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Germania - Ue

Perché la tassa della Germania sul gas mette in crisi l’Unione europea

Secondo Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, la misura della Germania “pone delle sfide significative per il mercato del gas europeo ed ha implicazioni più ampie sulla sicurezza energetica, sulla competitività economica e sulla coerenza normativa dell’Unione europea”

La Germania ha imposto una tassa milionaria sulle esportazioni di gas naturale, una mossa che potrebbe complicare gli sforzi dei Paesi Ue per liberarsi dalla dipendenza dalla Russia. Per questo, secondo un gruppo di Paesi dell’Europa Centrale e Orientale, l’Unione europea dovrebbe opporsi alla decisione del governo tedesco.

Nell’agenda della prossima riunione dei ministri dell’Energia Ue, prevista a marzo, c’è un punto all’ordine del giorno dedicato proprio alla tassa tedesca: secondo Politico – che ha visionato il documento – Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria affermano che la misura “pone delle sfide significative per il mercato del gas europeo ed ha implicazioni più ampie sulla sicurezza energetica, sulla competitività economica e sulla coerenza normativa dell’Unione europea”.

LA GERMANIA COME HUB PER LE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE

La tassa è progettata per contribuire a finanziare un deficit nel bilancio tedesco di quasi 10 miliardi di euro, causato dagli ingenti acquisti di gas che Berlino ha effettuato per riempire gli stoccaggi nel più breve tempo possibile. Acquisti che risalgono al 2022, quando i prezzi erano alle stelle. La tassa negli ultimi due mesi è stata aumentata più volte, e oggi ammonta a 1,86 euro per megawattora. La Germania è un importante hub per le infrastrutture energetiche, poiché riesporta le forniture acquistate dall’estero verso Paesi Ue come Repubblica Ceca, Olanda e Austria.

I RISCHI PER IL MERCATO ENERGETICO EUROPEO

Come dicevamo, secondo alcuni Stati la mossa di Berlino minaccia di dividere il mercato energetico europeo, aumentando i costi per i consumatori e complicando i piani degli stessi Paesi Ue, che vogliono diversificare le fonti energetiche dalla Russia. La tassa, si legge nel documento della riunione dei ministri Ue, “favorisce le forniture di gas russo, il che contraddice gli obiettivi geopolitici e di sicurezza energetica dell’Unione europea”.

IL RUOLO DELLA GERMANIA NELLE FORNITURE DI GAS DEI PAESI UE

Il mese scorso la Commissione europea ha chiesto al regolatore energetico Ue di valutare l’impatto della tassa tedesca, denominata “Gasspeicherumlage” (supplemento per lo stoccaggio del gas). Secondo Aura Sabadus, esperta del mercato gas della società di intelligence sulle materie prime ICIS, la tassa, tra giugno 2022 e gennaio 2024, ha già portato a Berlino 987 milioni di euro. “I Paesi dell’Europa Centrale e Orientale – ha affermato Sabadus – sperano di portare il gas dall’Europa Occidentale attraverso la Germania per contribuire a diversificare dalla Russia ma, se la tassa resterà in vigore, tutti i discorsi sulla diversificazione dal gas russo sono privi di significato, perché oggi procurarsi il gas da altri Paesi è molto costoso”.

AUMENTA IL GAS CHE L’AUSTRIA IMPORTA DALLA RUSSIA

L’Austria – uno dei Paesi contrari alla tassa tedesca – all’inizio della guerra in Ucraina importava l’80% del suo gas dalla russa Gazprom, un volume che oggi è salito al 98%. Il ministro austriaco dell’Energia, Leonore Gewessler, sta chiedendo un’azione rapida per invertire la situazione: “la diversificazione delle nostre importazioni di gas procede troppo lentamente – ha spiegato il ministro a metà febbraio – e questo a dicembre è culminato in una nuova quota record di gas russo pari al 98%”.

I DATI SUI CONSUMI DI GAS

L’elevata quota di gas russo è dovuta in parte al rapido calo dei consumi di gas dell’Austria che, secondo i dati del Ministero dell’Energia, nel 2023 sono passati da 100 TWh a 75 TWh. Un’altra ragione sono i vincoli contrattuali: l’utility austriaca OMV si è impegnata a stipulare un accordo “take-or-pay” con Gazprom per un massimo di 60 TWh all’anno, quasi sufficienti a soddisfare l’intera domanda di gas di Vienna.

LE FORNITURE DI MOSCA E LE IMPORTAZIONI DALLA GERMANIA

Queste forniture, contrattualizzate nel 2018 e con scadenza al 2040, probabilmente hanno un prezzo più conveniente rispetto alla vicina Germania, che deve affidarsi ai mercati globali per garantire le spedizioni di GNL. “Gazprom spedisce il gas, OMV deve prenderlo”, ha affermato Christoph Dolna-Gruber, esperto dell’Agenzia austriaca per l’energia.

Vi sono anche delle alternative, che però risultano più costose. Secondo Gewessler “c’è abbastanza gas naturale non russo, ma le compagnie energetiche non lo acquistano”. Nel frattempo, le importazioni da Paesi diversi dalla Russia in genere sono più costose. “Le importazioni attraverso la Germania sono soggette ad una tassa sullo stoccaggio pari a 1,86 euro/MWh”, ha sottolineato Dolna-Gruber.

UNA TASSA SULL’EXPORT DI GAS ANCHE IN ITALIA?

Anche l’Italia oggi resta ancora molto dipendente dall’estero per quanto riguarda le forniture energetiche: secondo l’ultimo report di Terna, lo scorso anno il nostro Paese ha richiesto poco più di 306 Terawattora, di cui circa 142 TWh da fonti non rinnovabili, 112,7 TWh da energia rinnovabile e i restanti 51,3 TWh importati dall’estero. La percentuale dell’energia che abbiamo importato da produttori di altri Paesi è del 16,7%; nel 2022 era del 13,6% e nel 2021 ancora meno, del 13,4%. Inoltre, secondo Dolna-Gruber, “l’Italia prevede di imporre una tariffa di 2,19 euro/MWh per le esportazioni di gas a partire dal 1° aprile 2024”.

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