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La moratoria sulle trivelle danneggia gli interessi di Eni all’estero?

trivellazioni

Adolfo Urso (FdI) ha presentato un’interrogazione al ministro Luigi Di Maio per chiedere se si sia considerata una possibile applicazione del principio di reciprocità e se per coerenza abbia intenzione di bloccare le attività di ricerca dell’azienda all’estero

La moratoria sulle trivelle italiane può danneggiare gli interessi di Eni all’estero? E ancora: Di Maio ha pensato di bloccare per coerenza le attività di trivellazione dell’azienda petrolifera italiana al di fuori del paese? È quanto ha chiesto Adolfo Urso (FdI) in un’interrogazione indirizzata al ministro Luigi Di Maio e depositata la scorsa settimana a Montecitorio.

LE MOTIVAZIONI DELLA RICHIESTA

Più nel dettaglio, nell’interrogazione il deputato di Fratelli d’Italia, basandosi sul recente decreto Semplificazioni ha evidenziato che l’attuazione del nuovo Piano energetico nazionale, prevede che il permesso di ricerca sia accordato “a soggetti italiani o di altri Stati membri della Comunità economica europea, nonché, a condizioni di reciprocità, a soggetti di altri Paesi” e che la maggiore azienda petrolifera italiana, Eni SpA, “opera in tutti i Paesi di origine delle società e degli investitori esteri, che sono destinatari delle svantaggiose previsioni” della moratoria. “Il Presidente del Consiglio dei ministri, proprio in concomitanza con l’approvazione delle misure sulle trivelle, si trovava negli Emirati Arabi Uniti per partecipare alla cerimonia di firma di un accordo, in cui l’Eni acquisiva una quota importante della quarto complesso di raffineria al mondo”. Inoltre, ricorda Urso “l’Eni opera nel Mediterraneo in diversi impianti onshore, tra i quali quello in Egitto, di straordinaria importanza”. Secondo Urso, dunque, “nel mar Adriatico vi sono giacimenti comuni con altri Paesi, che si guardano bene dal fermare ricerca e trivellazioni, i quali estrarranno dal bacino comune anche gli idrocarburi presenti nelle nostre acque territoriali, con la conseguenza che oltre al danno certo (economico) vi sarebbe anche la probabile beffa (ambientale)”.

URSO: DI MAIO CHIARISCA

Da qui la richiesta di chiarimenti al ministro Di Maio. Se ha “valutato il potenziale danno che Eni SpA potrebbe subire nel caso in cui i Paesi di origine delle società e degli investitori esteri, che hanno subito un pregiudizio” a causa della moratoria alle trivelle italiana possa subire nel caso in cui “applichino nei loro Paesi alle società italiane misure simili, per sanzionare la violazione del principio di reciprocità perpetrata”. Ma soprattutto “se abbia anche considerato, per coerenza con la propria politica nel campo della ricerca e della coltivazione di idrocarburi, di bloccare lo svolgimento di dette attività da parte di Eni SpA al di fuori del territorio italiano, attività, peraltro, spesso svolte proprio nel comune mar Mediterraneo”.