Scenari

L’Ue guida il phase out del carbone del G20, ma qualcuno frena

carbone

Italia nel gruppo di testa dei paesi che stanno eliminando il carbone dal loro mix, partono i confronti con gli stakeholder

Gran Bretagna, Italia e Francia guidano gli sforzi del Gruppo delle 20 maggiori economie mondiali per eliminare gradualmente il carbone dai loro mix energetici, ma anche i progressi dei restanti membri del G20 si stanno piano piano rafforzando. Anche se non basta.

REPORT CLIMATE TRANSPARENCY: CINA, INDIA E TURCHIA PRONTE A RILANCIARE SUL CARBONE

I paesi del G20 hanno ridotto l’uso del carbone come fonte di energia primaria solo dello 0,9% nel periodo 2012-2017, secondo Climate Transparency, un’associazione di circa 14 gruppi di pressione nazionali attivi nel settore ambientale provenienti da tutto il mondo, citata da Bloomberg. Ma Cina, India e Turchia stanno pensando di aggiungere nuova produzione di energia elettrica a carbone equivalente alla capacità produttiva totale di Germania e Francia. Un percorso in senso contrario rispetto a quanto prospettato dagli accordi di Parigi sul clima. Secondo il rapporto di Climate Transparency sarebbe necessario addirittura un taglio quasi totale del carbone e di altri combustibili fossili a livello globale entro il 2050, e di due terzi entro il 2030, per rientrare nei parametri.

GRAN PARTE DELLE CENTRALI A CARBONE FINANZIATE DA BANCHE DI SVILUPPO GOVERNATIVE

I movimenti climatici in Nord America e in Europa, dove sono prevalenti i raduni studenteschi “Fridays for Future”, sono ancora assenti in Asia, dove l’energia creata attraverso il carbone si sta sviluppando rapidamente. La maggior parte delle centrali a carbone sono finanziate da istituzioni degli Stati del G20 con Cina, Giappone e Corea del Sud, tra i maggiori fornitori di investimenti e prestiti in parte gestiti da banche di sviluppo governative, ha detto Climate Transparency. Alcune di queste istituzioni continuano a finanziare il carbone all’estero, nonostante l’impegno a porre fine al carbone a livello nazionale, ha evidenziato il rapporto.

AIE: SI CONTINUA A INVESTIRE NEL CARBONE. FMI: HA I SUSSIDI PUBBLICI PIÙ ELEVATI

Secondo l’ultimo report annuale dell’Aie, il World Energy Investment 2019, anche se le decisioni di investire in centrali elettriche a carbone sono scese al livello più basso di questo secolo e i decommissioning sono aumentati, la flotta mondiale di centrali a carbone ha continuato ad espandersi, in particolare proprio nei paesi asiatici in via di sviluppo. “I continui investimenti in impianti di questo tipo, che hanno un lungo ciclo di vita, sembrano essere finalizzati a colmare il crescente divario tra l’aumento della domanda di energia elettrica e l’appiattimento della produzione prevista dagli investimenti a basse emissioni di carbonio (energie rinnovabili e nucleare) – osserva Aie -. Senza l’utilizzo di tecnologia di cattura del carbonio o incentivi per i decommissioning anticipati, l’energia prodotta dal carbone con l’immissione di elevate emissioni di CO2 rimarrà parte del sistema energetico globale per molti anni a venire. Allo stesso tempo, per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, gli investimenti in efficienza energetica dovrebbero invece accelerare e la spesa per le rinnovabili raddoppiare entro il 2030”. Peraltro, sottolinea il Fmi nel suo rapporto “Global Fossil Fuel Subsidies Remain Large: An Update Based on Country-Level Estimates”, il carbone è quello che riceve la maggior parte dei sussidi alle fonti energetiche con il 44 per cento del totale globale. Il petrolio è al 41 per cento, mentre il gas naturale e la produzione di elettricità hanno ricevuto rispettivamente il 10 e il 4 per cento.

