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Siderurgia Taranto ex Ilva

Materie prime critiche, l’Ue lancia 46 nuovi progetti strategici: l’Italia ne incassa 5 sul riciclo

Il vicepresidente Séjourné presenta la seconda ondata del Crma: svolta per litio e terre rare, con 93 impianti nell’Unione. Urso rivendica la leadership nazionale; in arrivo acquisti comuni, scorte e una missione sul nichel in Nuova Caledonia.

L’Unione Europea compie un salto di scala nella corsa all’indipendenza mineraria e industriale, allargando la rete degli impianti destinati a estrarre, raffinare e recuperare i minerali indispensabili per la transizione verde, la difesa e l’aerospazio. A un anno esatto dalla stretta di Pechino sull’export delle terre rare, la Commissione europea ha ufficializzato la selezione di 46 nuovi progetti strategici distribuiti in 16 Stati membri nel quadro del Critical Raw Materials Act (CRMA). Tra le iniziative approvate figurano cinque progetti presentati dall’Italia, che rafforzano il posizionamento della Penisola nel recupero dei materiali a valle della prima call europea.

Con questo nuovo blocco di interventi, il portafoglio comunitario sale a 93 progetti strategici attivi sul territorio dell’Ue, a cui si sommano i 13 già avviati presso Paesi terzi partner. L’annuncio è stato formalizzato a Bruxelles dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Stéphane Séjourné, durante un punto stampa dedicato allo stato di avanzamento delle politiche sulle risorse minerarie, a cui ha fatto eco da Roma la dichiarazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

LA SECONDA ONDATA DEL CRMA: 46 NUOVI PROGETTI E CINQUE ASSEGNAZIONI ALL’ITALIA

La seconda tornata di candidature per lo status strategico ha visto la partecipazione di 171 proposte, dalle quali la Commissione ha selezionato 46 progetti localizzati in Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna, Romania e Svezia. L’impianto industriale copre 15 delle 17 materie prime strategiche identificate dall’ordinamento comunitario.

Sul piano operativo, gli interventi si distribuiscono lungo l’intera filiera: 8 riguardano l’estrazione mineraria primaria, 11 la trasformazione e raffinazione chimica, 19 il riciclo – settore cardine in cui “la migliore materia prima è quella già utilizzata sul nostro suolo” – e 8 sono progetti integrati verticalmente, capaci di presidiare più segmenti della catena del valore. Guardando alle destinazioni produttive, il pacchetto risponde direttamente ai bisogni industriali: per la filiera delle batterie elettriche sono stati ammessi 8 progetti sul litio, 12 sul nichel, 10 sul cobalto, 5 sul manganese e 4 sulla grafite; per l’industria della difesa e dell’aeronautica figurano impianti dedicati a magnesio e tungsteno; per gli aimanti permanenti, essenziali nei motori elettrici, nelle turbine eoliche e negli equipaggiamenti militari, sono stati selezionati 4 nuovi progetti incentrati sulle terre rare. L’esito della selezione consolida il ruolo dell’Italia, che ottiene il riconoscimento europeo per 5 proposte.

Il ministro Urso ha accolto la decisione rimarcando la coerenza del percorso: “Un risultato che rafforza la nostra autonomia strategica e conferma la leadership dell’industria italiana nel riciclo. Stiamo costruendo filiere più sicure e sostenibili, fondamentali per la competitività del sistema produttivo e la sicurezza europea”. Il dato si aggiunge ai risultati della prima finestra di selezione, conclusasi nell’agosto 2024, che aveva visto l’approvazione di 4 progetti italiani incentrati sul recupero secondario.

IL BILANCIO DELLA PRIMA CALL: FAST-TRACK PER I PERMESSI E 2 MILIARDI DI INVESTIMENTI

Nel presentare la nuova graduatoria, Séjourné ha tracciato il consuntivo della prima tornata di 47 progetti varata lo scorso anno, evidenziando i frutti della semplificazione amministrativa legata al programma RESourceEU lanciato dieci mesi fa: 26 Stati membri hanno istituito i punti unici di contatto e le procedure autorizzative veloci (fast-track) hanno consentito a 25 progetti di completare la valutazione di impatto ambientale e a 17 di ottenere il permesso di costruire, riducendo drasticamente i tempi ordinari di sviluppo che spesso superano i dieci anni.

Sul versante dei capitali, la prima ondata ha mobilitato oltre 2 miliardi di euro da parte delle istituzioni pubbliche europee: il Fondo per l’Innovazione ha destinato 680 milioni a sei iniziative, gli Stati membri hanno autorizzato aiuti di Stato per oltre un miliardo a favore di sei progetti e la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ha attivato 660 milioni su otto interventi. Inoltre, circa venti impianti hanno compiuto passi decisivi verso la stipula di contratti commerciali di fornitura a lungo termine (offtake).

