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Descalzi: Bene per l’Italia l’accordo in Libia

Eni

Sul fronte interno l’ad di Eni ha ammesso che si potrebbe accelerare investimenti per un miliardo di euro se venissero presentate norme di semplificazione e sburocratizzazione

Bene per l’Italia ma anche per la stessa Libia, l’accordo raggiunto qualche giorno fa tra Eni, Bp e il paese nordafricano. E bene anche un piano di sburocratizzazione e strumenti per accelerare investimenti e assunzioni, così come dovrebbe essere disegnato dalla Manovra economica 2019. Lo ha detto l’ad di Eni Claudio Descalzi a margine della Maker Faire alla Fiera di Roma.

ACCORDO CON LA LIBIA UN BENE PER ITALIA. IL GAS PUÒ GARANTIRE SICUREZZA ENERGETICA E DIVERSIFICAZIONE

La situazione sulla Libia non è stata cambiata da questo accordo ma il discorso è più ampio: queste tipologie di accordo possono cambiare la situazione in Libia, perché la Libia ormai, da circa 8 anni, è bloccata nei suoi investimenti – ha ammesso Descalzi -. Ovviamente se in un Paese si comincia a investire in modo profondo, si creano anche situazioni di minor tensione, di maggior occupazione, e di maggior sviluppo. Potremmo attirare i libici che sono usciti, parlo di ingegneri e geologi. E anche operatori. Questo accordo è importante perché riguarda circa 54mila chilometri quadri, sia mare sia a terra. Ma anche perché la parte a terra è vicina alle nostre installazioni esistenti. Sono notevolissime riserve: olio, gas e condensati. Ovviamente noi abbiamo tutte le infrastrutture. Questo gas che è già ricco in Libia potrebbe essere ulteriormente sviluppato per dare migliore sicurezza energetica e alternative all’Italia. Quindi direi che si tratta di un fatto importante sicuramente per la Libia in primis, per Eni, per l’Italia in termini di diversificazione energetica, e che denota anche un ottimo rapporto che esiste tra le società petrolifere perché tutto nasce da una iniziativa di Bp che noi abbiamo accolto”.

POSSIBILE ACCELERARE INVESTIMENTI PER 1 MLD SE ARRIVANO STRUMENTI CHE CONSENTONO PIÙ INVESTIMENTI E ASSUNZIONI

Durante il vertice con le partecipate a Palazzo Chigi di qualche giorno fa “il governo non ci ha chiesto impegni di nessun tipo. Abbiamo presentato gli investimenti che sono nel piano” e “nel caso fosse possibile riuscire a semplificare, potrebbero essere di livello superiore o anticipati”. Stesso discorso sulle assunzioni: “Non mi è stato chiesto nessuno sforzo, siamo noi che abbiamo bisogno di investire nelle assunzioni di nuove personalità. Più che una richiesta del governo è una mia richiesta”, ha ammesso Descalzi, aggiungendo che, tuttavia, servono gli strumenti per “diverse migliaia di persone che potrebbero uscire ma sono dovute rimanere”. E per il fatto che ci sono “anche diverse migliaia di persone che potrebbero entrare. Per avere capacità di assunzione c’è bisogno insomma di uno ‘sbottigliamento’”. L’ad di Eni ha quantificato in circa un miliardo di euro l’ammontare degli investimenti che possono essere accelerati, rispetto al piano quadriennale da 22 miliardi già presentato, se arriveranno strumenti di semplificazione e sburocratizzazione. “Abbiamo degli investimenti che possono essere accelerati in funzione dello snellimento burocratico che il Governo ha messo ai piani che possono valere circa un miliardo in termini di anticipo e di implementazione”, ha sottolineato Descalzi ribadendo che durante l’incontro a Palazzo Chigi lui stesso ha presentato gli investimenti che sono previsti nel piano: “Ovviamente in questi investimenti ci sono delle contingency legate a processi autorizzativi, ed a tutta quella che è la parte di semplificazione che il Governo ha annunciato di voler fare”, ha concluso il manager.

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