IL PHASE OUT ITALIANO: ADDIO AL CARBONE ENTRO IL 2025inquinamento

Per quanto riguarda l’Italia, la road map prevede un phase out definitivo da completare entro il 2025. L’addio al carbone farà venire meno 8 GW di capacità installata attualmente distribuita su otto impianti di cui sei in mano a Enel, vale a dire Cerano (Brindisi), Civitavecchia, Sulcis, Fusina (Venezia), Bastardo (Perugia) e La Spezia. Altri proprietari sono Ep Produzione e A2A. Qualche giorno fa davanti alla commissione Attività produttive della Camera, il direttore dell’Enel per l’Italia, Carlo Tamburi, aveva dichiarato che la multinazionale “è disponibile a procedere con la sostituzione degli impianti a carbone con rinnovabili e impianti a gas” puntualizzando la necessità però di “una pianificazione dell’attività” che potrà essere garantita “solo avviando sin da ora l’iter per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie”. Ovviamente, rileva Tamburi, il gruppo “condivide gli obiettivi e si è messo in condizione di operare per il raggiungimento di tali obiettivi”. Con il phase out dal carbone in Italia, rileva, “ci saranno circa 8 mila MW in meno da gestire e bisognerà procedere ad un adeguamento del sistema”. Negli altri paesi europei solo dove c’è una limitata incidenza del carbone “è stata programmata un’uscita in tempi rapidi”. Altrimenti “la scadenza è più lunga”. In Germania, addirittura, osserva Tamburi, “dove è stata proposta una chiusura delle centrali entro il 2038 si procede a scaglione con degli indennizzi previsti per i produttori e le comunità locali coinvolte”. Mentre nei paesi dell’est europeo, “dove il carbone ha un peso rilevante sul mix produttivo non sono state neanche discusse le possibilità di una chiusura anticipata delle centrali”. Proprio per questo, aggiunge, “è auspicabile un forte coordinamento di piano di dismissione dei diversi paesi europei per effettuare una transizione energetica senza rischi e assicurare l’affidabilità del sistema elettrico europeo”

DI BERARDINO (ASSESSORE LAZIO): IL MISE CONVOCHI LA REGIONE AL TAVOLO ENERGIA PER DEFINIRE PROCESSO DI RICONVERSIONE

carboneNaturalmente in questo processo di riconversione vanno coinvolti anche i territori e le popolazioni che vi abitano e sono direttamente o indirettamente legati a questi impianti. Un esempio arriva dalle dichiarazioni di Claudio Di Berardino, assessore della Regione Lazio al Lavoro al termine dell’incontro presso il Comune di Civitavecchia con rappresentanti delle Istituzioni locali e nazionali, Parti Sociali e Enel. “L’uscita dell’Italia dal carbone prevista per il 2025 comporterà per Civitavecchia la riconversione della centrale Enel dal carbone al gas. Una scelta che, nei tempi e nei modi, non ha visto un preventivo coinvolgimento delle amministrazioni locali compreso quello della regione Lazio. Siamo dinanzi a una vera e propria rivoluzione industriale che va accompagnata e gestita mediante una governance multilivello – ha aggiunto -. Non è ovviamente nostra intenzione voler bloccare il processo ma è necessaria la giusta condivisione del percorso. A tal proposito ho invitato Governo, amministrazione locale, parti sociali e Enel a predisporre, insieme, un accordo di programma: si tratta di un “patto laziale” nel quale convenire e verificare congiuntamente tutti le conseguenze che comporterà il processo di conversione dalle tempistiche alle condizioni di sviluppo nonché alla tutela dell’occupazione dei lavoratori diretti e indiretti. La strategia elettrica nazionale non può essere portata a compimento se non dentro un piano strategico industriale del Paese che intervenga sulle scelte infrastrutturali, ambientali, industriali. La riconversione della centrale Enel non può in alcun modo determinare la messa in discussione dell’equilibrio industriale, occupazionale e sociale di Civitavecchia. Pertanto ho invitato il Governo, rappresentato oggi all’incontro dai sottosegretari allo Sviluppo economico e all’Ambiente, a convocare celermente la Regione Lazio al tavolo dell’energia già costituito presso il Mise”.

IL 17 GIUGNO IL PROSSIMO TAVOLO SUL PHASE OUT DEL CARBONE

Il primo tavolo di confronto sul phase out del carbone si è tenuto lo scorso 17 aprile al Mise, ha ricordato ilfattoquotidiano.it. Un incontro presieduto dal sottosegretario Davide Crippa, con la partecipazione dei tecnici del Mise e a cui hanno preso parte il ministero dell’Ambiente, i gestori degli impianti e Terna. Il gestore della rete elettrica nazionale ha illustrato le attività necessarie ad assicurare la chiusura delle centrali a carbone prevista nel 2025, garantendo la stabilità e la sicurezza del sistema elettrico nazionale. “Dopo il primo tavolo sul phase out – ha spiegato il sottosegretario a ilfattoquotidiano.it – stiamo lavorando insieme alle società coinvolte, compresa Enel, per definire tecnicamente una proposta di road map che sarà condivisa con tutti i soggetti interessati, secondo un calendario e un format che stiamo finalizzando in questi giorni”. Per quanto riguarda la questione occupazione è stato convocato un tavolo con i sindacati il prossimo 17 giugno.