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Le navi cercano carburanti verdi per mantenere gli oceani blu

Co2

L’industria sta proponendo di tassarsi sul carburante per creare un fondo di ricerca e sviluppo da 5 miliardi di dollari, supervisionato dall’IMO, per accelerare l’innovazione.

L’industria marittima mondiale, dai traghetti ai mercantili, sta cercando la sua via per una transizione dai combustibili fossili a nuovi mezzi di propulsione più puliti. Si tratta di un aspetto importante perché i trasporti internazionali sono fondamentali per l’economia mondiale, responsabili del 90% del commercio globale. Ma le navi bruciano circa 4 milioni di barili di petrolio al giorno, rappresentando quasi il 3% delle emissioni mondiali di carbonio, e le autorità di regolamentazione chiedono di intervenire.

LE NUOVE REGOLE

Per ovviare a ciò l’Organizzazione marittima internazionale, un’agenzia di regolamentazione delle Nazioni Unite, nel 2018 ha fissato nuovi obiettivi per la riduzione dei gas a effetto serra.

Entro il 2050, il trasporto marittimo dovrebbe mirare a ridurre le emissioni del 50% (rispetto ai livelli del 2008), con l’obiettivo di eliminare gradualmente tutte le emissioni. Le tecnologie per soddisfare queste ambizioni, purtroppo, non esistono ancora in una forma o in una scala commercialmente fattibile per il trasporto transoceanico. E con la maggior parte delle navi costruite per durare 30 anni, non rimane molto tempo per trovare soluzioni.

DAI 5 AI 7 ANNI PER CAPIRE QUALE SARÀ IL CARBURANTE DEL FUTURO

“Fondamentalmente abbiamo dai cinque ai sette anni per capire quale sia il carburante del futuro per queste navi giganti che fanno il giro del mondo, e questo ha tutti i capelli in fiamme”, ha affermato Joshua Berger, fondatore di Washington Maritime Blue, un’alleanza strategica incentrata sulla sostenibilità marittima, ad Axios.

Un’ulteriore complicazione è data dal fatto di cercare di far decidere a 174 paesi e compagnie di navigazione internazionali i futuri standard tecnologici. Nonostante la recente introduzione di combustibili a basso tenore di zolfo e altri sforzi, la crescita del trasporto marittimo ha superato i miglioramenti in termini di efficienza.

AL RITMO ATTUALE NEL 2050 EMISSIONI SUPERIORI AL 130% RISPETTO AL 2008

Al ritmo attuale, secondo Reuters, l’International Council on Clean Transportation (ICCT) prevede che le emissioni del 2050 saranno superiori del 130% rispetto ai livelli del 2008.

I TENTATIVI

Per questo l’industria sta esplorando con urgenza diversi combustibili e tecnologie a zero emissioni di carbonio promettenti, ma ognuno pone sfide che richiederanno più ricerca e sviluppo.

Tra queste l’elettricità ma una tipica nave portacontainer richiederebbe l’equivalente di 70.000 batterie Tesla Model S 85 per navigare per una settimana attraverso l’oceano, secondo l’International Chamber of Shipping. Oppure il Gnl: è relativamente economico ed emette circa il 25% in meno di anidride carbonica (CO2) rispetto ai combustibili marini convenzionali. Ma poiché è principalmente metano, il Gnl ha altri problemi climatici e non è una soluzione permanente, dicono gli esperti marini.

I biocarburanti liquidi sono promettenti, ma dipendono dalle materie prime disponibili, che potrebbero essere insufficienti per le dimensioni del trasporto internazionale.

SERVE UNA SOLUZIONE INTERNAZIONALE

Quello che serve, dunque, è una soluzione internazionale, ha affermato David Hume, responsabile dell’energia marina presso il Pacific Northwest National Lab, che aiuta a coordinare una strategia statunitense.

L’industria sta persino proponendo di tassarsi sul carburante per creare un fondo di ricerca e sviluppo da 5 miliardi di dollari, supervisionato dall’IMO, per accelerare l’innovazione.

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