Sostenibilità

L’Arabia Saudita scuote il mercato petrolifero

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Il paese del Golfo ha proposto un taglio da un milione di barili per bilanciare il mercato. Scettica la Russia

Mercato del petrolio ancora in subbuglio dopo le sanzioni statunitensi all’Iran e il crollo della produzione in Venezuela. Questa volta è l’Arabia Saudita, uno dei principali paesi in seno all’Opec, a rilanciare la proposta di un taglio di un milione di barili al giorno da parte di tutti i paesi produttori per bilanciare nuovamente il mercato.

DALL’OPEC+ NESSUN SEGNALE DI CAMBIAMENTO

OpecTutto trae origine dall’aumento mirato di produzione da parte dell’Arabia Saudita di 1 milione di barili al giorno verificatosi dopo la pressione esercitata dal presidente americano Donald Trump, che aveva chiesto all’Opec di contribuire a compensare la perdita delle esportazioni iraniane. Malgrado però l’Arabia Saudita si sia impegnata ad aumentare la produzione, l’amministrazione Trump ha concesso deroghe ai grandi clienti di greggio iraniano come l’India e la Cina, creando preoccupazioni contrarie per eccesso di offerta. Malgrado i segnali di sovrabbondanza di greggio soprattutto negli Stati Uniti, il ministro saudita dell’Energia Khalid al Falih, ha ammesso che è troppo presto per parlare di tagli di produzione coordinati all’interno dell’Opec+. E le controparti della Russia e degli Emirati Arabi Uniti hanno fatto eco a questa presa di posizione. Mentre l’Oman, uno dei membri più piccoli del gruppo, ha già detto che sosterrà il taglio fino a 1 milione di barili al giorno.

L’ARABIA SAUDITA GIÀ PRONTA A TAGLIARE MEZZO MILIONI DI BARILI DI GREGGIO A DICEMBRE

Il prezzo del greggio è subito salito del 2% dopo la proposta saudita malgrado la Russia abbia frenato all’idea, mettendo di fatto contro due dei principali produttori mondiali. Il greggio Brent si aggira attorno ai 71 dollari al barile attualmente dopo aver toccato gli 86 dollari al barile all’inizio di ottobre, il massimo dopo 4 anni. Ma per Riad la mossa del taglio di un milione di barili rispetto ai livelli di ottobre è fondamentale, tanto da aver già annunciato una riduzione dell’export a partire dal mese prossimo, considerato anche che l’Opec e i suoi alleati riuniti nell’Opec+ nell’incontro di domenica non hanno prodotto alcuna decisione rilevante di cambiamento delle politiche di approvvigionamento, concludendo anzi solo con una generica necessità di valutare “nuove strategie” in relazione alle prospettive di un taglio più ampio e coordinato nel 2019. I sauditi esporteranno quindi, tanto per cominciare, 500.000 barili in meno a dicembre rispetto a questo mese, prendendo di fatto in mano le redini del cartello petrolifero per contrastare il crollo dei prezzi che colpisce le finanze dei membri del gruppo e delle compagnie energetiche.

LA RUSSIA CAUTA SUL TAGLIO DELLA PRODUZIONE PETROLIFERA

La Russia dal canto suo ha però chiesto ai paesi Opec di non fare cambiamenti affrettati per non incappare nel rischio di incrementare la volatilità dei mercati petroliferi. L’invito è stato lanciato dal ministro dell’Energia, Alexander Novak: “C’è molta volatilità sul mercato che potrebbe rimanere a lungo. Quindi non dobbiamo prendere decisioni affrettate dobbiamo guardare la situazione con molta attenzione per vedere come si svilupperà in modo da non cambiare la nostra azione di 180 gradi ogni mese”. Poi ancora: “Non vorrei concentrarmi esclusivamente sui tagli di produzione – ha detto il ministro Novak a Bloomberg -. Il dilemma ultimo non è tagliare o non tagliare. Penso che dovremmo aspettare e vedere come si evolve il mercato perché il nostro obiettivo finale è la stabilità del mercato stesso”. Alcune fonti vicine a Mosca hanno però riferito al Financial Times la scorsa settimana che le compagnie petrolifere del paese puntano addirittura ad aumentare la produzione di 300.000 barili al giorno.

L’ARABIA SAUDITA NON STA PENSANDO DI CANCELLARE L’OPEC

Nel frattempo il ministro del Petrolio saudita al Falih ha smentito all’emittente Usa Cnbc la voce secondo cui l’Arabia Saudita avrebbe intenzione di cancellare l’Opec. Una voce trapelata la settimana scorsa e basata sul fatto che un gruppo di esperti finanziato dal governo di Riad stava studiando il possibile impatto sui mercati di una disgregazione dell’Opec. “Non stiamo affatto considerando di eliminare l’Opec – ha detto al-Falih al vertice del Petrolio dell’Adipec a Abu Dhabi -. Il motivo per cui li chiamano think tank è perché vogliono pensare fuori dagli schemi”, ha aggiunto.

IN ITALIA IMPORT DI PETROLIO IN CALO NEI PRIMI 9 MESI DEL 2018: DALL’IRAN -12,4%, AZERBAIGIAN SEMPRE PRIMO FORNITORE

LibiaIntanto in Italia nei primi nove mesi, le importazioni di petrolio sono ammontate a 46,6 milioni di tonnellate, in calo del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2017, stando ai dati diffusi da Unione Petrolifera (Up). Nei primi nove mesi dell’anno le importazioni di greggio provenienti dal Medio Oriente si sono attestate a 18,008 milioni di tonnellate, con un calo del 9,7% dovuto soprattutto alla flessione delle importazioni provenienti dall’Iran (5,595 milioni di tonnellate, -12,4%). A settembre i volumi provenienti da Teheran si sono quasi dimezzati raggiungendo le 361.400 tonnellate rispetto ad agosto (819.100 tonnellate). Le importazioni di petrolio dall’Africa si attestano a 11,272 milioni (+27,5%) mentre quelle dell’America si fermano a 1,999 milioni (-2,3%). Quelle dall’Europa si attestano a 1,077 milioni (-23,4%). Quelle provenienti dai paesi dell’ex Urss a 14,198 mln di tonnellate (-17,4%) soprattutto a causa del calo registrato con l’Azerbaigian (8,264 mln di tonnellate, -9,9%) che però si conferma il primo paese fornitore dell’Italia.