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Perché la Libia è nel caos dopo le dimissioni del viceministro del Petrolio

Libia

La continua faziosità in tutta la Libia, non dà motivo di credere che si raggiugneranno accordi. Ciò significa che la produzione di petrolio della Libia sarà soggetta a improvvisi cali di offerta come lo è stato dal 2011

Le dimissioni del viceministro del petrolio libico, Refaat al-Abbar, la scorsa settimana minacciano di peggiorare ulteriormente la situazione nel già claudicante settore petrolifero libico. Con stretti legami con l’Esercito nazionale libico (LNA) con sede a Bengasi e con il governo di unità nazionale (GNU) con sede a Tripoli, al-Abbar, è considerato una figura fidata da entrambe le parti. Ed è anche visto dai potenziali investitori stranieri come una figura importante per una parvenza di stabilità nel paese in grado di attirare finanziamenti dall’estero.

QUANTO PRODUCE LA LIBIA

Allo stato attuale, la Libia sta producendo circa 1,2 milioni di barili al giorno di greggio, ma ha in programma di aumentarlo a 1,45 milioni di barili entro la fine di quest’anno, 1,6 milioni di barili entro due anni e 2,1 milioni di barili entro tre o quattro anni. A parità di altre condizioni, questi obiettivi potrebbero essere raggiunti: la Libia ha circa 48 miliardi di barili di riserve accertate di greggio, le più grandi in Africa. Prima della fine di Muammar Gheddafi, nel 2011, il paese era stato facilmente in grado di produrre circa 1,65 milioni di barili al giorno di greggio dolce e leggero di alta qualità, in particolare i greggi da esportazione Es Sider e Sharara che sono particolarmente richiesti nel Mediterraneo e nell’Europa nordoccidentale per la loro resa in benzina e distillato medio.

TRAIETTORIA IN AUMENTO

Inoltre, la produzione si è posizionata su una traiettoria di aumento, rispetto a circa 1,4 milioni di barili al giorno del 2000, sebbene al di sotto dei livelli di picco di oltre 3 milioni di barili al giorno raggiunti alla fine degli anni ’60. Noc aveva piani in atto prima del 2011 per implementare tecniche avanzate di recupero del petrolio (EOR) per aumentare la produzione di petrolio greggio nei giacimenti in via di maturazione. Pertanto, le previsioni della compagnia statale libica di aumentare la capacità di circa 775.000 b/g attraverso l’EOR nei giacimenti petroliferi esistenti sembravano fondate. La guerra civile del 2020 ha però bloccato tutto facendo precipitare la produzione addirittura a 70mila barili al giorno.

Secondo i dati della National Oil Corporation, il blocco del petrolio libico, dal 18 gennaio al 18 settembre, quando è arrivato l’accordo tra le parti in guerra civile. è costato al paese almeno 9,8 miliardi di dollari in entrate perse dagli idrocarburi.

SENSO DI CAOS

“Le dimissioni della scorsa settimana del vice ministro del petrolio al-Abbar non faranno che aumentare il senso di caos che circonda il settore petrolifero libico, con le conseguenze negative che ciò ha per garantire qualsiasi investimento significativo da fonti estere – si legge su Oilprice in un articolo a firma di Simon Watkins -. Secondo diverse fonti dell’industria petrolifera, la Libia ha avuto colloqui con diverse compagnie petrolifere internazionali per investire in Libia, con Abbar che ha avuto un ruolo importante” basato sullo slancio positivo generato poco più di un anno fa “quando, in un incontro tra il presidente della NOC Sanalla e l’amministratore delegato del gigante del petrolio e del gas, TotalEnergies, Patrick Pouyanne, l’azienda francese aveva accettato di continuare i suoi sforzi per aumentare la produzione di petrolio dai giganteschi giacimenti di Waha, Sharara, Mabruk e Al Jurf di almeno 175.000 barili al giorno”.

TotalEnergies aveva anche accettato di rendere prioritario lo sviluppo dei giacimenti petroliferi North Gialo e NC-98 in concessione Waha. Le concessioni Waha – in cui le compagnie petrolifere francesi hanno preso una quota di minoranza nel 2019 – hanno la capacità di produrre insieme almeno 350.000 b/g, secondo Noc.

PERICOLO DI INTERRUZIONI DI FORNITURA

“La continua faziosità in tutto il paese, non dà motivo di credere che si raggiugneranno accordi. Ciò significa che la produzione petrolifera della Libia sarà soggetta a improvvisi cali di offerta come lo è stato dal 2011, con blocchi improvvisi. Questi disaccordi in corso potrebbero quindi trasformarsi in una spirale, come spesso è accaduto, su vasta scala”, ha concluso Oilprice.

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