Fact checking e fake news

Troppi ritardi su Cnapi e gestione rifiuti nucleari in Italia

Girotto lancia l’allarme: “Dal 2001 al 2017 il programma di smantellamento è stato realizzato per un terzo delle attività, costando 3,6 miliardi di euro, cioè il 50% del budget”.

Sui ritardi nella gestione e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari in Italia “si registrano notevoli ritardi”, “un’enorme patata bollente ereditata a causa del lassismo dei governi del passato”. Il presidente della commissione Industria e commercio del Senato Gianni Girotto (M5s) non la tocca piano per ricordare tutta la questione legata allo smaltimento dei rifiuti nucleari italiani e alla Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il Deposito nazionale delle scorie nucleari e radioattive italiane.

GIROTTO: RITARDI SU MESSA IN SICUREZZA DEI RIFIUTI NUCLEARI

Purtroppo sulla gestione e la messa in sicurezza dei rifiuti nucleari in Italia si registrano notevoli ritardi, con aggravi sulle stime dei costi per queste operazioni. Su questo fronte, la politica non può continuare a fare melina come invece è stato fatto nella scorsa legislatura: la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto, per questo in Senato abbiamo iniziato una serie di audizioni all’interno di uno specifico affare assegnato per capire meglio tutte le criticità e e per trovare una soluzione a tutte le problematiche legate ai controlli e all’effettivo smantellamento delle centrali e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari”, ha ammesso Girotto che ha cominciato una serie di audizioni in commissione sul tema. “Inoltre anche il quadro normativo – ha proseguito Girotto – su questo fronte si presenta non sufficientemente preciso ed esaustivo. Le strutture di controllo non hanno, allo stato attuale, la dotazione organica idonea per fronteggiare con la massima competenza le emergenze connesse alle attività di decommissioning. In questa enorme patata bollente ereditata a causa del lassismo dei governi del passato, desta preoccupazione poi la questione relativa ai costi, le cui stime sono lievitate a 7,2 miliardi dai 6,8 previsti inizialmente”.

DAL 2001 AL 2017 IL PROGRAMMA DI SMANTELLAMENTO È STATO REALIZZATO PER UN TERZO DELLE ATTIVITÀ, COSTANDO 3,6 MILIARDI DI EURO

Girotto ha ricordato che dal 2001 al 2017 “il programma di smantellamento è stato realizzato per un terzo delle attività, costando 3,6 miliardi di euro, cioè il 50% del budget. A seguire – ha aggiunto – vanno inclusi gli 1,5 miliardi previsti per la realizzazione del deposito di scorie nucleari e il costo di esercizio annuale non ancora stimato. In generale, le inadempienze e i ritardi nell’applicazione della direttiva europea in materia sono molteplici. Per questo è urgente completare – cosa mai fatta e che ci ha posto pertanto in procedura d’infrazione europea – la definizione del Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, comprendente tutti i tipi di combustibile esaurito e di rifiuti radioattivi soggetti alla giurisdizione nazionale, ed è quanto mai necessario rendere funzionale l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin). Sono passaggi non più rimandabili: riguardo a una questione così delicata l’Italia si è adagiata e si è perso troppo tempo, lasciando al loro posto dei rischi per i cittadini che non vogliamo far più correre loro. E’ nostro dovere, pertanto, conoscere tutti i particolari possibili sull’argomento e rimetterlo al centro dell’agenda politica”, ha concluso Girotto. nucleare

ISIN: SU CNAPI INCOERENZA MINISTERO AMBIENTE-TECNICI ISPRA

Proprio sulla Cnapi il precedente governo ha lasciato la palla in mano all’esecutivo attuale. A fine luglio il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, in audizione in commissione Ambiente alla Camera aveva chiarito che il suo dicastero e quello dello Sviluppo economico erano in attesa di ricevere un aggiornamento sulla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito dei rifiuti radioattivi. Un “aggiornamento” che si attenda da Sogin, la società che si occupa dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. E che fra i suoi compiti ha appunto quello di localizzare, realizzare e gestire il parco tecnologico e il deposito nazionale. A chiarire ulteriormente lo stato dell’arte del deposito è intervenuto proprio in Commissione Industria del Senato il direttore dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), Maurizio Pernice: “Il procedimento, dal punto di vista della Cnapi per quanto riguarda l’Isin è definito. A marzo il ministero dell’Ambiente ha chiesto di valutare ulteriori aspetti. A questo punto c’è un elemento di non coerenza rispetto al ministero dell’Ambiente e dei tecnici. Perché il ministero sollecita una risposta che Ispra ha dato il 28 marzo ritenendo chiuso tutto il procedimento relativo alla verifica della Cnapi”.

ISIN: PER OK DECRETO VAS PROGRAMMA NAZIONALE MANCA PARERE MIBAC MA SERVE NORMA PER FACILITARE RACCOLTA INFORMAZIONI SU RIFIUTI NUCLEARI

Per quanto riguarda più in generale la gestione e la messa in sicurezza dei rifiuti nucleari sul territorio nazionale, Pernice ha ammesso che quelli radioattivi sono “sottoposti a un regime di controllo e di informazione inferiore rispetto a quelli urbani. Forse bisognerebbe prevedere un intervento normativo che faciliti la raccolta delle informazioni” ha spiegato il direttore di Isin suggerendo di inserirlo all’interno del ddl di recepimento delle direttive europee che comprende anche il pacchetto ambientale. Mentre sulla procedura d’infrazione europea aperta per i ritardi italiani al Programma nazionale di gestione dei rifiuti nucleare “tutt’ora manca il decreto finale di approvazione del parere Vas. In aprile 2018 il ministro dell’Ambiente aveva firmato il decreto e lo aveva inviato a Mibac per il parere. Poi è cambiato il Governo e il nuovo ministro dell’Ambiente ha rifirmato il decreto ed è di nuovo in attesa del parere del Mibac”.