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L’Italia? In Qatar c’è ma non per i mondiali di calcio

Eni Qatar Energy

A giugno scorso, Eni ha stretto un importante accordo con Qatar Energy per l’espansione del progetto North Field East

L’Italia è in Qatar. No, non perché parteciperà agli imminenti mondiali di calcio. La delusione, su quel fronte, è ancora tanta per tutti noi. Dopodomani partiranno le sfide tra le nazionali e la nazionale allenata da Roberto Mancini vi assisterà dal divano. A un appuntamento che, in termini di sostenibilità, sarà tutt’altro che sano. Infatti, migliaia di fan raggiungeranno la città del Golfo in aereo facendo andata e ritorno in continuazione. I costi ambientali del trasporto di quei visitatori per quasi 400 km per i giorni delle partite si aggirano sulle 3,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Meglio allora parlare di un’altra Italia, quella dei rapporti commerciali, economici ed energetici con il Qatar. Un paese pieno di contraddizioni, storture, diversità rispetto ai sistemi di vita occidentali. Ma si sa, gli affari vanno oltre.

LA PARTNERSHIP ENI-QATAR ENERGY

A giugno scorso, l’ad di Eni Claudio Descalzi e il Presidente e Amministratore Delegato di QatarEnergy, Saad Sherida Al-Kaabi, hanno firmato l’accordo di partnership per la creazione della nuova Joint Venture per il 12,5% dell’intero progetto North Field East (NFE), di cui fanno parte 4 mega treni Gnl con una capacità combinata di liquefazione pari a 32 milioni di tonnellate l’anno. NFE è uno dei maggiori giacimenti di gas non associati al mondo, situato nella costa nord-orientale.

Si tratta di “una mossa strategica per Eni, che rafforza la propria presenza in Medio Oriente ottenendo l’accesso a un produttore di Gnl leader a livello globale, con riserve di gas naturale tra le più grandi al mondo. Questa collaborazione rappresenta inoltre una tappa significativa nella strategia di diversificazione dell’azienda, che amplia il proprio portafoglio di fonti energetiche più pulite e affidabili”, si leggeva nella nota Eni sull’accordo.

Il progetto NFE porterà Doha a aumentare la propria capacità di esportazione di Gnl attuali 77 MTPA a 110 MTPA. L’investimento vale 28,75 miliardi di dollari e darà i suoi primi frutti fra tre anni, con tecnologie e processi all’avanguardia per minimizzare l’impronta carbonica complessiva.

Al forum di Gastech, Guido Brusco del cane a sei zampe ha detto che “dalla primavera del 2023, con l’avvio dei due nuovi terminali di Snam, potremo disporre di quantità sempre maggiori di Gnl da Paesi come Egitto, dal Qatar, dal Congo, dalla Nigeria e dall’Angola, per un totale di circa 4 miliardi di metri cubi, che potranno superare i 7 miliardi nel 2024”.

GLI ALTRI AFFARI ITALIANI IN QATAR

Non solo Eni, però. A gennaio 2021, Enel Green Power S.p.A., cioè il ramo verde del gruppo guidato oggi da Francesco Starace, ha concluso un accordo con Qatar Investment Authority per una serie di progetti rinnovabili in Africa subsahariana. Inoltre, QIA acquisirà il 50% della partecipazione di EGP in progetti in esercizio e in costruzione in Sud Africa e Zambia con una capacità di circa 800 MW.

Anche Saipem opera in Qatar. Dove, in merito al progetto NFPS iFEED di Qatargas ha fornito servizi di Front End Engineering Design contribuendo all’incremento di estrazione di gas naturale dal North Field.

CHI COMMERCIA CON DOHA IN UE E NEL MONDO

Allargando lo sguardo agli affari generali, il rapporto Italia-Qatar fa registrare numeri importanti. Il Qatar è il 55° partner commerciale e 49° fornitore: valevole lo 0,3% dei nostri scambi totali. Come reso noto dall’Istat, nel 2019 le esportazioni tricolori verso Doha sono aumentate del 27% rispetto all’anno prima. Il 35% dei prodotti spediti ha riguardato i semilavorati. In fila seguono poi la meccanica con il 29,9%, l’arredamento e l’edilizia con il 13%, la moda e gli accessori con il 10,3%, i mezzi di trasporto con il 3,5%, l’agroalimentare con il 3,1%. A livello di import, per il 92,1% si concentrano nel comparto dei combustibili e idrocarburi. Seguiti poi dalle materie plastiche per il 5%.

A livello europeo, il Qatar è stato il secondo fornitore di gas liquefatto ai paesi Ue e al Regno Unito nel 2021. Secondo la US Energy Information Administration, la quota del paese sulle importazioni totali è stata pari 24% nello scorso anno. Gli idrocarburi valgono un punto di Pil nazionale e l’84% dell’export totale.

Come evidenziato dall’agenzia italiana Ice di Doha, i principali fornitori del Qatar nel 2021 in ordine di importanza sono: Cina (16,3%), Usa (11,8%), India (6,3%), Germania (6,1%), Regno Unito (5,6%), Italia (5,0%), Turchia (3,9%), Svizzera (3,8%), Giappone (3,2%), Francia (2,6%), e Oman (2,2%). Che prodotti arrivano in Qatar? Macchinari, equipaggiamenti elettrici ed elettronici, veicoli, gioielli, prodotti siderurgici.

Mentre i mercati di destinazione sono nell’ordine; Cina (15,5%), Giappone (13,6%), India (12,84%), Corea del Sud (12,83%), Singapore (6,1%), EAU (3,9%), Regno Unito (3,4%), Thailandia (3,1%), Pakistan (2,9%), Italia (decima, 2,8%), Taiwan (2,6%), Kuwait (1,94%) e Stati Uniti (1,93%). Prevalgono, come detto, gli idrocarburi. Ma in coda ci sono anche plastica, fertilizzanti e alluminio.

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