Scenari

Libia, Italia e Usa: malgrado le tensioni la Noc non si arrende

La produzione di petrolio e gas aumenta e il numero uno dell’azienda di Stato libica Sanallah ha incontrato molte compagnie statunitensi per portare avanti il suo piano quinquennale di sviluppo degli idrocarburi

Ancora morti e feriti in Libia dove l’offensiva del generale Khalifa Haftar, che dal 4 aprile punta a Tripoli, ha fatto almeno 454 morti e 2.154 feriti, secondo l’ultimo bilancio diffuso dall’Organizzazione mondiale della sanità. In questa difficile situazione nelle ultime ore si è registrato un lungo incontro a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte e il generale Khalifa Haftar (atteso anche a Parigi) durante il quale il capo del governo italiano ho espresso le preoccupazioni dell’Italia per la situazione libica ed esortato a trovare una soluzione politica alle tensioni in corso.

COSA CONTROLLA HAFTAR

Naturalmente l’Italia rimane molto interessata a quanto accade in terra libica. Eni ricava circa il 15% della sua produzione nel paese. E attualmente il maresciallo Haftar ha posto sotto il suo controllo gran parte dell’industria petrolifera libica: nelle scorse settimane l’Lna ha preso il controllo non solo delle cittadine strategiche del Fezzan, la grande regione desertica centro meridionale, ma anche dei suoi pozzi petroliferi. In primis Sharara, il giacimento più grande di tutta la Libia, gestito dalla Noc in collaborazione con la spagnola Repsol, la francese Total, l’austriaca Omv e la norvegese Equinor che produce 315 mila barili al giorno; e di el-Feel, il giacimento Elephant dove opera invece Eni che estrae 80mila barili al giorno. Insieme, i due siti raggiungono quasi la metà della produzione nazionale. Sotto il governo della Cirenaica anche il bacino della Sirte con i due grandi terminal petroliferi di Ras Lanuf e El-Sider.

IL TERRITORIO SOTTO IL CONTROLLO DI AL SARRAJ

Sono rimasti, invece, sotto il controllo del premier del governo di Tripoli, riconosciuto dall’Onu, Feyez Al Sarraj, importanti assets petroliferi come i giacimenti offshore di Bouri (per il 50% di Eni, ndr) e di al-Jurf (per il 27% in mano a Total), capaci di produrre poco più 100 mila barili al giorno. Oltre al giacimento di gas naturale di Wafa che è controllato da Eni e NOC. Senza dimenticare che il Cane a sei zampe gestisce anche la Mellitah Oil and Gas Company e il relativo terminal da cui parte il Greenstream il gasdotto che collega la Libia all’Italia.

L’AMBASCIATORE BUCCINO HA INCONTRATO IL NUMERO UNO DI NOC SANALLAH

Nei giorni scorsi, intanto, l’ambasciatore d’Italia a Tripoli, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha incontrato il presidente della Noc Mustafa Sanallah, per colloqui sulla “cooperazione nel settore dell’energia nel contesto dell’attuale situazione di sicurezza”, ha riferito la stessa rappresentanza diplomatica italiana in un post su Twitter. La situazione rimane però esplosiva, come ha chiarito lo stesso Sanallah in un intervento di suo pugno su Bloomberg qualche giorno fa: il numero uno della Noc ha evidenziato che “simbolicamente i principali terminal petrolieri della Libia si trovano quasi a metà strada tra le roccaforti di Lna e Gna” e che “malgrado non possa prevedersi uno scenario chiaro” la soluzione migliore sarebbe “un immediato cessate il fuoco” per evitare di colpire gravemente l’export petrolifero. “I combattimenti stanno già avendo un impatto sul settore petrolifero, minacciando la nostra capacità di mantenere la produzione ma soprattutto la capacità di garantire la sicurezza dei nostri dipendenti”.