GLI ESEMPI SUL CAMPO: DAL GALLIO GRECO ALLE TERRE RARE DI LACQ

Il vicepresidente della Commissione ha richiamato tre casi concreti di autonomia industriale già visibili sui territori: in Finlandia è divenuto operativo il sito di Keliber per l’estrazione e raffinazione interna del litio (sostenuto con 150 milioni dalla Bei); in Francia, a Lacq, la società Carester sta costruendo un polo di riciclo magneti e separazione di terre rare pesanti (disprosio e terbio), comparto oggi quasi interamente dipendente dalla Cina, che a regime potrà coprire circa il 15% della produzione mondiale di tali ossidi; in Grecia la compagnia Metlen ha avviato l’estrazione del gallio, segnando un primato assoluto su scala europea.

La qualifica di progetto strategico, ha tuttavia avvertito Séjourné, resta vincolata al costante rispetto dei parametri di conformità: la Commissione condurrà verifiche periodiche e procederà alla revoca dello status per i progetti che dovessero fallire i requisiti, con le prime esclusioni ufficiali attese entro la fine dell’anno.

I TRAGUARDI AL 2030: OBIETTIVI DI ESTRAZIONE RAGGIUNGIBILI PER LITIO E TERRE RARE

Il cumulo dei progetti approvati tra il 2025 e il 2026 modifica la traiettoria dell’Unione verso i target vincolanti fissati dal CRMA per il 2030, che impongono di estrarre internamente almeno il 10% dei consumi europei, raffinarne il 40%, riciclarne il 25% e non dipendere per oltre il 65% da un singolo Paese fornitore per ciascun materiale critico. In base alle stime della Commissione, la pipeline attuale consente di traguardare integralmente l’obiettivo di estrazione al 2030 per litio, nichel, terre rare, magnesio e tungsteno.

Vengono inoltre messi a portata di mano gli obiettivi di raffinazione per litio e terre rare, nonché i target di riciclo per litio, cobalto e terre rare. Un avanzamento significativo rispetto allo scenario di un anno fa, quando, il 9 ottobre 2025, la Cina introdusse nuove restrizioni alle esportazioni di terre rare capaci di paralizzare l’automotive e l’eolico continentale; misure successivamente congelate nelle more dei negoziati commerciali, ma che hanno reso indifferibile la costruzione di capacità produttive autonome.

IL FUTURO CENTRO EUROPEO, GLI ACQUISTI COMUNI E L’INTESA SUL NICHEL

La prossima fase operativa prevede la trasformazione della task force della Commissione nel nuovo “Centro europeo delle materie prime critiche”, concepito come il braccio finanziario e strategico dell’Unione. La struttura opererà in raccordo con la BEI, i governi e i privati attraverso sovvenzioni, prestiti, garanzie e partecipazioni di equity, incarnando la “corporation” annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione. L’organismo gestirà l’aggregazione della domanda per condurre acquisti congiunti e coordinerà la costituzione di scorte strategiche comunitarie.

La proiezione internazionale della strategia europea include l’annuncio imminente di una nuova serie di progetti al di fuori dell’Ue: la prossima settimana Séjourné sarà in Nuova Caledonia per sottoscrivere un protocollo d’intesa incentrato sulla cooperazione per le forniture di nichel. Parallelamente, proseguono le ricerche finanziate dal programma Horizon Europe sui materiali di sostituzione sintetici, partendo dal principio che “la migliore materia prima è quella di cui non si ha bisogno”.

IL NODO DEI MERCATI: IL RISCHIO DELLA CONCORRENZA SLEALE E L’APPELLO A COMPRARE EUROPEO

La sfida principale per la sostenibilità dei progetti si sposta ora sul piano commerciale. Séjourné ha lanciato un allarme esplicito sulla sopravvivenza economica dei nuovi poli produttivi: “Possiamo finanziare una miniera. Possiamo accelerare un’autorizzazione. Possiamo costruire un’industria. Ma se nessuno acquista la sua produzione, chiuderà”. Il pericolo deriva dalla concorrenza sleale di produttori esteri che praticano politiche di ribasso artificiale dei prezzi (dumping) per soffocare i concorrenti emergenti sul nascere, spingendo le aziende manifatturiere continentali a continuare ad approvvigionarsi fuori dall’Ue.

Da qui il richiamo alla responsabilità per i consumatori industriali affinché acquistino quote crescenti di minerali estratti o riciclati in Europa o su filiere diversificate. L’esecutivo comunitario ha infine invitato Parlamento europeo e Consiglio ad accogliere gli emendamenti legislativi alla revisione del CRMA e dell’IAA per introdurre incentivi all’acquisto di materie prime europee, annunciando per la fine dell’anno la presentazione di un apposito strumento per la diversificazione delle forniture.

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