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bolletta sociale

Perché la bolletta sociale di Avs è una bomba sui conti e sull’ambiente

Da Giuseppe Zollino a Luciano Capone su Il Foglio, numeri alla mano la misura costa tra i 5,6 e i 10 miliardi l’anno. Smontata la copertura, per gli esperti il bonus kilowattora cancella il segnale di prezzo e incentiva le fonti fossili.

La proposta di istituire una “bolletta sociale” per azzerare i costi energetici di base a milioni di famiglie italiane, lanciata da Alleanza Verdi e Sinistra durante l’assemblea romana “Decidiamo” di domenica scorsa, si è scontrata immediatamente con una dura bocciatura sul piano economico e ambientale.

A smontare l’iniziativa sono intervenuti due affondi tecnici: da una parte l’ingegnere Giuseppe Zollino, docente all’Università di Padova e responsabile Energia e Ambiente di Azione, che con un post sul social network X ha calcolato l’impatto della misura quantificandolo fino a 10 miliardi di euro l’anno; dall’altra Luciano Capone, che sulle colonne del quotidiano Il Foglio ha dimostrato come l’intervento non solo costi almeno 5,6 miliardi anche a voler essere conservativi, ma finisca per configurarsi come un colossale “Sussidio ambientalmente dannoso”, in palese contraddizione con la storia e le battaglie programmatiche degli stessi ecologisti.

LA RICETTA DI ANGELO BONELLI TRA BONUS KILOWATTORA E NOLO DELLE POMPE DI CALORE

A illustrare la proposta politica di Avs alla coalizione è stato Angelo Bonelli, deputato e co-portavoce di Europa Verde, partendo dall’assunto che l’energia debba essere trattata al pari dell’acqua: “Riscaldarsi non può essere un privilegio. In Italia 2,4 milioni di famiglie sono in povertà energetica e il costo dell’elettricità per le famiglie vulnerabili è aumentato del 37,3%”. Lo schema prevede due pilastri: una bolletta sociale per 8 milioni di famiglie con Isee fino a 30 mila euro e un piano di nolo sociale per le pompe di calore.

Il meccanismo tariffario, ha spiegato Bonelli, “non vuole interferire sulla formazione dei prezzi, ma introdurre un credito energetico progressivo” fino a un tetto di 2.000 kWh gratuiti all’anno, traducendosi in un beneficio massimo di circa 450 euro per un nucleo di tre o quattro persone. Accanto a questo, il progetto sul riscaldamento prevede che una società selezionata dal Gestore dei servizi energetici installi pompe di calore senza anticipi e con dieci anni di manutenzione inclusa: l’impianto sarebbe gratuito per chi ha un Isee entro i 15 mila euro, mentre comporterebbe un canone di circa 19 euro al mese per i redditi Isee fino a 30 mila euro, trasferendo la proprietà dell’apparecchio alla famiglia al termine del decennio.

LA DEMOLIZIONE ECONOMICA DI GIUSEPPE ZOLLINO: UN SALASSO DA DIECI MILIARDI ALL’ANNO

La sostenibilità contabile del piano è stata immediatamente contestata da Giuseppe Zollino. Il docente dell’Università di Padova e dirigente di Azione ha affidato a X un’analisi stringata e tagliente basata sui dati ufficiali: “Secondo INPS, i nuclei familiari con ISEE sotto i 30 mila Euro sono circa 11 milioni”. Entrando nel merito tariffario, Zollino aggiunge: “Il prezzo dell’energia elettrica per i clienti domestici vulnerabili, stabilito da @ARERA_it a partire dai prezzi di borsa, inclusi tutti gli oneri, è pari a 43,3 centesimi di €/kWh”.

Di conseguenza, rileva l’esperto, “con una semplicissima moltiplicazione, si può calcolare il costo di questa fantastica proposta di @europaverde_it. Il risultato è circa 10 miliardi di Euro/anno. Cosa volete che sia?”. La chiosa di Zollino evidenzia la distanza tra retorica e realtà economica: “L’energia per fortuna si può trattare in modo rigoroso, dal punto di vista tecnico ed economico. E le scelte possono e debbono discendere da conoscenze approfondite, calcoli e infine numeri. E come vi ho sempre detto, quando le chiacchiere incontrano i numeri, le chiacchiere sono sempre tutte morte!”.