LA PRODUZIONE AUMENTA IN LIBIA: ECCO IL PERCHÉ

“Negli ultimi due anni siamo riusciti ad aumentare la produzione da 255.000 barili al giorno ad agosto 2016 (e 377.000 per l’intero 2016) a 1,26 milioni di barili al giorno nel marzo 2019 – ha sottolineato ancora Sanallah su Bloomberg -. Ciò è accaduto perché nessuna delle due parti aveva il controllo sull’intero sistema petrolifero della Libia” ma esisteva unvece, “un sistema ‘dual-key’. L’LNA gestiva la sicurezza nei porti e in alcuni campi, e quindi aveva le mani sui rubinetti e le rotte di esportazione del petrolio libico. Ma la GNA, con il supporto delle risoluzioni delle Nazioni Unite, aveva l’unica autorità per determinare quali esportazioni fossero legali. Ciò ha creato una base straordinariamente stabile per aumentare la produzione. Ha forzato la cooperazione tra le due parti e generato un equilibrio naturale. Ciò – ha aggiunto il numero uno di Noc – rappresentava anche la separazione della sicurezza dal controllo finanziario e amministrativo civile. Questa disposizione ha stabilito un precedente positivo per il futuro della Libia. Quello che stiamo vedendo ora a Tripoli è una lotta per il controllo delle strutture petrolifere. Quel che è certo è che i perdenti trasformeranno il settore petrolifero in un’arena per innumerevoli attacchi di rappresaglia. Solo un cessate il fuoco e un ritorno al sistema a doppia chiave restituiranno stabilità al settore petrolifero della Libia”. Libia energia

NOC APRE UN UFFICIO A HOUSTON: L’OBIETTIVO È CRESCERE ANCORA

In ogni caso la Noc non sembra volersi arrendere a quanto sta accadendo nel paese. Innanzitutto ha inaugurato la sua prima sede internazionale a Houston, negli Stati Uniti poi ha dichiarato l’obiettivo di gestire investimenti fino a 60 miliardi di dollari per potenziare il settore petrolifero e del gas in Libia e aumentare la capacità produttiva a 2,1 milioni di barili al giorno entro il 2023. Nei giorni scorsi, infatti, Sanallah ha visitato Houston e tenuto riunioni con società statunitensi in occasione della Offshore Technology Conference (OTC).

CHI HA VISTO SANALLAH NEGLI USA

Sanalla ha incontrato Mikhail Potekhin, direttore EMEA di Caterpillar, per fare il punto sulle operazioni di Caterpillar presso il produttore OPEC. I gestori hanno discusso un contratto da 150 milioni di dollari per la controllata Solar Turbines di Caterpillar per le apparecchiature di generazione di energia e potenziali future collaborazioni e progetti con le società operative di NOC. Il presidente di NOC ha incontrato anche John Wallace, presidente e amministratore delegato della società di consulenza petrolifera DeGolyer e MacNaughton, per discutere di possibili cooperazioni e studi e sviluppi dei giacimenti libici. In un altro incontro, Sanallah ha incontrato il presidente e CEO di Halliburton Jeff Miller per discutere la ripresa programmata delle attività offshore e onshore in Libia e una potenziale ulteriore cooperazione più stretta. I piani a lungo termine libici prevedono di raddoppiare la produzione di greggio entro quattro anni, anche se il target potrebbe essere minacciato dal peggioramento della situazione nel paese.

LA STRATEGIA QUINQUENNALE DI NOC

Per realizzare la strategia quinquennale di NOC, la società sta portando avanti un totale di 56 progetti, tra cui la perforazione di 38 pozzetti di prova e 70 pozzi di sviluppo. La società vuole investire nello sviluppo di campi esistenti, utilizzazione del gas e riabilitazione dei pozzi chiusi. “Non possiamo farlo da soli e cerchiamo competenze da fornitori, venditori e società di servizi statunitensi”, ha affermato Sanallah.