflettendo la dipendenza di diversi Stati europei dal gas russo (in particolare Germania, Italia, Austria e Ungheria).
Nel 2021 Mosca ha fornito quasi il 40% del fabbisogno di gas dell’Unione Europea.

LA RISPOSTA DELL’UE E L’EMBARGO USA

L’8 marzo la Commissione Europea delinea delle proposte per ridurre di due terzi la dipendenza dell’UE dal gas russo entro la fine del 2022, nell’ambito di un piano per diventare indipendente da tutti i combustibili fossili russi “ben prima del 2030”.

Lo stesso giorno il presidente USA Joe Biden vieta le importazioni statunitensi di gas e petrolio russi.
L’UE afferma che quest’anno ridurrà di due terzi le sue importazioni di gas russo e la Gran Bretagna che eliminerà gradualmente le sue importazioni di energia russa entro la fine del 2022.

LA REAZIONE DELLA RUSSIA

Il 23 marzo il presidente russo Vladimir Putin vieta ai clienti europei del gas di pagare le bollette in dollari ed euro, in risposta al congelamento di circa 300 miliardi di dollari di riserve valutarie detenute dalla Russia all’estero. Putin annuncia che Mosca ora accetterà solo pagamenti in rubli dai cosiddetti “Paesi ostili”, che includono i Paesi UE.

La Commissione Europea avverte i membri UE che pagando in rubli violerebbero le sanzioni internazionali contro Mosca. Gli Stati Uniti e l’UE discutono di fonti alternative. Washington accetta di fornire all’Europa 15 miliardi di metri cubi in più di gas naturale liquefatto (GNL) nel 2022.

LA RUSSIA CHIUDE I RUBINETTI

Il 27 aprile il colosso russo Gazprom interrompe le forniture di gas a Bulgaria e Polonia, con una mossa che il capo della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, definisce “un ricatto”. Von der Leyen afferma che i due membri dell’UE e della NATO stanno ora ricevendo gas dai loro vicini dell’Unione Europea.

Il 18 maggio la Commissione Europea presenta il suo piano “REPowerEU” da 300 miliardi di euro per eliminare le importazioni di energia russe entro il 2027. Il piano ha tre elementi principali: risparmio energetico, aumento delle energie rinnovabili e diversificazione delle forniture europee di petrolio e gas.

Il 21 maggio la Russia taglia il gas alla vicina Finlandia, che si è rifiutata di pagare in rubli e ha fatto arrabbiare Mosca chiedendo di aderire alla NATO. Anche Olanda e Danimarca vengono tagliati dopo essersi rifiutati di pagare in rubli.

EMBARGO PARZIALE AL PETROLIO RUSSO

Il 30 maggio i leader dell’UE decidono di fermare la maggior parte delle importazioni russe di petrolio entro la fine dell’anno, ma rimandano l’embargo sul gas russo.

L’EUROPA È SOTTO PRESSIONE

A metà giugno Gazprom taglia drasticamente le forniture giornaliere di gas alla Germania attraverso il gasdotto Nord Stream, facendo salire i prezzi. Citando un problema tecnico, Gazprom riduce le consegne del 40%, poi di un altro 33%, in vista del vertice UE del 23-24 giugno, che concede all’Ucraina lo status di Paese candidato ad entrare nell’Unione Europea.

Il 23 giugno la Germania si avvicina al razionamento del gas, portando il livello di allerta sulle forniture alla seconda delle tre fasi. Anche altri membri UE cercano modi per compensare la diminuzione delle loro forniture di gas, trovando nuovi fornitori o passando a fonti di energia alternative.

L’Austria annuncia l’intenzione di riaprire una centrale elettrica a carbone, mentre Francia e Italia acquistano partecipazioni in un gigantesco giacimento di gas del Qatar.

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