LA STIMA CONSERVATIVA SU IL FOGLIO: IL NODO DELLE DSU E IL BUCO DI BILANCIO

Sulle pagine de Il Foglio, Luciano Capone ha condotto un’ulteriore verifica al ribasso che conferma la pesantezza finanziaria della misura pur escludendo le componenti parafiscali. “Usando un criterio conservativo, escludendo quindi dal computo della proposta di Bonelli la spesa per il trasporto e la gestione del contatore e le imposte (che resterebbero a carico dell’utente)”, argomenta Capone, “il costo per la materia prima energia è di circa 30 centesimi per kWh (27,64 centesimi per l’approvvigionamento dell’energia e 2,11 centesimi per la commercializzazione)”.

Ne deriva che il bonus di 2.000 kWh equivarebbe a “circa 600 euro l’anno per ogni famiglia che, a sua volta, moltiplicato per i 9,3 milioni di nuclei familiari con Isee inferiore a 30 mila euro fa circa 5,6 miliardi”. Una cifra che il giornalista definisce cautelativa, considerando che le Dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) sono già raddoppiate tra il 2016 e il 2025 passando da 6 a 11 milioni a causa dell’estensione delle prestazioni legate all’Isee, e aumenterebbero ancora dinanzi a un bonus da 600 euro. “Chi pagherà questi 5,5 miliardi di spesa energetica non è chiaro”, scrive Capone, “perché Bonelli non ha indicato le coperture specifiche”.

IL PARADOSSO AMBIENTALE: IL BONUS KILOWATTORA DISTRUGGE IL SEGNALE DI PREZZO

L’aspetto più critico evidenziato su Il Foglio riguarda però la sfera ecologica, terreno su cui la proposta entra in cortocircuito con i valori di Avs. “A essere preoccupati per una misura del genere dovrebbero essere in primo luogo gli elettori di Avs”, sottolinea il quotidiano, “non solo come contribuenti, ma soprattutto come militanti ambientalisti. Perché la ‘bolletta sociale’ – forse non se ne sono accorti – è in netta contraddizione con uno degli orientamenti ecologici fondamentali del tandem Fratoianni-Bonelli: l’abolizione dei Sussidi ambientalmente dannosi (Sad)”.

L’obiettivo di cancellare i Sad figurava infatti nel programma elettorale del 2022, nell’articolo 14 della proposta di “Legge quadro sul clima in Italia” del 2023 – che ne imponeva la riduzione di “almeno il 10 per cento annuo sino all’annullamento dei sussidi medesimi entro il 2030” – e nel programma per le europee del 2024. Eppure, la definizione del Catalogo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica include tra i Sad proprio le agevolazioni che incentivano consumi impattanti. È il caso dell’Iva al 10% sull’elettricità domestica (costo: 1,8 miliardi) e dell’esenzione dall’accisa per potenze fino a 3 kW e consumi fino a 150 kWh mensili (costo: 530 milioni): strumenti che, abbassando artificialmente i prezzi, stimolano la domanda di energia fossile e aumentano le emissioni climalteranti.

IL CONFRONTO CON IL GOVERNO E L’EFFETTO MOLTIPLICATORE SUI SUSSIDI ALLE FONTI FOSSILI

La contraddizione politica culmina nel confronto con le recenti riforme fiscali in materia di carburanti. Come fa notare Capone su Il Foglio, “l’altro aspetto surreale è che, dopo che il governo Meloni ha abolito il più costoso Sad esistente, ovvero la differente accisa tra benzina e gasolio (valore 2,5 miliardi), ora gli ecologisti di Avs si candidino a sostituirla al governo proponendo l’introduzione di un nuovo Sussidio ambientalmente dannoso che vale 5,5 miliardi”.

Una divergenza insanabile tra proclami e atti concreti che il quotidiano stigmatizza con una sferzata finale: “Bonelli e Fratoianni dicevano di volere progressivamente abolire i Sad, ora chiedono i voti per progressivamente raddoppiarli”.

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